Teatro di Taormina

Tarpea, la donna “non propriamente onesta” con il computer, che aveva “casualmente” trovato tutte le informazioni che servivano al gruppo era in Sicilia, a Messina. Che ci faceva a Messina? La turista,  quando Omega non chiamava per controllare che facesse il suo lavoro. Il lavoro in questione le imponeva di cercare Taormina, comunque in provincia di Messina, dove, secondo le informazioni su cui secondo le immagini decorative del piedistallo della corona ferrea rubata si trovava il panno con cui era stato dato l’aceto a Gesù. Lei la storia se l’era dimenticata da tempo (non era tipo da interessarsi a queste cose), ma Omega l’aveva costretta a ascoltare tutta la storia, sapendo del potere dell’oggetto. Potere comunque teorico: nulla impediva che alcuni di questi oggetti fossero solo complementari, ovvero senza poteri, utili solo a completare la serie. Ma se pensava di prendersela comoda per questo, Gladiatrex l’aveva delusa subito con le testuali parole “Può essere complementare, supplementare o anche elementare per quel ce c’interessa: non possiamo permettere che cadano nelle mani sbagliate”.

—Perché dovrei dirglielo? Compri una delle mie mappe!— disse perentorio il negoziante al quale Tarpea aveva chiesto indicazioni. «Proprio ora mi si doveva scaricare la chiavetta Internet?» pensò Tarpea mentre pagava la cartina. Il commerciante cominciò a contare i soldi, mentre Tarpea si diresse altrova. Dopo poco si sentì:—Aargh… un’ortica!— mentre Tarpea, a distanza di sicurezza, se la rideva: «Così impari, avidaccio!». poco dopo sentì il telefono. —Pronto?— —Piantala di fare sciocchezze e muoviti!— ordinò una voce a lei ben nota dall’altra parte della linea. —Emh… Sì, Omega!— rispose Tarpea pensando:«A volte ho l’impressione che mi abbia messo una spia alle spalle!».

CLAMORE IN TEATRO

In passato nel Teatro c’erano grandi spettacoli, come le Tragedie Greche, ispirate ai miti e più raramente alla storia dell’antica Grecia. Ora si sente di giorno le chiacchiere dei passanti e dei turisti, al massimo le parole delle guide, e la notte solo il dolce respiro notturno… di solito.
Questa notte, però, il silenzio è interrotto. Qualcuno sta entrando, guardingo, come se cercasse qualcosa. E qualcosa cerca…
Avanza verso il centro, avanza, avanza, quando…
—Feeeerrrmooo— disse Tarpea, nascosta.
—Chi è?— chiese il qualcuno, con voce femminile
—La guardia fantasma… arrenditi— insistette Tarpea, molto più buffona di Gladiatrex.
—Di’ chi sei sul serio, o lo scoprirò da sola— disse la donna avvicinandosi ad un muro e poi … tirò fuori Tarpea, come se sapesse perfettamente dov’era!
—Ma come…— borbottò Tarpea, sorpresa —Chi sei?— fu la risposta della donna —Ehm…— disse Tarpea, ancora mezza stordita —se ti dico che sono una turista in vena di scherzi tu non mi credi, giusto?—

—Ah— commentò la ragazza —sei patetica… come mio padre, quando mi convinse a lavorare in una centrale nucleare in Francia…— Tarpea iniziò ad ascoltare: in base alle recenti avventure dei suoi amici, iniziava a capire cosa stava succedendo. —C’è stato un problema, nulla di grave, ma alcune radiazioni mi hanno colpito, entrando nella ferita che avevo sull’occhio— Mentre rabbrividiva a pensarci, l’informatica dell’Arma It notò la cicatrice sull’occhio dell’avversaria —Mi hanno licenziata e buttato per strada, il mondo mi ha rifiutata come fossi un’appestata… MA ORA IO, NUCLÈAIRE FEMME MI VENDICHERÒ!—

«Ma cos’è, una mania? Perché ci becchiamo sempre i rifiutati arrabbiati ultrapotenti?» pensò Tarpea, evitando un laser lanciato dall’occhio dell’avversaria.
—SEI FINITA— urlò Nuclèaire Femme mentre l’occhi le si illuminava, pronto per un altro attacco. Ma Tarpea mentre l’avversaria parlava aveva attivato il suo potere; se l’avesse tenuto perennemente attivo, avrebbe evitato molti problemi: avrebbe saputo in anticipo dove andare per Taormina, avrebbe capito di non poter fuggire dall’avversaria, avrebbe potuto sviluppare un piano migliore… ma per attivarlo doveva concentrarsi, e per questa preferiva attivarlo solo in caso di necessità. Questa volta, il suo potere le indicò dove buttarsi, e mai schivata fu più efficiente: Tarpea trovò un lembo di tessuto, rimasto invisibile per secoli, come se avesse aspettato solo quel momento. Lo tirò, e ebbe in mano uno straccio, sul quale c’era ancora una chiazza odorante di aceto…

L’occhio di Nuclèaire Femme si spense, mentre lei urlava:—DAMMI QUELLO STRACCIO!—
—No— rispose Tarpea —mi piace così tanto… penso che sarà un ottimo sottobicchiere—
La sua nemica non sembrava molto contenta del suo umorismo ma non osava reagire, e si limitò a dire:—Maledetta! Ma la pagherai prima o poi— per poi sparire nella notte.
Tarpea, sotto l’alba, pensò che quella del sottobicchiere era una buona idea, in assenza di nascondigli migliori tornò all’albergo «Ora, Omega permettendo, forse potrò un po’ riposarmi e, magari, fare un po’ la turista che un po’ di svago me lo sono meritato.»

SEGUIMI SU: Facebook – Pagina FacebookTwitterGoogle+Ask BeePP
BLOG: Idee, Storie, Curiosità – Poesie di un ArtogneseStorie e Personaggi – Ambiente Dacquatico– Qui DacquStudistorie
Annunci