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Eliseo n

A:

Ignazio Marino, Sindaco di Roma

Nicola Zingaretti, Presidente Regione Lazio

Commissione Cultura, Camera dei Deputati

Assessore alla Cultura Regione Lazio, Lidia Ravera

Luigi Nieri, Vicesindaco di Roma

Giovanna Marinelli, Assessore alla Cultura Comune di Roma

Eugenio Patanè, Presidente Commissione Cultura Regione Lazio

Il Teatro Eliseo di Roma, 114 anni di storia gloriosa, pilastro della Cultura non solo di Roma ma dell’intero Paese, rischia lo sfratto per interessi privati, se entro il 20 Novembre non verrà trovata una soluzione che garantisca la continuità. Ciò che lo sta uccidendo sono l’indifferenza della proprietà immobiliare e il silenzio delle istituzioni.

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Il Teatro Eliseo, come molte istituzioni culturali del Paese e in particolare della città di Roma, è stato travolto dalla crisi a partire dal 2012: il taglio dei contributi dello Stato che hanno caratterizzato gli anni dal 2009 in poi, il calo vertiginoso delle sponsorizzazioni, il calo dei ricavi da…

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Teatro di Taormina

Tarpea, la donna “non propriamente onesta” con il computer, che aveva “casualmente” trovato tutte le informazioni che servivano al gruppo era in Sicilia, a Messina. Che ci faceva a Messina? La turista,  quando Omega non chiamava per controllare che facesse il suo lavoro. Il lavoro in questione le imponeva di cercare Taormina, comunque in provincia di Messina, dove, secondo le informazioni su cui secondo le immagini decorative del piedistallo della corona ferrea rubata si trovava il panno con cui era stato dato l’aceto a Gesù. Lei la storia se l’era dimenticata da tempo (non era tipo da interessarsi a queste cose), ma Omega l’aveva costretta a ascoltare tutta la storia, sapendo del potere dell’oggetto. Potere comunque teorico: nulla impediva che alcuni di questi oggetti fossero solo complementari, ovvero senza poteri, utili solo a completare la serie. Ma se pensava di prendersela comoda per questo, Gladiatrex l’aveva delusa subito con le testuali parole “Può essere complementare, supplementare o anche elementare per quel ce c’interessa: non possiamo permettere che cadano nelle mani sbagliate”.

—Perché dovrei dirglielo? Compri una delle mie mappe!— disse perentorio il negoziante al quale Tarpea aveva chiesto indicazioni. «Proprio ora mi si doveva scaricare la chiavetta Internet?» pensò Tarpea mentre pagava la cartina. Il commerciante cominciò a contare i soldi, mentre Tarpea si diresse altrova. Dopo poco si sentì:—Aargh… un’ortica!— mentre Tarpea, a distanza di sicurezza, se la rideva: «Così impari, avidaccio!». poco dopo sentì il telefono. —Pronto?— —Piantala di fare sciocchezze e muoviti!— ordinò una voce a lei ben nota dall’altra parte della linea. —Emh… Sì, Omega!— rispose Tarpea pensando:«A volte ho l’impressione che mi abbia messo una spia alle spalle!».

CLAMORE IN TEATRO

In passato nel Teatro c’erano grandi spettacoli, come le Tragedie Greche, ispirate ai miti e più raramente alla storia dell’antica Grecia. Ora si sente di giorno le chiacchiere dei passanti e dei turisti, al massimo le parole delle guide, e la notte solo il dolce respiro notturno… di solito.
Questa notte, però, il silenzio è interrotto. Qualcuno sta entrando, guardingo, come se cercasse qualcosa. E qualcosa cerca…
Avanza verso il centro, avanza, avanza, quando…
—Feeeerrrmooo— disse Tarpea, nascosta.
—Chi è?— chiese il qualcuno, con voce femminile
—La guardia fantasma… arrenditi— insistette Tarpea, molto più buffona di Gladiatrex.
—Di’ chi sei sul serio, o lo scoprirò da sola— disse la donna avvicinandosi ad un muro e poi … tirò fuori Tarpea, come se sapesse perfettamente dov’era!
—Ma come…— borbottò Tarpea, sorpresa —Chi sei?— fu la risposta della donna —Ehm…— disse Tarpea, ancora mezza stordita —se ti dico che sono una turista in vena di scherzi tu non mi credi, giusto?—

