LA CITTÀ PIÙ POTENTE

Vlad entrò nella città di Novuno. Con lui c’erano i due colleghi, Reveno e Blanca. I tre avevano una particolarità: erano tridimensionali. Ciò li rendeva dotati di caratteristiche particolari: Vlad era un Vampiriano, Blanca una Fantasmoide, Reveno un non mortoide. Venivano da Esperia, una città vicina a Novuno, nota soprattutto per essere la città d’origine di Regina e Aron. Detto questo, andiamo avanti.

Sesto Afranio Burro era prefetto di questo imperatore, che secondo gli storici romani poi impazzì e lo sostituì

—Cosa ci fanno tre investigatori privati Esperiani qui?— chiese il capo delle Guardie, al secolo Afranio.

—Vede— rispose Vlad, il capo del trio —dalle nostre parti c’è stata l’uccisione di un bidimensionale luminoso, e le accuse vanno contro i bidimensionali oscuri—
—È abbastanza probabile: è noto che tra le due fazione non scorre buon sangue. Del resto, dato che erano nemici anche quando erano solo personaggi inventati—
—Ma stavolta la questione è grave: dalle nostre parti è troppo pericolosa una cosa del genere! Si rischia di provocare una ribellione!—

Di per se, si diresse verso Stelsalente: aveva un amico lì, che lo accolse subito:—Vlad, vecchio Vempiriano, come mai da queste parti! Entra, che ti offro da bere.— —I problemi di Esperia non sono problemi di Novuno.— rispose noncurante Afranio.
—Potrebbero diventarlo— disse calmo Vlad, e tirò fuori un foglio: secondo esso, l’arco da cui era partito il dardo letale era stato venduto a Novuno ad un tal Rosso Rossi, un nome evidentemente falso.

RICERCHE
Afranio non volle ascoltare. Pertanto, i nstri tre amici dovettero investigare per altre vie. Vlad si preoccupò di dividere Blanca da Reveno, sapendo che i due litigavano di continuo, cosa abbastanza tipica tra Fantasmoidi e Non-mortoidi.

Lucinio l’ho preso da questo generale romano sul quale esiste un certo modo di dire.

Vlad gli spiegò il problema. Il suo amico (di nome Lucinio) ascoltò attentamente. —So di un gruppo che tempo fa qui a Novuno ha cercato di mettere l’uno contro l’altro Bidimensionali Luminosi e Bidimensionali Oscuri… inoltre, di recente ho sentito dire che le due fazione hanno ricominciato a guardarsi male, e questo potrebbe derivare da tale problema—
—Sai per caso chi potrebbe trarne vantaggio—
Lucinio ci pensò un attimo, e concluse:—A volte il mio collega Catone ha uscite contro i bidimensionali oscuri: essendo stati gli antagonisti, afferma che potrebbero essere malvagi. Ma non saprei: non mi sembra il tipo.—
—Vorrà dire che ci parlerò—
I due amici chiacchierarono un po’ del più e del meno, quindi si salutarono.

Revenio invece andò in un cimitero, poiché dove c’era stato il delitto aveva riconosciuto del terriccio la cui composizione era ritrovabile solo nel terriccio del cimitero novuniano. Quando entrò, il becchino lo guardò molto male, ma proseguì il lavoro, borbottando contro bidimensionale e tridimensionali. Revenio, immediatamente, prese nota di ciò, segnandosi il nome del becchino, Grifon.

Blanca entrò in Chiesa: lì si sentiva ispirata. Uno si girò, la guardò torvo e uscì maledicendola. Un altro, presentatosi come Gaio, subito le disse:—Non badare a Monnez; è un po’ tamarro, ma non cattivo—. Blanca intanto si segnò bene il nome dell’uomo che l’aveva guardata male.

