PIRATI DEL MEDITERRANEO

UN MAZZO DI MAPPE

—Ma no, è impossibile—
—Ma è così—
—Scusa, Tarpea, come hai trovato queste informazioni?—
—Emh, per caso Flora, per caso…—
—Non iniziare, sorellina—
A parlare sono i gemelli Liberis (Littero e Flora) e Tarpea, e avrete già capito che si tratta di qualcosa di grosso… anche solo perché altrimenti mai Tarpea (nota per i suoi metodi da informatica “non proprio onesti”) avrebbe rischiato di farsi beccare da Flora (nota per essere “un po’ troppo severa” su queste cose).
—Andiamo da Omega e Gladiatrex: loro sono i capi. Vedranno loro il da farsi.—

Mappa in Arte Ascii

Seguiamoli in un’altra stanza, dove Omega e Gladiatrex, tornati da poco dal viaggio di nozze, presero in mano le antiche carte. —D’accordo. Tarpea, va a cercare altre informazioni su queste mappe— ordinò Gladiatrex. —E non perdere tempo facendo la pirata informatica— aggiunse Omega, che conosceva bene l’informatica, e già lo sapeva: probabilmente non avrebbe obbedito

—Ecco le informazioni— annunciò Tarpea, rientrando dopo mezz’ora: —Solo 4 di esse sono reali—
—Quella in Etrusco, quella in Latino Classico, quella in Latino Ecclesiale e quella in Veneto— disse Flora, riassumendo le informazioni lette —e solo la prima indica il tesoro: le altre sono supposizioni, ma non si sa su cosa—.
—Non è possibile! I pirati non nascondevano tesori, se non nelle leggende popolari. Tanto meno quelli del mediterraneo, costretti ad andare d’accordo con i porti in cui facevano scalo.—
—Calmo, Littero— lo fermò Omega — Pare che questa sia un’eccezione. Il motivo è chiaro: le mappe indicano tesori che comprendono oggetti di grande potere—
—Pensi che dobbiamo occuparcene, Omega caro?— chiese Gladiatrex
—Se le mappe sono state scoperte da qualcuno, è bene controllare che questo qualcuno non abbia intenti malvagi.—.

LA BAIA

Siamo in una baia toscana che nasconde una grotta, ancora non trovata.
Secondo le scoperte casuali di Tarpea, dei pirati etruschi avevano attaccato una nave greca, precisamente corinzia, depredandola. Nel mediterraneo antico, la pirateria era un modo di essere in guerra senza combattersi, e i pirati venivano fermati solo se nemici. I corinzi cercarono i pirati etruschi, con un accanimento derivato dalla presenza nella refurtiva di un vaso in ceramica particolare: i segni su di esso avevano incatenato degli incantesimi che, oltre a rendere il vaso indistruttibile, rendevano imbattibile il possessore. I pirati furono catturati, ma non avevano la refurtiva. Il destino di sopravvissuti fu quello di tutti i catturati nelle operazioni di pirateria e contro-pirateria dell’epoca: furono venduti come schiavi, salvo il capitano, che, essendo di famiglia ricca, poté pagare il riscatto.
Questa è, a sommi capi, la storia del tesoro che i nostri volevano controllare. E meno male che lo fecero…

Il Capitan Barbaforte

Quando entrarono nella grotta nascosta, videro un uomo che s’apprestava a prendere i tesori. —Cosa vuoi farne?— chiese marziale Omega. L’uomo si girò imprecando, e non appena li vide urlò:
—All’arrembaggio! Obbedite al Capitano Barbaforte!—
Alzò la spada contro di loro, e molti esseri senza volto ne capelli ne nient’altro che li distinguesse tra di loro li attaccarono.
I nostri iniziarono a combattere. Omega arrivò a estrarre la spada dall’ombrello-custodia e a tagliare uno di quegli esseri, il quale si dissolse. Ma per uno eliminato, ne sbucavano fuori altri due. Intanto il Capitano si avvicinò al tesoro… ma non cercava le gemme. La sua gioia era tale da farlo parlare ad alta voce:—Oh, sì… il mio antenato fu umiliato, maledetto e scacciato, ma la sua vendetta è vicina… molto vicina…— Ma mentre vaneggiava, non si accorse di Servio, il quale, con un salto dovuto alle sue gambe meccaniche, si mise tra lui e lo scrigno cui puntava. Il Capitano divenne furioso, e tirò fuori la spada, contro cui il nostro Servio aveva solo la velocità delle gambe meccaniche. —Arrivo, Servio— urlò Tarpea, mentre con la sua macchina fotografica modificata stordiva gli avversari. In tutta la grotta, Flora e Omega ferivano (a volte tagliavano) le gambe della ciurma di nemici, Gladiatrex colpiva con la parte più tenera dello scudo per non ucciderli e Littero li stordiva da invisibile (grazie al suo anello).
Ad un certo punto, il Capitano infisse la spada nella terra, e da essa spuntarono cannoni che niziron a cannoneggiare i nostri, i quali dovettero correre al riparo. Ridendo, il Capitano prese lo scrigno e lo aprì. Ma il suo sorriso si levò, i suoi occhi sgranarono, e dalla sua gola uscì un urlo tremendo. Mosse la spada in aria e svanì, e con lui la sua ciurma e i suoi cannoni.
I nostri, una volta ripresosi dalla sorpresa, guardarono lo scrigno, e ci trovarono una mappa in Latino Classico, che conduceva in un altro luogo.

