LA RIBELLIONE

1– PREMESSA

Nel 223 D.F. furono imposte delle leggi segregative: tutti coloro che erano migrati a Novuno dopo la morte di Aron (il 7 del mese di Draconio, nell’anno 107 D.F.) non avrebbero avuto diritto all’istruzione, alla sanità e ai benefici dell’assistenzialismo statale. Questa legge era stata decisa dalla prima ministra Lavinia, bidimensionale, cioè prima della fusione dimensionale era una donna immaginaria. Nonostante fossa stata, prima della fusione, una protagonista,  aveva un incredibile carisma, che l’avvicinava al suo più famoso precedessore, Appio Claudio, e una capacità oratoria pari a quella di Cicerone, oltre alle doti di resistenza e forza fisica tipiche dei bidimensionali. Le sue doti politiche e caratteriali avevano spinto a chiamarla Lavinia, che, secondo il mito, fu la II moglie di Enea, e, essendo il figlio troppo piccolo alla morte del padre, governò il paese per molto tempo. Nessuno osava contraddirla, e così aveva ottenuto il mandato perpetuo, convinta che fosse bene per Novuno un esecutivo forte e continuo. La sua decisione era legata alla convinzione che nessuno aveva il diritto ad avere diritti se non era cittadino autoctono, e decise che i limiti cronologici dell’autoctonia dovevano essere alla morte dei grandi che avevano rinnovato la politica novunese (Aron infatti fu l’ultimo a morire). Ma mentre la gran parte degli Autoctoni riposava sugli allori (com’è ovvio, vista la natura umana), i Forestieri si organizzavano. Dal 229 D.F. iniziarono a venire messi da un certo Publilio Volerone.

2– IL SIGNORE DEI FORESTIERI

Volerone ricevette il nome per una predizione: “Costui sarà il più strenuo ed onesto difensore dei deboli, come lo fu il Tribuno della Plebe Publilio Volerone”. Questo destino si avverò quando venne eletto dai Forestieri come loro capo. Era forte e veloce, per un quadridimensionale, ma la sua forza stava nell’intelligenza, nella capacità oratoria e nell’abilità da attore –era in grado di trasformarsi in chiunque volesse. Fu eletto sia per questi motivi, sia per il suo spirito pacifico: tutti sapevano che se ci fosse stata una soluzione pacifica, lui l’avrebbe trovata, e i Forestieri non volevano guerre, se si potevano evitare; inoltre, sapevano che prima di arrischiare una guerra, avrebbe tentato di risolvere la cosa da solo, per prendersi solo lui la colpa della violenza; infine, era noto che per lui il politico deve mettere il popolo prima di ogni cosa, anche prima di se stesso (come dovrebbe essere). Ma ora, anche lui è in dubbio: è infatti innamorato di Mirta, la fedele segretaria di Lavinia, e teme di essere costretto a combatterla e a farle del male. —Signore— sta dicendo ora, nella baraccaccia che usa come ufficio —Perché mi sento così? Io sono il capo della mia gente, quindi il servitore del mio popolo, e non ho mai dubitato di ciò che fosse meglio per esso. Ma allora, perché ho paura di farlo per lei? L’amore può essere più forte di me? Non posso permetterlo! Ti prego, Dio onnipotente, fa che la nostra sovrana apra gli occhi e accetti le nostre richieste, o comunque, non farmi combattere contro la mia Mirta…—. Mentre finiva, entrò il suo vice, Mastarna, con una novità:—Hanno respinto l’Ultimatum—. Volerone piegò la testa, triste. Mastarna, da buon amico, propose: —Fa fare a qualcun altro: i nostri capiranno. Nessuno di noi vuole vederti soffrire così— —No— rispose     —In quanto capo, è mio specifico dovere occuparmene: è il politico il servo del popolo, non il contrario—. Mentre Mastarna, rattristito, se ne andava, Volerone mormorò:—Ha fatto la sua scelta, ministra: ha scelto l’inferno, e mi ci trascini.
—Dio si buono con lei e con me, ma per la mia gente, lei MORIRÀ!—

3– NELLE SALE DI STELSALENTE

Lavinia guardò le guardie che aveva messo intorno al palazzo di Stelsalente, centro dell’esecutivo di Novuno. Al loro comando, la sua fedele vice, Mirta.     —Non male— disse una voce dietro di lei. Si girò, e vide un biondino
—Difficilmente qualcuno dei suoi nemici potrà entrare—. —Chi è lei, e cosa vuole?— —Una persona qualunque, uno come tanti, che però, sa cosa ha in mente Volerone, e può dirtelo— —E cosa ci guadagneresti?— —Un nemico morto è un nemico che non da fastidi, o no?—

