Ewoner si sedette davanti al fuoco, mentre Melpomene recitava le sue preghiere. Lui era Ateo, ma sapeva quanto l’ateismo fosse impossibile da provare quanto la religione, ed era per la libertà di culto. Né riteneva chi pregava bigotto, stupido o indietro: per lui, si trattava solo di punti di vista divergenti. Nel caso di Melpomene, non aveva motivo di credere la ragazza superstiziosa: sentiva le sue preghiere, e non erano il “senti, Dio, fammi questo piacere” dei superstiziosi e dei bigotti, ma una comunicazione con Dio; anche quando chiedeva qualcosa a Dio, non lo faceva pretendendo che la richiesta fosse accolta, ma come si chiede qualcosa ad un amico o ad un parente (e nel caso del cristianesimo, quest’ultima opzione era più sicura).

La questione richiederebbe forse un lungo discorso, ma questo non è un trattato di teologia o di misticismo, quindi andiamo avanti.

Finite le sue preghiere, Melpomene si sedette vicina al mago nano. Sì, avete letto bene: mago. Perché, se dopo la fusione esistono i nani, non può esistere la magia?

Comunque, la discussione variava molto: parlavano della luna, del tempo, delle speranze di sopravvivenza… cercavano entrambi di non pensare a Vladimiro, scomparso chissà dove.

Il giorno dopo si rimisero in marcia. Non fiatarono, perché erano ancora nel territorio della banda razzistica. E una quadridimensionale e un nano erano potenziali bersagli per dei bidimensionali razzisti. Ma per quanto uno possa stare attento, non è mai del tutto al sicuro. Questo è tanto più vero se teniamo in conto che la zona in cui si muovevano era facile da controllare…

—ECCOLI! ADDOSSO— Urlò un individuo grande e grosso (forse il capo). In un lampo, Ewoner scagliò i suoi incantesimi, prima che gli avversari fossero troppo vicini per dargli il tempo di formularli, costringendolo a passare alle magie non verbali. Melpomene invece sembrava aver trovato una forza immensa, forse legata alla sua forte fede; sembrava inoltre impossibile coglierla di sorpresa,e trovava sempre il punto debole dell’avversario o la schivata adatta. Ma per quanto forti fossero, erano pur sempre in due contro molti. Inoltre, ad un certo punto, uscirono alcuni membri abbastanza forti da poterli contrastare, guidati da una ragazza esile ma molto forte. Ewoner e Melpomene alla fine furono sconfitti.

—Ma… sei una mezz’elfa!— notò Ewoner, quando vide meglio la ragazza che aveva guidato i guerrieri. Lei rispose irata:

—Non sono una mezz’elfa: le mie orecchie a punta sono una malformazione congenita!—

—Ora calmati, Luwen— disse il capobanda —Questi saranno giustiziati domani—

—Giustiziati?— disse Melpomene, preoccupata

Il capobanda, ghignando, rispose:—Verrete bruciati sul rogo…—

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