—Ah— commentò la ragazza —sei patetica… come mio padre, quando mi convinse a lavorare in una centrale nucleare in Francia…— Tarpea iniziò ad ascoltare: in base alle recenti avventure dei suoi amici, iniziava a capire cosa stava succedendo. —C’è stato un problema, nulla di grave, ma alcune radiazioni mi hanno colpito, entrando nella ferita che avevo sull’occhio— Mentre rabbrividiva a pensarci, l’informatica dell’Arma It notò la cicatrice sull’occhio dell’avversaria —Mi hanno licenziata e buttato per strada, il mondo mi ha rifiutata come fossi un’appestata… MA ORA IO, NUCLÈAIRE FEMME MI VENDICHERÒ!—

«Ma cos’è, una mania? Perché ci becchiamo sempre i rifiutati arrabbiati ultrapotenti?» pensò Tarpea, evitando un laser lanciato dall’occhio dell’avversaria.
—SEI FINITA— urlò Nuclèaire Femme mentre l’occhi le si illuminava, pronto per un altro attacco. Ma Tarpea mentre l’avversaria parlava aveva attivato il suo potere; se l’avesse tenuto perennemente attivo, avrebbe evitato molti problemi: avrebbe saputo in anticipo dove andare per Taormina, avrebbe capito di non poter fuggire dall’avversaria, avrebbe potuto sviluppare un piano migliore… ma per attivarlo doveva concentrarsi, e per questa preferiva attivarlo solo in caso di necessità. Questa volta, il suo potere le indicò dove buttarsi, e mai schivata fu più efficiente: Tarpea trovò un lembo di tessuto, rimasto invisibile per secoli, come se avesse aspettato solo quel momento. Lo tirò, e ebbe in mano uno straccio, sul quale c’era ancora una chiazza odorante di aceto…

L’occhio di Nuclèaire Femme si spense, mentre lei urlava:—DAMMI QUELLO STRACCIO!—
—No— rispose Tarpea —mi piace così tanto… penso che sarà un ottimo sottobicchiere—
La sua nemica non sembrava molto contenta del suo umorismo ma non osava reagire, e si limitò a dire:—Maledetta! Ma la pagherai prima o poi— per poi sparire nella notte.
Tarpea, sotto l’alba, pensò che quella del sottobicchiere era una buona idea, in assenza di nascondigli migliori tornò all’albergo «Ora, Omega permettendo, forse potrò un po’ riposarmi e, magari, fare un po’ la turista che un po’ di svago me lo sono meritato.»

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«Ah, la Sardegna» pensò Littero Liberis «La seconda isola più grande del mediterraneo; mari cristallini, coste stupende, entroterra meraviglioso… è un peccato non essere qui per turismo, ma per lavoro».

Nuraghe Succurronis

Le immagini sul famoso basamento erano chiare in questo caso: la Corona di Spine, l’oggetto che i soldati romani posero sul capo di Gesù Cristo per deriderlo, si trovava in un Nuraghe, le misteriose costruzioni che costellano l’isola; e non in un Nuraghe qualunque: sulla raffigurazione c’era scritto “Succurronis”, e il Nuraghe Succurronis si trova a Macomer.

In passato questa città era molto importante per via della sua posizione, in una zona obbligatoria per il passaggio dal nord al sud dell’isola. Il Nuraghe Succurronis è solo una delle tante testimonianze di abitanti nell’antichità.