UNA BATTAGLIA E UN UOMO STRANO
Qualcuno bussò alla porta. Vlad sapeva bene chi era grazie al “beneplacito” di Afranio, avevano dovuto prendere una stanza condivisa con un altro uomo: ovvio fosse lui. Aprì la porta e fu aggredito da un uomo incappucciato. Un altro attaccò Revenio, e un altro ancora Blanca. Ma lei, come tutti i fantasmoidi, non era facile da prendere, e con un superbalzo (altro potere da fantasmoidi)lo evitò, mandandolo a sbattere contro il muro. Revenio fu pugnalato, ma grazie ai poteri di tutti i non-mortoidi gli bastò stringere i muscoli per guarire; subì un pugno al petto, ma come tutti i non mortoidi era troppo resistente per l’avversario; sempre grazie al suo essere non-mortoide, si staccò un braccio, lo usò come mazza e lo rimise a posto senza nessun problema. Vlad usando tutta la sua forza e la sua velocità da vampiriano spedì gambe all’aria l’avversario, quindi lo minacciò con i suoi lunghi canini (sempre da vampiriano):—Allora, chi ti manda— Ma l’uomo e i suoi tre compari mossero un po’ le dita e morirono: avevano capsule di veleno nelle nocche…

Mentre erano al tavolo a discutere dei loro sospetti, si avvicinò un tale incappucciato:—Ho saputo che siete stati attaccati ieri notte.—
—E allora?— chiese Vlad —Se sei un assicuratore, sappi che non c’interessa niente.—
—Non sono un assicuratore, ma un uomo che vi può dare una traccia—
Il trio ascoltò bene: sebbene non si fidassero di quell’uomo, avevano un disperato bisogno di tracce.
—Questo è il resoconto della scientifica. Afranio ve lo ha nascosto, ma attraverso di esso potrete raggiungere il vostro nemico.—
—Come fa ad averlo? E cosa vuole in cambio?—
—Suvvia, Revenio— interruppe Blanca —a quanto pare, il nostro amico vuole solo rendersi utile—
—Sei la solita spiritualista ingenua—
—E tu il solito materialista cinico—
—FINITELA— ordinò perentorio Vlad, sapendo che i due avrebbero potuto andare avanti vita natural durante — E lei, risponda alle domande —
—Ho un amico alla scientifica— rispose l’uomo incappucciato —E voglio solo rendermi utile venendo con voi.—
—Ma siamo matti!— esclamò Revenio
—Revenio, un p’ più di educazione, insomma— lo redarguì Blanca.
—ALT— ordinò Vlad, prima che ricominciassero a litigare. Quindi si voltò verso l’uomo e disse: —Va bene, venga con noi; voglio fidarmi perché lei s’è fidato di noi. Ma non del tutto: resterà con Revenio dietro e Blanca davanti, così risolvo due problemi: mi assicuro delle sue intenzioni e separo i due litiganti—

STORIE E LOTTE FINALI
Intanto che andavano, l’uomo strano raccontò loro la seguente storia:

Alla nascita di Novuno, si dovette decidere ovviamente il nome. Cicerone propose il nome Novuno, da “Nuovo Uno”, in quanto la città rappresentava una nuova unita comunità. Appio Claudio celebrò l’evento. Il resto lo potete immaginare. Ma io voglio concentrare l’attenzione su uno dei fondatori di Novuno: un giudice, innamorato di un’infermiera. I due s’incontravano spesso in quel periodo in cui la città s’andava formando, e in cui chi non aveva ancora nome era chiamato con il nome del suo mestiere: lui era Giudice, lei Curatrice. Un giorno Giudice ebbe un caso complesso: un uomo aveva colpito una guardia, il che era “aggressione a pubblico ufficiale”, ma affermava di averlo fatto fraintendendo un suo comportamento, e non sapendo del suo status. Il giudice non era così sicuro, tuttavia decise di essere clemente e lasciarlo andare. Quell’uomo era chiamato Mietor. In quel periodo, c’erano anche i primi assalti alla città. All’inizio, gli attacchi erano respinti senza troppa fatica, ma all’improvviso cominciarono a diventare terribili: a quanto pare, i loro nemici si erano organizzati. Subito, si organizzarono, e cercarono il capo nemico, ma questo li premunì, attaccandoli di sorpresa. Il capo era Mietor; egli aveva radunato tutti i nemici di Novuno, per motivi ancora ignoti. Attaccò Giudice, voltato di spalle. Fu un attimo, e uccise Curatrice, buttatasi davanti a Mietor per difendere il suo amato. Giudice si voltò, e nella rabbia attaccò Mietor, con tutta la capacità di combattimento istintiva dei quadridimensionali. Intanto, anche gli altri Novunesi si erano ripresi, e riuscirono a uccidere molti dei nemici. Mietor riuscì a fuggire. Giudice seppellì Curatrice, e pianse, pianse, fino a esaurire le lacrime. Finito di piangere alzò la testa, e il suo sguardo spaventò cn la sua freddezza il colombo che s’era appoggiato alla lapide. Da quel momento Giudice non si permise mai più alcuna clemenza, giurando di punire chiunque lo meritasse, a costo di ucciderlo. La sua ossessione per la legge divenne tale da impedirgli di vedere altro al di fuori di essa. La sua severità divenne tale da fargli assumere un nome che invoca durezza: Dracone.