RICORDI

Capitan Barbaforte si guardò avanti. I nemici che lo avevano affrontato il giorno prima avevano dimostrato valore e capacità che non si aspettava. Gli sarebbe piaciuto averli al proprio fianco, nella sua ciurma.

Si sdraiò. Ricordava bene la storia che gli avevano narrato, di come la sua famiglia si fosse dovuta muovere da Genova a Napoli. —Maledetti! Idearono una accusa falsa. E oggi, invece, lasciano delinquenti con la scusa delle prove prese in maniera ortodossa!— si alzò

—La società non è cambiata da allora! Ho giurato vendetta, e vendetta sarà!—

RICERCHE

—No, Flora, è così—

—No, Littero, è così—

Questi sono Flora e Littero Liberis che litigano sulla giusta traduzione e interpretazione del testo trovato nella grotta degli etruschi.

Intanto, Omega si schiarì la voce, e Tarpea (che già stava per uscire a fare la turista) tornò indietro sbuffando.

Intanto, Servio meditava. E nel meditare, qualunque sistema di meditazione usi, un’idea la trovi.

—Ragazzi!— urlò —Ho trovato! Paragoniamo con la mappa in latino classico ritrovata nel mucchio di mappe dal quale siamo partiti con la mappa trovata!—

Moneta con faccia di Seso Pompeo

E fu così che scoprirono la storia: il tesoro era stato ritrovato da Pompeo e usato per sconfiggere la pirateria. Cesare glielo fece rubare durante la guerra civile, riuscendo così a far valere la sua maggiore abilità e astuzia. Infine, fu ripreso da Sesto Pompeo, figlio del triumviro, e usato per riprendere la pirateria contro Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. Alla fine, però, quando Sesto fu sconfitto definitivamente, il potente oggetto era non trovato, e s’erano fatte delle congetture (la mappa in Latino Classico nel gruppo da qui è partita la vicenda), e comparandole con quanto restava della mappa fatta da Sesto Pompeo si diressero ad una grotta nel Mar Ligure.

BATTAGLIA PER IL TESORO

Sesto non aveva attaccato la Liguria, usando la pirateria per bloccare i rifornimenti di grano (dal Sud dell’impero) per Roma, ma di certo poteva arrivarci, e l’aveva fatto per nascondere un tesoro.

Ora l’Arma It era nei pressi della grotta. All’improvviso, Gladiatrex si fermò, stanca.

—Cosa succede?— chiese Omega

—Non è il momento per i tupi scherzi.— affermò Flora, cui lo spirito della camuna non piaceva affatto.

—Sto bene— rispose stancamente Gladiatrex, lanciando un’occhiataccia a Flora.

Servio si avvicinò, e la guardò dritta negli occhi, per poi ascoltarle il polso.

—Sta qua—concluse.

—Ma…— cercò di dire Gladiatrex

—Ordini del dottore— la interruppe Servio, perentorio, essendo, oltre che membro, anche medico del gruppo, il quale si mosse avanti con un membro in meno e una preoccupazione in più, soprattutto per Omega.

Quando i cinque entrarono nella grotta, si trovarono davanti non Barbaforte, ma un’altra persona: una donna che, appena li vide si mostrò furiosa:—Come osate entrare nei territori della mia gens—

—Questi territori appartengono all’Italia, quindi a tutti!—

—Aspetta, Flora.— la interruppe Omega —Ha detto Gens?— Per chi non lo sa, la gens era per i romani il corrispettivo della stirpe.

—Esatto— rispose la donna —io sono l’ultima discendente dei Pompeo, e voi non siete i benvenuti—

Sestea

Prima che chiunque potesse dire qualcosa, lei con un gesto scatenò il mare contro di loro, in onde continue che i nostri furono costrette ad evitare.