Intanto che discutevano di questo, Mirta rifletteva; essendo molto intelligente, sapeva che Volerone avrebbe trovato un modo. Lei era Autoctona in quanto figlia di Autoctoni, ma prima delle leggi segregative aveva passato molto tempo con lui, e lo conosceva bene. Ricordava bene con quale determinazione affrontava i bulli e i prepotenti, e come li sconfiggeva quando questi decidevano di usare la forza. Sospirò. —Visto nulla di sospetto?— chiese ad una sentinella —No, signora—. Mirta tornò nei suoi ricordi, di lui che recitava le scene dei loro film preferiti e di lei che guardava e ascoltava estasiata e stupefatta di tanta bravura: il suo amico era in grado di imitare chiunque talmente bene che con una maschera lo si sarebbe potuto confondere con uno degli attori. In quel momento, sobbalzò:—Oh, accidenti, quanto sono stupida!—

Lavinia si girò verso il cassetto, e cominciò a rovistare, cercando il documento giusto. Così non s’avvide che il biondino s’avvicinava. Uno sparo, un tintinnio, e Lavina, girandosi, vide il biondino disarmato da Mirta, giunta di corsa appena aveva capito con delle guardie. Lavinia la raggiunse, mentre le guardie avanzavano. All’improvviso, il biondino (cioè Volerone, per chi non l’avesse capito) gettò qualcosa a terra, e per tutta la stanza si diffuse del fumo. Mirta portò via Lavinia. —Non preoccupatevi— urlò una guardia —Ci pensiamo noi a…— prima che potesse finire, si sentì un rumore secco…

Volerone, con il fucile di una delle guardie che aveva steso, si mosse verso l’unica stanza in cui potevano essersi rifugiate: la Sala delle Armature. Le cercò e le trovò:—Come va, signore?— e cercò di colpire il cranio di Lavinia con il fondo del fucile (le due avevano intorno al corpo un campo antiproiettile); lei e Mirta però si spostavano dietro le armature. Ad un certo punto, Mirta lanciò Lavinia nella bolle magnetica d’emergenza della sala, e si trovò sola contro Volerone. Il quale esitò:—Ti prego, Mirta, non voglio combattere con te…—     —Ho giurato fedeltà a Lavinia: se la vuoi uccidere, dovrai prima   neutralizzarmi— e si mise in guardia. —Allora dovrò… SOPPORTARE IL DOLORE!— e attaccò Mirta. Nonostante quest’ultima fosse una quadridimensionale forte, veloce e abile, non poteva competere con il suo avversario, che come guerriero ricordava Pentesilea, la più terribile combattente mai nata. Ben presto, Volerone la colpì, mettendola fuori gioco. Per un attimo sembrò a Lavinia di potersi salvare, vedendo Volerone in mezzo a un attacco di crepacuore. Ma lui si riprese, la guardò come a dire:«È colpa tua e del tuo dispotismo», e iniziò a colpire la bolla, indebolendola ad ogni colpo. Lavinia era terrorizzata: per difendersi, s’era legata alle manopole in mezzo alla bolla, per evitare ogni tipo di colpo, ma ora questa difesa era diventata una trappola inevadibile. Volerone sembrava fuori di se:—PER I FORESTIERI E PER I LORO DISCENDENTI!— Ma all’improvviso, il pavimento cedette, e Volerone cadde in una trappola tanto antica da essere stata dimenticata da tutti.

—Allora?— chiese Lavinia alla guardia. —No, signora, non ne abbiamo trovato il corpo, ne nel fossato, ne nel tunnel che dalla trappola portava ad esso. Ma che importanza ha?— —Ovvio— rispose Mirta —se il corpo di Volerone non si trova, allora il capo dei Forestieri è ancora vivo, e quindi ci dobbiamo preparare ad una difesa migliore.— L’idea entrò nella testa della guardia, che immediatamente tornò al lavoro. —Mirta, dimmi, tu sei dalla mia parte?— chiese Lavinia. Mirta comprese, e disse :—Non sono d’accordo con le leggi segregative, ma ti seguirò lo stesso.—

4– MAGIA NERA

—Generale Mirta?—

—Sì?—

—Ci sono queste due ragazze che chiedono di parlarle. Una sembra svampita—

—Falle entrare—

Una delle due ragazze guardava davanti a se, come un animale privato dell’istinto, e l’altra era molto triste. Erano bidimensionali: lo si capiva dall’aura bianca intorno ad esse.