I tre avevano ascoltato in silenzio. Anche loro sapevano chi era Dracone. Ma non era il momento dei ricordi: erano giunti al raduno dei nemici.

—Uomini— urlò il capo, nell’ombra —Oggi il nostro scopo è quasi raggiunto! Ben presto, i contrasti tra Bidimensionali Luminosi e Bidimensionali Oscuri saranno tali da permetterci di vincere ogni battaglia! L’unico ostacolo è il trio di investigatori venuti da Esperia, ma non sarà difficile liberarcene!—
Mentre diceva questo, Vlad, Blanca e Revenio guardavano disperati la folla: era troppo grande per loro. —Avete la telecamera— chiese l’individuo strano. —Sì, ma…— —Allora registrate: ci penso io—. Sotto i loro occhi sorpresi l’uomo incappucciato si buttò in mezzo alla folla. Fu aggredito subito, ma tutti gli uomini sbalzarono. La luce si accese ovunque, e il capo rivelò chi era: Gaio.

—Chi sei?— chiese Gaio all’uomo. —Salve, Gaio, o dovrei dire… Mietor?— Il trio che registrava rimase sorpreso. —Come fai a saperlo— domandò terrorizzato come una lepre davanti ad un lupo Mietor. L’uomo si tolse il cappuccio. —NO! TU SEI MORTO, MORTO— urlò ancora più terrorizzato Mietor. L’uomo, impassibile, disse:—Sei stato condannato a morte Mietor. È giunta l’ora— —NO! IO HO MOLTI PROGETTI— L’uomo alzò una mano, e apparve una porta circolare di luce, dalla quale un vento prese Mietor, che implorava:—PIETÀ, PIETÀ! MI FARÒ PERDONARE! LO GIURO!— Ma lento e inesorabile finì nella porta, che si chiuse e scomparve nel nulla, nulla lasciando di Mietor.

L’uomo si girò verso il trio, che capì subito chi era, pur non avendolo mai visto: quello sguardo, capace con una sola occhiata di congelare chiunque, solo uno poteva averlo. Fattosi riconoscere così, il giudice Dracone sorrise, chiedendo:—Avete registrato tutto— —S-sì— risposero, ancora storditi. —Allora, il mio compito è finito— Detto ciò, si dissolse nell’aria.

Afranio non voleva crederci, ma il video non era contraffatto. —E dire che Gaio sembrava a tutti un brav’uomo.— —Fingeva— rispose Vlad —e intanto progettava da anni la conquista del mondo. Fu lui, mascherato, a convincere Cicerone della legge per obbligare i giudici a sostenersi anche negli errori, e a dare a Lavinia l’istruzione che l’ha resa la politica classista che era, causando gli eventi che ne erano scaturiti. Ha fallito in entrambi i casi, ma aspettava solo il momento giusto per riprovarci—
—Be’— ammise Afranio —devo chiedervi scusa per essermi opposto a voi, ma sapete com’è: noi guardie non andiamo molto d’accordo  con gli investigatori privati— —E ne avete ottime ragioni!— ammise Vlad —Piuttosto, noi dobbiamo chiederle scusa per aver sospettato di lei— —Be’, di sicuro me lo son meritato— ammise Afranio. Quindi sorridendo prese il rapporto dell’investigatore privato, lo diede ad un messo e disse:—Dica al capo delle guardie di Esperia e a tutti i giornali che il caso è chiuso, e spieghi come, con dovizia di particolari—. Quindi si sedette e aprì lo champagne portato da Licinio, e così i tre investigatori privati, il capo delle guardie e il buon politico festeggiarono brindando a Dracone, che di sicuro ora era in pace.

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