La donna rise:—Piegatevi di fronte a Sesta della gens dei Pompeo—

—Che non ha molta fantasia— disse una voce, e tutti guardarono nella direzione di essa: Gladiatrex si ergeva su un masso che in mezzo a quella tempesta innaturale sembrava uno scoglio solitario, e aveva in mano una tavoletta in legno con su dei simboli. Quindi urlò delle parole nella sua antica lingua, e le acque nemiche si ghiacciarono. Sesta fece un altro gesto, urlando parole probabilmente in latino, ma ignote persino a Littero che del Latino era un esperto, e scatenò la furia dei venti. La sacerdotessa camuna evocò anche lei il potere dei venti per contrapporre, ma mentre i venti si affrontavano in una guerra che spazzava tutto fra di essi, Sesta raggiunse lo scofanetto. —No!— urlò Omega, ponendosi tra la nemica e il cofano. Sesta tirò fuori una spatha, Omega la spada dell’ultimo Gran Maestro, e duellarono. Ma Sesta era subdola come pochi: mentre Gladiatrex cercava di aver ragione dei suoi venti e Omega della sua abilità, abbassò una torcia a fianco della grotta, e la terra tremò. Nella confusione, raggiunse il cofanetto e lo aprì. Urlò, e Flora approfittò di quel momento per un attacco a sorpresa, colpendola con il piatto della sua spada.

La portarono via e la lasciarono nella sua camera. Per ora, infatti, non potevano farla arrestare: non aveva fatto nulla di illegale, nè tentato di farlo.

Però, avevano una mappa in Latino Ecclesiale da interpretare.

OMEGA PREOCCUPATO

Omega era preoccupato.
Per iniziare, non si riusciva a capire nulla della mappa: non era in latino ecclesiastico come pensavano, e questo aveva aperto una guerra verbale tra Littero e Flora.
Ma non c’era solo quello: Gladiatrex, sua moglie oltre che co-comandante del gruppo, stava male, le fatiche le avevano pesato più del solito, e non sapeva perché. Per scoprirlo, Servio l’aveva chiusa nella sala medica e la stava analizzando. Inoltre, da questo derivava una riduzione dei membri attivi dell’Arma It a 4, di fronte ad une nemico che sembrava possedere un esercito infinito e una nemica che sembrava riuscire a controllare acque e venti.

Esempi di Captcha. Sì, sono quelle fastidiose e illeggibili parole di ricerca.

Tarpea intanto navigava su internet, approfittando delle preoccupazioni di Omega (e della guerra di Flora) per fare quello che le pareva. Non fraintendete, però: anche lei era preoccupata per Gladiatrex e per i problemi lavorativi; ma non era tipo da lasciarsi prendere troppo dalle preoccupazioni.
Alla fine, la sua pirateria informatica non era troppo grave: di fondo, si imitava a fare dispetti tipo rallentare i caricamenti, far sbagliare i captcha e cose simili. Inoltre, quando la vittima aveva la webcam, la usava per vederne l’espressione: era il suo sommo divertimento.
Ma in questo suo divertirsi con la pirateria, sentì il suo potere (riassumendo, super-intuito, preveggenza entro il breve

 tempo), e subito cliccò le parole che le suggeriva, e con un sorriso urlò: —Gente, guardate cosa ho scoperto!—

PER LA PIRATERIA

Sud Italia, sulle sponde del Mar Ionio.
Barbaforte si dirige verso una grotta nascosta dalle felci, ed entra.

Vede quello che cerca, e sorride: lì c’è lo scrigno. Ora non importava quanti uomini sarebbero stati usati contro di lui: se non fosse riuscito a dirigere una guerra, avrebbe agito tramite la pirateria, tramite il potere di quanto c’era nello scrigno: la società avrebbe pagato le sue colpe, anche a scopo di conquistare il mediterraneo; e tutti avrebbero tremato al suo nome, le città delle coste si sarebbero svuotate, chi non sarebbe fuggito sarebbe stato ucciso o schiavizzato, come ai tempi d’oro della pirateria mediterranea. Aprì lo scrigno. Ma non fece in tempo a esultare (o a urlare solo) che dallo scrigno uscì un gas che lo mise KO in un attimo. Dalle rocce, spuntarono 4 figure…

—Meno male che ho trovato quella mappa in saraceno, eh?— disse Tarpea, lanciando un amichevole gomitata a Flora, la quale però non era affatto intenzionata a essere amichevole:
—Devi ancora dirci cosa stavi facendo quando l’hai trovata quest’informazione—
—BASTA— s’impose Omega —Flora, Tarpea sa benissimo cosa le è persso e cosa no— e nel dire questo guardò l’informatica, che arrossì, capendo benissimo il significato recondito
—E comunque— continuò Omega, guardando Flora —i capi qui siamo io e Gladiatrex, non tu, quindi se proprio serve riprenderla la riprendiamo noi. Chiaro?—
Flora sbuffò, ma annuì.