—Signora Mirta— iniziò la ragazza triste —abbiamo bisogno d’aiuto.—

—Sedetevi e raccontatemi tutto—

Si sedettero.

—Mi chiamo Marie, e la mia amica si chiama Camilla. Lei aveva bisogno di aiuto, quindi abbiamo seguito un uomo, un certo Mr Lucio, che diceva di poterla aiutare. Ci siamo lasciate convincere, e… oddio, è terribile!—

—Continua—

—Delle ossa di non so quale essere ci hanno imprigionato. Quel Lucio, credo sia uno stregone… ha accoltellato una scimmia, quindi ha fatto un taglio a Camilla con lo stesso coltello, e ancora con quello ha toccato un blocco di cera (credo), e…—

—E?—

Qui Marie scoppiò a piangere:—Ha imprigionato l’anima di Camilla in quella statuetta!—

Mirta comprese.

Lavinia fu disposta ad arrestare quell’uomo e a aiutare quella ragazza, come era suo lavoro, e chiamò un esperto. Il quale disse:—Il furto dell’anima di una persona è una delle tecniche di Magia Nera che consentono maggior potere.—

—Ci spieghi—

—Vedete… Sebbene in genere si dica Magia Nera per indicare la magia malvagia e Magia Bianca per indicare quella buona, tecnicamente la prima è il controllo attraverso forze sovrannaturali, la seconda l’agire in armonia con le forze della natura.

—La Magia Nera è più potente, ma anche più insidiosa: solo esseri sovrannaturali malvagi come i diavoli si lasciano controllare, e solo in attesa di poter dominare il Mago. Prendere un’anima altrui è come promettere a queste creature un’anima in più quando viene il momento, ed esse in cambio donano poteri immensi—

—Ma perchè vuole questi poteri—

—Mr Lucio— mormorò esitante l’esperto —in passato era uno dei Parlamentari a Vita. Fu scacciato per aver preso più di quanto gli spettasse, e giurò vendetta, urlando: “Sarò il Signore Supremo di Novuno un giorno: lo giuro!”—

5– POLITICA E PIETÀ

Ormai è chiaro a tutti che l’emergenza era nazionale: Mr Lucio andava sconfitto non solo per giustizia verso Camilla, ma per eliminare un pericolo per la città. Lavinia riflettè:—L’unico che possa aiutarci è… Volerone!— —Non credo accetterà— —Suvvia: non può essere così cinico da approfittare della situazione—. Quindi attivarono il Fuoco Magico Ambasciatore, con il quale poterono parlare senza rischi ne sospetti con il Capo dei Forestieri. Il quale ascoltò l’intera storia, ma disse:—Accetterò solo se le nostre richieste saranno accettate— —Cosa?!— esclamò Lavinia —Ma non ti dispiace per quella    ragazza?— —Sì— rispose Volerone, impassibile —ma anche per chi dei nostri rischia di morire perché non ha diritto all’assistenza medica.— —Ma come fai ad essere così cinico?— Volerone incrociò le braccia e disse:—Semplice: sono un politico.—

Era chiaro che da Volerone e dai suoi non avrebbero avuto nulla: dovevano cavarsela da sole. Così, andarono dallo stregone con tutte le guardie, pronte al peggio.

Mr Lucio, vedendole, rise:—Tutto qui il possente esercito di Novuno?—

—Lanciate— Le guardie spararono, ma i proiettili si sciolsero prima di raggiungere l’obbiettivo. Lo stregone rise, e con un solo gesto scatenò un uragano contro i nostri. Mirta si ritrovò presto sull’orlo del fiume in piena.       —WAHAHAHAH! MUORI— e con un gesto lo stregone scatenò un terremoto.

Mirta perse la presa; si vedeva già congelata, quando una mano veloce la prese. Aprì gli occhi, e vide con stupore Volerone! Il quale la tirò su e prese una pistola: un preciso colpo, e la statuetta andò in frantumi.

—Nooo!— Dalla terra s’innalzarono fiamme terribili. —Vi prego! Pagherò il debito! Lasciatemi tempo— urlava Lucio. Inutilmente: le fiamme si disposero i una spirale intorno a lui, e da esse uscirono raggi verdi che lo colpirono; quindi dal corpo dello stregone uscirono gas verdi verso le fiamme, e la pelle e le carni furono assorbite con essi dalla spirale di fuoco. Quando le fiamme si spensero, di Mr Lucio rimase solo lo scheletro, che si polverizzò.