—Ciao biondino, qual buon vento ti porta da me?— disse la ragazza con voce sensuale.
—Vede, signorina— rispose Littero —Avrei bisogno urgente di andare a Macomer—
—Perché a Macomer, occhi azzurri: qui potrei mostrarti qualcosa di più interessante— rispose la ragazza, carezzandogli la faccia.
—Ne sono sicuro— disse Littero, cominciando a pensare di non avere poi così tanta fretta —ma devo andarci per lavoro: sono un archeologo, e sono stato incaricato di studiare il Nuraghe Succurronis velocemente— in fondo era la verità: non era necessario aggiungere che lo studio in questione riguardava un oggetto probabilmente dotato di poteri da difendere da un’organizzazione malvagia.
—Come è eccitante. Peccato, comunque. Be’, devi andare da quella parte. Magari, una volta finito, puoi venirmi a trovare: questo è il mio indirizzo. Il mio nome è Bella—. Littero prese il foglietto e salutò, pensando che il suo lavoro in fondo presentava dei risvolti piacevoli.

DUELLO DAVANTI AL NURAGHE
Si guardò intorno. C’erano solo l’erba e i sassi: nessun pericolo di essere scoperto, quindi. S’avvicinò al Nuraghe e… —Aspetta, non avere fretta: c’è il carcere che t’aspetta!— disse Littero, smettendo di essere invisibile.
—E tu chi saresti?— rispose la figura, rivelandosi un uomo.
—Non hai sentito la pessima rima che ti ho fatto? Sono quello che ti sbatterà in carcere.— rispose Littero beffardo.
—Sentimi bene, chiunque tu sia— rispose il tipo —se volevi rogne le hai trovate.— Littero mancò per un poco un manganello. —Ah, sei un poliziotto— disse, un po’ imbarazzato —non me n’ero accort…— ma qui si fermò, vedendo il teschio sulla bandiera italiana disegnata sulla divisa del “poliziotto”, che rise.
—Ero un poliziotto— disse l’avversario —ma un giorno il mio manganello fui colpito da un fulmine. Sopravvissi, ma il mio volto rimase deturpato.— qui il suo volto venne illuminato dalla luna, e Littero notò che era coperto da una maschera di cuoio —A causa di questo aspetto iniziai ad essere evitato. Quindi la gente cominciò a considerarmi un portasfortuna, venni licenziato e mandato via da tutti— Littero, anche lui emarginato, non poté fare a meno di sentirsi vicino a lui. —Ma ora— continuò l’ex poliziotto —questa società di pregiudizi la pagherà! FULMINE BLU AVRÀ LA SUA VENDETTA!— Sul suo manganello apparvero delle punte pericolose, e attaccò Littero.Littero, per scappare, si trasformò in falco. Ma Fulmine Blu era veramente velocissimo e agilissimo: fece un salto incredibile verso il nostro eroe, riuscendo a sfiorarlo con una della punte. Littero crollò a Terra sanguinante, e diventò invisibile. Fulmine Blu si fermò e sembrò concentrarsi; Littero ebbe una sgradevole sensazione:«vuoi vedere che questo c’ha un radar incorporato o un sesto senso come quello di Tarpea?» Fece appena in tempo a pensarlo: Fulmine Blu fece partire un colpo contro di lui e mancò poco che lo uccidesse. Littero nell’evitare l’avversario inciampò e cadde a terra, senza altre idee. —Altro da dire, mister?— Littero non parlò: stava ancora cercando di pensare a come cavarsela (cosa difficile quando si è ad un passo dalla morte). —MUORI!!!— urlò Fumine Blu, e fece partire un altro colpo con il suo manganello potenziato. Ma in quel momento, Littero trovò un’idea disperata: si trasformò in talpa, e velocissimo scavò una buca nel terreno. —COSA?!—. Prima che l’avversario si riprendesse, Littero si trasformò in lupo, uscendo all’improvviso dalla terra sotto Fulmine Blu; lo fece così cadere e li mise una zampa addosso, con le zanne vicine alla gola. —Va bene, hai vinto— sussurrò l’avversario —ma hai vinto solo una battaglia… la guerra la vinceremo noi!—. Quindi toccò l’orologio e scomparve.—Ciao, bello.— disse Bella in tono rassegnato mentre veniva portata via dalla polizia per spaccio di droga —Temo che non potremo vederci per un po’—. «Che fortuna» pensò Littero sarcastico.

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