Stemma di Pisa

Ora, cosa avevano scoperto? Ora ve lo spiego. Dunque, il tesoro era stato scoperto da dei Pisani (allora Pisa era una della potenze del mediterraneo, tanto da essere considerata tuttora una delle 4 Repubbliche Marinare), e antico Volgare Pisano (dove con volgare si intende lingua popolare, non maleducata, mi raccomando). Presero il tesoro, pur non sapendo cos’era, per portarlo alla città e arricchirsi commerciandolo. Ma furono catturati da dei pirati saraceni, i quali fecero un’altra mappa mentre viaggiavano. Ma anche loro furono catturati, da dei pirati Templari (gli ordini monastico-cavallereschi in pace combattevano i nemici della Chiesa con la pirateria). Prima che questi fossero a loro volta attaccati da altri saraceni, avevano già nascosto il tesoro da un’altra parte. Solo che dei pirati veneziani lo avevano trovato prima dei nostri, lasciando una mappa in Veneziano.

Oh, quasi dimenticavo: quando Omega chiese a Servio cosa aveva Gladiatrex, lui sorridendo rispose:
—Congratulazioni: stai per diventare padre!—

GRAVIDANZA E LITI

—Non pensavo che una gravidanza potesse stancare così!—

—Be’, Tarpea, devi calcolare che facciamo un lavoro spossante. Poi, tutta quell’energia magica… inoltre, anche se non sembra perché è immortale, Gladiatrex ha comunque qualche migliaio di anni, e questo ha un certo peso sotto il profilo psicologico—

Tarpea parlava ovviamente con Servio. Omega era con Gladiatrex, mentre Flora e Littero discutevano sull’interpretazione della mappa. Ora, uno, avendo in mente la mappa con il percorso segnato, può chiedersi: “Ma cosa cavolo serve una traduzione”. Ebbene, in genere i toponimi (fondamentali per trovare il luogo giusto) sono scritti. Inoltre, mappe come questa hanno molte informazioni scritte per spiegare entrate segrete, passaggi poco chiari, ecc…

Bandiera di Venezia

Ora, la mappa in questione era in antico veneziano. Dei pirati veneziani avevano catturato un discendente dei pisani liberati che aiutarono a nascondere il tesoro, e di padre in figlio gli era arrivato l’interpretazione delle supposizioni fatte dai Templari, in seguito vendute dal re di Francia ai Veneziani. Il Maggior Consiglio e il Doge di Venezia decisero di nascondere l’oggetto in questione, ma gli uomini che ricevettero quest’ordine furono catturati da dei Corsari Barbareschi. La Repubblica di Venezia, signora dell’Adriatico grazie alla sua marna ma anche grazie ai suoi pirati (non corsari perché non avevano alcun riconoscimento legale) recuperò con un assalto alla nave pirata i suoi uomini, ma essi non sapevano più dire con precisione dove si nascondeva, e c’erano state solo supposizioni. Ma ora, Flora e Littero riuscirono a tradurre il testo…

L’ULTIMA BATTAGLIA

Sesta Pompeo entrò nella grotta sull’Adriatico, ridendo fra se e se: l’eredià del suo antenato stava per tornare. E, come lui, anche lei avrebbe dominato il Mar Mediterraneo, facendo tremare tutte le nazioni dei tre continenti che vi si affacciavano. Nessuno avrebbe potuto fermarla.

All’improvviso sentì qualcuno, si girò ma non vide nessuno.

—Accidenti— sussurrò Omega —è già arrivata la pazza! E ora, che facciamo?—

—Te l’avevo detto di prendere la spada di Barbaforte, che ci sarebbe tornata utile…—

—Non potevamo, Tarpea: ci serviva per accusarlo di detenzione illegale di armi—

I nostri, da dietro un masso, cercavano di decidere cosa fare.

All’improvviso, il masso volò letteralmente via, e Sesta li guardò ridendo; al collo ora aveva un medaglione con un fulmine inciso.

—Chi si rivede, peccato che ora sia invincibile—

—Questa è da vedere— urlò Omega e piantò la spada nel terreno.

Sesta rise, ma vi ricordate la particolarità della spada di Omega? Intorno ad essa vi fu un’Aura improvviso, davanti alla quale tutti rimasero a bocca aperta. Omega disse parole in una lingua che non poteva essere umana, e l’Aura si fece accecante. Quando si spense, Sesta era a terra, svenuta. Omega mormorò —Nulla è più potente d Dio.—

Per far arrestare Sesta, la fecero trovare in una gioielleria, in modo che sembrasse svenuta mentre scappava. Il medaglione fu portato alla base, e Gladiatrex eliminò il potere di esso, e poi si riposò, iniziando ad attendere con suo marito il giorno del parto.

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