Volerone intanto aveva cercato Lavinia; ma non fece in tempo a spararle che fu bloccato da Camilla, che, ripresa l’anima, era tornata in se. Approfittando della confusione che ne seguì, riuscì comunque a fuggire.

—Mi raccomando— —Mai più magie, giuriamo— —Bene. E in quanto ai tuoi fratelli, Camilla, ho controllato il caso, e direi che possiamo considerarli innocenti.— —Grazie mia signora.—

6– DUBBI E DOMANDE

Lavinia guardò fuori da Stelsalente, caserma e sede dell’esecutivo di Novuno, e, in quell’occasione, fortezza in continuo miglioramento: la ribellione dei Forestieri contro le leggi segregative stava giungendo al culmine; la guerra civile era ormai molto vicina, la pace sul filo del rasoio.
Ma non è a questo che pensava la Ministra a vita della più potente città post-fusione del suo mondo, ma all’ultimo pericolo corso contro lo stregone nero. Dalle indagini, era risultato che fu politico non solo quando fu cacciato per furto e corruzione, ma anche prima: con i suoi poteri, s’era fatto rieleggere di continuo, e le prime volte era effettivamente preoccupato per il suo popolo, ma poi era divenuto egoista e avido; secondo l’esperto, questo declino non era però avvenuto per l’uso della magia nera, in quanto la usava poco e in una forma minore, che si scontrava con i suoi buoni propositi iniziali. Ed era questo che preoccupava Lavinia: quei buoni presupposti erano molto simili ai suoi…
Lavinia non era l’unica a pensare: anche Mastarna, assistente e amico di Volerone, capo dei Forestieri, pensava: «La mia scelta è contro le leggi, non contro Lavinia… ma è stata lei a metterle, sennò non sosterrei Volerone… ma allora perché mi sento in colpa?». Pensieri simili aveva Mirta, amica di Lavinia e Generalessa Suprema; lei aveva giocato con Volerone da piccola ed era sempre stata molto vicina a lui, prima che Autoctoni e Forestieri si dividessero, ed era rimasta innamorata di lui, come lui di lei… ma non poteva tradire la sua signora, anche se le leggi, obbiettivamente, erano sbagliate.
Quanto a Volerone, lui si chiedeva se doveva continuare e non piuttosto tentare un approccio diplomatico: gli dava fastidio fomentare una guerra civile, essendo pacifico e poco amante dell’avventura; inoltre, non gli piaceva far paura agli altri com’era costretto a fare, e gli sembrava che gli ultimi eventi avessero messo in dubbio Lavinia su alcune sue decisioni (sul che ci azzeccava sin troppo bene); né dimenticava che altre decisioni di Lavinia avevano portato pace e sicurezza alla città e aveva esteso il suo potere e la sua influenza anche oltre il suo territorio, senza tuttavia calpestare nessuno.
Ora che abbiano visto i dubbi e le domande di tutti e quattro, possiamo andare avanti.

7– QUADRIO

Mirta, guardando giù, vide la piazza completamente allagata: la fontana in centro stava mandando esplosioni d’acqua. —Ma cosa… GUARDIE—. Organizzato un esercito di soccorso sul momento, scese immediatamente. Vide un uomo in mezzo alle acque. —Arrestatelo!— ordinò Mirta; ma l’uomo rise, e buttò in acqua qualcosa, che formò un’onda anomala che colpì le guardie e quasi uccise Mirta. —AHAHAHAH— rise l’uomo, e improvvisamente si circondò di fiamme e volò via.
Lavinia, saputo tutto, richiamò l’esperto (siccome ne avremo bisogno spesso, vi avverto che si chiama Leonardo), il quale riconobbe in questo un’azione di Magia Bianca: —La magia bianca,— spiegò —spesso è confusa con la magia buona; di per se, è una forma di magia che cerca di agire in armonia con la natura, attraverso pozioni e polveri. È meno potente della magia nera, ma certo chi sa usarla per i propri scopi può diventare molto potente.— —E conosce questo mago?— chiese Lavinia, ricordando l’altra volta. Purtroppo, Leonardo nulla sapeva di costui.

