L’ETERNA MORTA

Roma, la città eterna; così la chiamavano, “eterna”, come se qualcosa fosse eterno nel mondo naturale. La fusione non  ha risparmiato neanche lei: un terremoto, un’incendio, un’inondazione, una tempesta di meteore, un uragano ed ora di lei non c’era traccia. Lei guardava tutto ciò come stordita. Ricordava Roma, ricordava i suoi parenti e amici, ormai morti nella fusione. L’unica cosa che non ricordava… era il suo nome. La fusione, quando arriva, toglie tutto ai sopravvissuti: la casa, la famiglia, gli amici, il nome, l’identità stessa… tutto di sorpresa.

Sentì un rumore, e si girò spaventata… c’era un uomo, un po’ pallido, che la guardava…

IN GRUPPO PER VIVERE

Melpomene è la Musa della tragedia. Il nome significa “colei che canta” (immagine da Wikipedia)

La ragazza trovò così un gruppo: oltre all’uomo pallido che l’aveva trovata, un nano viandante. L’uomo aveva scelto come nome Vladimiro, il nano aveva lo strano nome di Ewoner. Lei aveva scelto di chiamarsi Melpomene, perché amava cantare. Intorno a loro, i romani sopravvissuti si aggiungevano ad altri gruppi o ne formavano di nuovi, perché era chiaro: in un mondo appena riformato, nulla è sicuro.

—Dove andiamo?— chiese Vladimiro a Ewoner, che era il capogruppo. Ewoner rispose:—Se i miei poteri da nano non m’ingannano, non lontano da qui c’è una grotta in cui poter dormire abbastanza sicuramente—.

La grotta in realtà era quanto rimaneva del Colosseo, rimasto sbriciolato dopo il primo colpo. Lei ed Ewoner mangiarono. Vladimiro invece andò in perlustrazione, affermando di aver sentito qualcosa. —Non preoccupatevi, ho notato delle more e dei lamponi venendo— rispose quando gli chiesero se voleva un po’ di cibo. Ewoner notò:—Non credo ti basteranno per vivere. Tanto più che fai così da quando ci conosciamo—. Vladimiro rispose:—Non preoccuparti, ho visto anche altro da mangiare—. Ewoner sospirò e lo lasciò andare.

Più tardi, Vladimiro giunse. Melpomene notò una macchia rossa sull’angolo della bocca, e lui spiegò:—Dev’essere una delle bacche che ho mangiato—. Mentre si ripuliva, Melpomene notò anche una cicatrice sul collo. Vladimiro, se seccato, lo nascose educatamente e rispose:—Mi sono tagliato cadendo su un masso.—

Il giorno dopo, si mossero verso sud. Ad un certo punto, Ewoner si fermò, e avvertì:—Attenti ragazzi: ieri ho sentito dire da alcuni che passando di qua si rischia di ritrovarsi contro un gruppo fortemente razzista e Xenofobo formato da uomini bidimensionali: non gli piacciono né i nani né i sopravvissuti—. Avanzarono per un po’. Mentre attraversavano un sentiero di montagna, la parte su cui camminava Melpomene cadde, e lei si ritrovò su uno spiazzo più in giù. Prima che Ewoner o Vladimiro potessero scendere, giunse un membro del gruppo di cui parlava Ewoner, attirato dalle urla lanciata dalla ragazza mentre cadeva. Che fosse proprio un membro di quel gruppo fu subito chiaro perché cercò di ucciderla con una spada, dicendo cose come “sporca sopravvissuta”. Ma all’improvviso Vladimiro si buttò su di lui con una velocità e un’agilità sovrumane, e aprì la bocca mostrando canini incredibilmente sviluppati e appuntiti.Poco dopo, aveva succhiato il sangue dell’avversario, lasciandolo morto.

Ewoner e Melpomene fissarono Vladimiro sorpresi come mai: nonostante i suoi strani comportamenti e la sua cicatrice sul collo, non avrebbero mai sospettato che fosse stato semivampirizzato. Vladimiro li fissò. Poi, chiuse gli occhi, abbassò la testa e fuggì ad una velocità sovrumana.

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