Vladimiro osservò il paesaggio: là dove un tempo c’era Napoli ora c’erano solo rovine… un terremoto, un maremoto e infine i meteoriti l’avevano distrutta. Eppure, il Vesuvio era ancora in piedi: Vladimiro era convinto fosse esploso! Ma ora aveva altro cui pensare: aveva saputo da due novizi del gruppo razzista che aveva sconfitto della cattura dei suoi amici. Ora si stava dirigendo verso la casa del capo de Guerrieri, Luwen.

Luwen si guardò, e ruppe lo specchio furiosa. —È inutile negare: lei è una mezz’elfa.— Luwen si girò, e si ritrovò davanti un uomo pallido, dagli occhi vitrei… un mezzo-vampiro. Prese la spada, ma Vladimiro (perché di lui trattasi) bloccò l’arma.

—Stia calma, signorina…—

—Luwen—

—Bene, Luwen; mi chiamo Vladimiro e sono qui per i miei amici, che avete catturato stamattina—

—E come pensi di cavartela?—

—Be’, siccome non hai ancora chiamato nessuno…—

—Non ne ho bisogno—

—Allora perché non reagisce?—

I due si guardarono, infine Luwen posò la spada, e scoppiò a piangere. Vladimiro fu preso alla sprovvista, e subito corse a consolarla, da buon gentiluomo (i vampiri, anche se tali solo per metà, tengono molto all’etichetta): —Cosa hai, Luwen?—

—È che… ho passato tutta la vita a nascondere quello che sono, per farmi accettare, e non voglio rovinare tutto…—

—Come hai fatto a ritrovarti in mezzo a loro?—

—Ero sola, orfana, e loro avrebbero potuto darmi protezione… e ora sono gli unici amici che ho—

—Se devi mentire per farti accettare, non sono veri amici.—

Si riguardarono, e si videro in modo diverso da prima. Vladimiro vide in lei una persona che aveva sofferto come lui per essere diversa; Luwen vide in lui un uomo che sapeva darle sicurezza e comprensione.

—Luwen— disse infine il mezzo-vampiro —Vuoi aiutarmi?—

La mezz’elfa rimase silenziosa per un po’, e infine disse:—Sì—

 

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