Decine di universi esistono, ognuno con le sue leggi. Alcuni universi nascono da altri, e vengono detti paralleli, in quanto la storia su di essi è la stessa fino ad un punto, chiamato “punto di rottura”, dove le rispettive linee temporali divergono verso destini diversi. Negli universi paralleli al nostro le leggi della natura funzionano grazie all’equilibrio tra le dimensioni del tempo e dello spazio; se questo equilibrio venisse rotto, ne seguirebbero cataclismi inimmaginabili, dopo i quali ‘universo tornerebbe a funzionare con leggi diverse: tale rottura è chiamata “Fusione”, in quanto le tre dimensioni spaziali e la dimensione temporale diventano una sola. Con la Fusione, molti muoiono, molti scompaiono nei meandri della fantasia e molti altri diventano puro ricordo. Ma non tutti fanno questa fine, e gente e creature prima solo immaginate o rimaste nei ricordi prendono vita. La nostra storia inizia in uno di questi universi, nella città di Novuno.

UN FELICE INCONTRO
Regina guardò l’immenso palazzo di giustizia di Novuno; lo chiamavano Montardesia perché, secondo la leggenda, era stato fondato dove era crollata una montagna composta quasi esclusivamente di Ardesia, in parte usata per le decorazioni. Ma non era lì per turismo: doveva ritrovare suo fratello. Entrò: le avevano detto di cercare il giudice Dracone.

Nonostante non avesse una grande descrizione, lo trovò subito: nessun uomo aveva un’espressione così dura e senza emozioni. «Non vorrei ritrovarmelo in processo» pensò. Lui la vide, e lei tremò: il solo sguardo del giudice congelava il sangue. —Emh— borbottò —mi chiamo Regina e…—
—È la sorella del ragazzino sotto processo, vero? Si chiama Aron, se non erro— Regina riconobbe il nome del fratello, ma poté solo annuire da quanto era intimorita da quello sguardo.
—Ho disposto per quel ragazzo gli arresti domiciliari presso il signor Archimede. Questo è l’indirizzo.— e le consegnò un biglietto. Regina fu così entusiasta da dimenticare il timore. Salutò e corse subito da questo Archimede.

Regina giunse ad una casa bianca. Bussò, e aprì un ragazzo all’incirca della sua età:—Salve signorina. Cosa cerca?—.
—È questa la casa di Archimede?— chiese Regina.
Dall’interno, uscì un ragazzino che subito corse verso Regina, abbracciandola felice:—SORELLONA!—. Regina sorrise e abbracciò a sua volta il fratellino:—Dev’essere un sì—
—Oh, quindi tu sei la famosa Regina— commentò il ragazzo.
—Sì, e tu? Mi sembri troppo giovane per essere Archimede—
—Archimede è mio zio: abito con lui, ma al momento on è in casa. Mi chiamo Tommaso.—

Tommaso invitò i ragazzi a sedersi e a raccontargli cos’era successo: Aron non ne aveva voluto parlare senza la sorella. La storia era al limite dell’assurdo: Aron e un amico più piccolo stavano giocando a Camogna, un paese di montagna dipendente da Novuno, quando un giudice novunese, passato di là per incontrare un imputato, attraversò la strada, ansioso di andarsene da quegli “incivili” come li chiamava lui. Andava così veloce da non accorgersi dell’amico di Aron, che sarebbe finito sotto le ruote della macchina se Aron non avesse reagito; i sopravvissuti alla Fusione e i loro discendenti, chiamati Quadridimensionali, avevano infatti un’abilità di combattimento istintiva, sufficiente per permettere ad Aron di deviare la macchina con un calcio potente. Nel farlo, la macchina si schiantò contro un palo, e il giudice se la prese con il ragazzino: a nulla valsero le scuse, Aron venne portato a Novuno.
—Non capisco perché nessun giudice si sia opposto: è un’ingiustizia bell’e buona!—
Tommaso rispose:—C’è una legge a Novuno: un giudice non può interferire con le azioni di un altro giudice, anche se si tratta di azioni ingiuste—.
Regina rimase a bocca aperta, e chiese:—Allora… Perché Dracone ha potuto optare per i domiciliari?—
—È una soluzione temporanea— risposeTommaso, che conosceva la storia—Ieri sera, Aron cercò di fuggire da Montardesia, ma fu fermato dalle guardie, guidate da Dracone— qui Tommaso tremò —voleva sbattere Aron in carcere, ma mio zio lo ha convinto a lasciarlo da noi in attesa della decisione finale.—
Seguì un attimo di silenzio. Regina chiese:—È possibile chiedere a Dracone un qualche aiuto? Mi sembra di capire da questa storia che è lui il giudice principale. Se tuo zio lo ha convinto, forse…— —Figurati— rispose Tommaso —Quello non sa fare altro che condannare chiunque li capiti a tiro. Ha proposto ergastoli per gente che era solo passata con la X— (la X è il corrispondente novunese del rosso dei nostri semafori) —No fidati: non avrai aiuto da lui.—
—Sicuro?— chiese Regina.
—Certo: io non sbaglio mai. Se dico che una persona è così, è così—
Regina si asciò andare sulla poltrona, guardando il soffitto. —Allora dovremo fuggire, io e mio fratello—

