—Voglio subito dirle che non sono cattolica. Anzi, sono atea, e allo stato puro— disse Margherita.

—Non importa— rispose frate Francesco —Il buon medico cura anche chi non fa parte della sua comunità, indipendentemente da quello che fanno  gli altri medici—

Margherita era comunque a disagio: sebbene glielo avessero consigliato tutti, la sua non fede la faceva sentire ipocrita.

Comunque, si sedette sulla seggiola di legno e raccontò il sogno che nessuno psicologo era in grado di spiegarle: si guardava allo specchio e si vedeva in un politicante, in un tronista o in un qualunque altro personaggio famoso che lei disprezzava.

Il buon frate, seduto sulla seggiola di fronte, riflettè un attimo, e poi guardandola con un affetto quasi sovrumano rispose:—È perché lei è onesta, signora.—

—Non capisco, frate…—

—Noi esseri umani sentiamo il bisogno di  essere superiori, e quindi si individuo chi si comporta peggio di noi e lo disprezziamo. Lei lo  ha fatto per anni, ma dentro di sé ha sempre saputo questa realtà—

—Ma…— ribatté Margherita, confusa —cosa c’entra?—

—Il male per cui lei disprezza queste persone— spiegò dolcemente il frate —è lo stesso che è dentro di lei, di me e di qualunque essere umano: l’egoismo, presente in tutti noi e impossibile da eliminare del tutto.—

Margherita girò la testa verso la finestra, indecisa se sentirsi sollevata per le spiegazioni o indignata per il venire paragonata a certa gente…

Il frate riprese:—L’unica differenza tra lei e loro è il modo di affrontare l’egoismo: lei cerca di controllarlo, loro se ne fanno dominare. Ma anche lei commette dei mali, minori di essi, ma pur sempre dei mali, e se ne rende conto.—

Margherita tornò a guardare il frate, e vide che il suo volto anziano mostrava ancora dolcezza, mentre parlava.

—Senta— gli disse —cosa devo fare?—

—Il disprezzo è molto comune. Io stesso, spesso, ne vengo tentato; ma per liberarsene deve solo imparare dal sogno: anche se noi umani siamo tutti diversi, siamo nello stesso tempo tutti uguali.—

—Io peròm non volgio l’egoismo in me. Mi dica come lei se ne è liberato—

Il frate rise piano, e rispose:—Non me ne sono liberato: esso è ancora in me, come in chiunque altro, come le ho già detto. Ma io lo controllo, senza pretendere di nona averne. Ed è l’unico consiglio che le posso dare su questo punto: non cerchi di eliminare l’egoismo dentro di se stessa, perché è una guerra persa; impari a controllarlo—

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