In quel momento, dal braciere si alzò il Fuoco Ambasciatore, usato tra nemici per parlamentare senza trucchi e sospetti. Era Volerone :—Spero di non disturbare, ma siamo in emergenza comune.— —Cioè?— chiese Lavinia, preoccupata. La risposta confermò i suoi timori :—Uno dei miei, disperato, ha fatto un patto con un certo Quadrio, un mago, che però lo ha ingannato: egli apparteneva al governo di una città distrutta dalle nostre truppe dieci anni prima che lei salisse al Potere, Lavinia, e non aspettava altro per vendicarsi.—Lavinia tremò. —Bisogna muoversi— continuò Volerone —prima che… AAAARGH!— —VOLERONE, NO!— urlò Mirta. Ma il fuoco ambasciatore si spense, senza lasciare traccia.

8– LOTTE FINALI

Nuovamente l’esercito fu raccolto. Intanto, Mastarna, sentito l’urlo di Volerone, entrò nella sala. Appena entrato, vide il suo capo ed amico combattere contro 4 esseri diversi: uno era fatto di fuoco, un altro di acqua, un altro era trasparente e l’ultimo era piccolo e coperto di muschio. Non sapeva cos’erano, solo che doveva combatterli. Raggiunse Volerone, buttando il tavolo in pietra addosso all’essere di fuoco, il quale però si riprese subito. La lotta sembrava disperata.
Intanto che Volerone e Mastarna lottavano contro i quattro esseri,  Lavinia e i suoi uscivano da Stelsalente. All’improvviso, però, dal fossato l’acqua si alzò; Mirta e le guardie vennero travolte e respinte in Stelsalente, e la sarasinesca si chiuse, bloccandoli dentro. Lavinia si guardò indietro spaventata, quando sentì un “Salve” molto inquietante. si girò, e vide Quadrio… —Chi si vede, la signora di Novuno, pronta a … SOCCOMBERE?— e attaccò con un bastone di fiamme, circondato di gas scuri, che rendevano impossibile colpirlo a distanza. Lavinia schivò i colpi girandogli intorno: il suo piano era di far distruggere all’avversario il ponte intorno a lui e, così, farlo cadere nelle acque agitate da lui stesso. Dall’ingresso di Stelsalente, provenivano sbuffi e imprecazioni dalle quali si capiva che non si riusciva a sbloccare la saracinesca; Lavinia era sola contro un mago bianco terribile, e da sola doveva sc6nfiggerlo.
Il suo piano fallì: Quadrio lanciò una fialetta, Lavinia la evitò, ma non evitò l’esplosione della fialetta, che la buttò a terra. Non so se Quadrio aveva capito tutto o se era solo stanco di colpire a vuoto, fatto sta che ormai aveva la signora di Novuno nelle sue mani. Alzò il bastone di fiamme per colpirla e ucciderla, e nella disperazione Lavinia sparò all’arma del nemico, convinta che interferendo nella magia avrebbe ottenuto qualcosa.
Volerone colpì l’essere muschioso, facendolo finire contro l’essere d’acqua; l’essere d’acqua s’infranse in mille gocce solo per ricomporsi e il piccolo essere muschioso finì a terra solo per rialzarsi. Proprio quando i due erano alla disperazione più nera, i quattro esseri urlarono e svanirono… in quel momento, Lavinia osservava gli effetti del suo sparo.
Il primo effetto fu di liberare la saracinesca, ma l’effetto più spettacolare e spaventoso avvenne a danno di Quadrio: la fiamma lo prese e si alzò immensa, emanando gas rossi e un liquido bianco. Alla fine, rimase il corpo annerito di Quadrio, che si dissolse in polvere: il bastone fiammante, infatti, null’altro era che l’uso esterno del fuoco del suo microcosmo.

9– UN VELENO INCONTRASTABILE

In una grotta un uomo completa la soluzione chimica di sua invenzione, ridendo poi sommessamente tra fiale e fialette portanti i segni di una sterilizzazione continua, necessaria al riutilizzo delle stesse.
Lo scienziato lasciò cadere una goccia della soluzione ottenuta sul pavimento: esso si sgretolò, e il veleno andò a colpire una colonia di topi formatasi sotto di esso, sterminandola. Lo scienziato pazzo rise da matto, e attivò i molti microaeroplanini che aveva preparato per l’occasione (ma quante lauree avrà avuto questo scienziato?). I microaeroplanini raccolsero il veleno come gli aeroplani dei pompieri raccolgono l’acqua, e si diressero verso Novuno.