DUELLO TRA I DENTI DELLA GIUSTIZIA
Montardesia è un enorme palazzo pieno di uffici, sovrastato dalla Bilancia della Giustizia. E sotto il segno della bilancia sembra essere nato (ma nessuno lo sa per certo) il giudice Dracone, il più severo e temuto dei giudici, il cui sguardo, come si dice, è di per se un’arma letale. Non ha mai avuto dubbi: la sua ossessione per il suo lavoro è tale da non avere altri pensieri, e quindi ogni dubbio lo risolve nella legge stessa. Ma stavolta, qualcosa di diverso è accaduto: non è d’accordo con la condanna di Aron, per questo ha accettato la richiesta dello scienziato Archimede, ma non può opporsi alla decisione di un suo collega senza andare contro la legge, alla quale ha dedicato la sua vita. Pensava: «Cosa sono questi dubbi? Io sono il servitore della legge, da quel giorno non ho avuto altro pensiero!» Si alzò battendo la mano sul tavolo e stringendo il pugno, solo per tornare a tormentarsi:«Ma il mio collega sta commettendo un abuso, sebbene non possa oppormi: posso stare qui a guardare? Non ci riesco.» si rimise a sedere sulla poltrona e riflettè:«Ma la legge è chiara: non posso interferire! E allora? Diranno: “Perlomeno non è venuto meno al suo dovere di giudice”. Ma non mi sembra giusto. Dovrei oppormi? Diranno “Perlomeno ha sostenuto una giusta causa”. Ma posso rinnegare ciò a cui mi sono votato? Mio signore Iddio, risolvi questo dubbio, tu che sai far risorgere i morti e liberare i posseduti!».

Mentre pensava, guardò la finestre, vedendo tre figure in nero, di cui una più piccola, che correvano verso il sentiero che passava dietro il palazzo. Il giudice di ferro comprese cosa stava accadendo, e mise da parte i suoi dubbi: il ragazzo e sua sorella avrebbero rispettato la legge, altrimenti… —E che Dio perdoni loro. e anche me—.

Tommaso mostrò ai due fuggiaschi il sentiero nascosto: —Porta solo fuori dalla città, dove i nostri giudici non potranno farvi nulla— spiegò. Guardò Regina e chiese:—Sei sicura?— —Sì— rispose la coetanea —Passando dietro il palazzo li prenderemo di sorpresa: non se l’aspettano di sicuro.— quindi guardò il ragazzo e disse:—Grazie, Tommaso. Spero di rivederti un giorno—

Il sentiero passava su una parete di roccia vicino a Montardesia, circoscritto da alcune rocce piuttosto grandi, chiamati “Denti della Giustizia” perché proprio sopra il palazzo. Girarono in una curva… e si trovarono contro Dracone armato di spada. —Pensavate di scappare, eh? CONSEGNATEVI, e cercherò di essere gentile.—
I due ragazzi, presi alla provvista, arretrarono, e il giudice si lanciò contro di loro:—Non mi lasciate altra scelta!—. Cercando di evitare i colpi del giudice, Quadridimensionale come loro ma più forte ed esperto, Aron scivolò, e cadde nel precipizio. Sua sorella lo prese, scivolò anche lei e si aggrappò ad una piccola roccia: così i due fratelli si ritrovarono a penzoloni sulla città, con un sacco di persone che li guardavano. —V’arrendete?— chiese ancora il giudice. Regina guardò Aron, e lesse nel suo sguardo la sua stessa decisione:—No! preferiamo la morte a questa ingiustizia—. Dracone si morse il labbro, sembrò esitare per un attimo, ma poi sollevò la spada urlando:—Dura lex, sed lex—. Tutti quelli che guardavano rimasero con il fiato sospeso; Tommaso, nella folla, chiuse gli occhi. Fu un attimo, e la lama entrò nelle carni. Un urlo, una caduta su Montardesia, il Palazzo della Giustizia di Novuno; e fu così che Dracone, il più rigido dei giudici della città, si suicidò per non sostenere una sentenza che riteneva ingiusta. E lui, che aveva vissuto solo per la legge per tanti anni, pose l’ultimo sguardo sulla Bilancia della Giustizia di Montardesia.

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