—Quindi non riproverete a fuggire?—
—No, Tommaso. Aron già non mi sembrava d’accordo, pur non avendomi detto nulla, e dopo quello che è successo… Dovrò pensare ad altro.—
Tommaso annuì. Era rimasto scosso come tutti dal suicidio di Dracone, e non riusciva a capacitarsi di come non potesse sostenere il suo compagno come diceva la legge, lui che sembrava avere le norme al posto del cuore. Era la prima volta che doveva mettere in dubbio le sue certezze, e questo lo sconvolgeva più di quanto avrebbe fatto con chiunque altro.
—Piuttosto— continuò Regina sorridendo —quando torna tuo zio Archimede? Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo.— Di quest’uomo Regina sapeva solo il nome datogli dopo la fusione dimensionale e la sua importanza nella progettazione dei principali palazzi di Novuno.
—Non so— rispose il diciottenne alla sua coetanea —è andato fuori città; non so il perché in realtà—
Regina si lasciò andare sulla panchina, e sapendo come le leggi di Novuno imponessero più di n giudice nei casi giudiziari chiese:—Chi si occuperà del nostro caso?—
—Pare si stia discutendo una legge in parlamento su cosa fare in caso di morte di giudice— rispose Tommaso —o meglio, si sta aspettando di vedere cosa ne dirà Cicerone—.
—Cicerone?—
—È di fatto il capo del parlamento: quando parla, nessuno riesce a contraddirlo. È un oratore eccezionale.—
—Oh— fu la reazione della ragazza, sorpresa nello scoprire come certa gente riesca ad imporsi.
I due giovani tacquero per un po’, poi Tommaso chiese:—Ti va un gelato?—

Entriamo a Cediloco, sede del parlamento di Novuno, dove secondo la leggenda caddero tre fulmini interpretati come segno per la fondazione della città. Il più abile nell’oratoria tra i parlamentari, come già detto, si chiamava Cicerone. Fu lui a redigere la costituzione di Novuno, ma di fatto ormai era lui a decidere le leggi). Cicerone era tanto sicuro di ciò in cui credeva da non ascoltare le opinioni altrui: quello che diceva lui era giusto.
Ma ora si trovava davanti ad un problema: lui aveva stilato la legge per cui i giudici non dovevano interferire in nessun modo, per evitare che un giudice fosse costretto ad ostacolarne un altro per minacce, e molti quella mattina gli avevano rinfacciato la colpa del suicidio di Dracone, scisso tra il rispetto di tale legge e quello per le leggi contro gli abusi di potere, e ora stavano usando la faccenda contro di lui; cercò in tutti i modi di dirigere l’attenzione sulla rigidità del giudice, ma inutilmente. Cicerone alla fine, punto sul vivo, prese una decisione:—Visto che non mi volete più ascoltare come un tempo, vi dimostrerò che la morte di Dracone non ha nulla a che vedere con quella legge. Vedrete chi è Cicerone.—

FOLLE AGITAZIONE
—Non credo sia una buona idea— ripeté Tommaso per la centesima volta
—Ne abbiamo già discusso: è la cosa migliore da fare— rispose Regina
—Regina, neanche tuo fratello mi sembra d’accordo, anche se non vuole contraddirti—
—So io cosa è meglio per lui, meglio di lui—
Tommaso tacque: non si sentiva in vena di discutere. Come già detto, vedere i suoi errori, essere costretto a vedere le sue certezze eccessive, lo aveva stravolto: non aveva mai dubitato così di sé stesso dalla morte dei genitori. La parte peggiore però era questa: rendendosi conto del suo errore verso Dracone, si sentiva simile al giudici che stava perseguitando Aron per una sciocchezza.
Mentre lui pensava a questo, Regina rifletteva su come eseguire il suo piano e Aron si chiedeva se e come dire alla sorella cosa ne pensava, entrò Cicerone.
—Onorevole Cicerone, cosa vuole?— chiese Tommaso.
—Voglio scoprire cosa ha portato al suicidio di Dracone—
Tommaso era un po’ confuso, ma conoscendo il carattere del parlamentare cominciò a temere cosa stesse succedendo. Comunque, rispose: —La legge che impedisce a un giudice di opporsi ad un altro giudice lo ha scisso tra il rispetto per essa e …— ma venne interrotto.
—Impossibile— Interruppe Cicerone —La legge che obbliga i giudici di sostenersi anche nell’errore avrebbe dovuto essere sbagliata in questo caso, ma era stata ideata da me, e io non faccio errori.—
—Cosa?— esclamò Regina, che non conosceva il parlamentare.
—Cosa è successo?— chiese Cicerone con la fronte aggrottata. —L’abbiamo già detto— rispose Tommaso, cominciando a temere il peggio. Cicerone sbarrò gli occhi:—Cosa avete fatto?-
—Lo hanno visto tutti— rispose Regina, sempre più spaventata. Gli occhi di Cicerone si fecero tremendi, ancora più di quelli di Dracone. Si buttò contro i ragazzi urlando le stesse domande. I ragazzi si spostarono per evitare lo scontro, ma il parlamentare, ormai impazzito, non mollava, e assunse una faccia terribile e pallida mentre continuava a ripetere le stesse due domande, con un tono sempre più furioso e un volto sempre più spaventoso; iniziò praticamente ad aggredirli fisicamente dalla furia, sempre facendo queste domande, ma era rallentato dal grasso. Ma all’improvviso, iniziò a mugugnare e a fare versi strani.
—Cosa succede?— chiese Aron- Il parlamentare cercò di saltargli addosso, ma Regina d’istinto si pose tra lui e il fratello, e Cicerone si aggrappò alle sue vesti. Tommaso subito lo staccò tirando indietro Regina. Cicerone non li seguì, ma rantolò sul pavimento per un po’, quindi crollò a terra.
All’ospedale, lo dichiararono morto per infarto.

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