—Allora, signor Leonardo?—
—Signora Mirta, stiamo facendo il possibile, ma questo veleno ci è del tutto ignoto—
A parlare erano Mirta, assistente di Lavinia, signora di Novuno, e Leonardo, massimo esperto in magia, scienza e religione della città (anche lui plurilaureato, a quanto pare). Noi abbiamo visto lo scienziato inventore di questa sostanza, ma loro no: sapevano solo che questo veleno attaccava tramite spine dall’alto, in maniera imprecisata. Tutti coloro che erano fuori la notte (guardie notturne, popolo della notte, ritardatari, affetti da insonnia, gente che voleva solo fare un giretto notturno, ecc… ecc…) era stato colpito. La situazione era grave; qualunque fosse l’origine del veleno, non era una tattica dei Forestieri, in quanto anche loro erano stati colpiti: la cosa era nota perché Volerone aveva fatto attaccare delle Cliniche per far stare a loro agio i colpiti. Lavinia non aveva ordinato nessun contrattacco, e al momento tutto era in una sorta di pace. All’improvviso, Mirta ricevette una chiamata da Lavinia, e dovette andare.

Il fuoco ambasciatore era acceso, ma nessuno vi appariva, tranne da una Fiamma Coambasciatrice (mostrava altri ascoltatori), nella quale si vedevano Volerone, capo dei Forestieri, e Mastarna, il suo fido assistente.
Quando entrò Mirta, nel Fuoco Ambasciatore si vide finalmente chi voleva parlamentare: era lo scienziato che abbiamo visto all’inizio. Tutti sbarrarono gli occhi e esclamarono:—MAGINI!—.
—Sì— rispose l’interessato —e sono qui per vendicarmi!—; di cosa era chiaro a tutti: lo scienziato in passato aveva affermato fosse possibile prendere le astratte emozioni umane e trasformarle in sostanze. Tutti lo avevano deriso, e dopo numerosi rifiuti di finanziamento, tentò di rubare soldi alla banca cittadina; arrestato, fu escluso da tutti gli scienziati. Evidentemente, prima di evadere aveva covato rancore. —Volerone, lo riconosci questo— disse lo scienziato al capo dei Forestieri indicandogli un uomo morto. Volerone rabbrividì, e mormorò:—Crasso— Crasso era il Forestiero più ricco (nota dell’autore: vediamo chi indovina da chi ho preso il nome). Quindi Magini si rivolse a Lavinia per canzonarla, raccontando di come quest’uomo, disperato per la morte della figlia causata dalla mancanza di cure mediche prescritta dalle leggi segregative, gli aveva dato tutti i suoi averi in eredità (ovviamente dandogli un falso nome) purché la facesse pagare agli autoctoni… nascondendo che voleva farla pagare a tutti gli abitanti della città. Autoctoni o Forestieri che fossero. Il resto, era sin troppo chiaro. —Se volete l’antidoto al mio Veleno dei Massimi Veleni dell’uomo, dovrete darmi la città intera, così da permettermi di fare esperimenti che nessuno può capire, perché nessuno ha la mia genialità! WAHAHAHAHAH—.

10– CACCIA ALL’ANTIDOTO

Date queste premesse, Lavinia e Volerone decisero una tregua, e si diressero con i rispettivi eserciti contro Magini e le sue macchine fantascientifiche (di cui sapevano grazie alle spie ritornate più morte che vive). Per evitare di essere visti e prenderlo di sorpresa, i nostri avevano fatto mettere ai soldati delle tute invisibilizzanti e li avevano armati con fucili silenziosi: il piano era di entrare in silenzio nel rifugio di Magini e costringerlo a consegnare l’antidoto. Vedere i possenti droni da combattimento del professore fu spaventoso, e sperarono che le difese anti-radar delle tute invisibilizzanti non si rompessero proprio in quel momento.

Mentre i soldati e i loro capi speravano, Leonardo si lambiccava il cervello per trovare un antidoto. Era una situazione disperata, e Leonardo si sarebbe strappato i capelli: era umiliante essere sconfitto proprio sul suo stesso piano, anche se da un genio della scienza. Visto che di capelli da strappare ormai non ne aveva più, si diede delle botte sulla pelata, e così riuscì a calmarsi. «Ragioniamo: Magini vuole vendicarsi, l’ossessione per la sconfitta lo ha fatto impazzire; essendo pazzo ed esacerbato, potrebbe essersi fatto sfuggire qualcosa per inconscio desiderio di manifestare il suo genio… La sua teoria riguardava la possibilità di materializzare sotto forma di soluzioni le emozioni umane… com’è che ha definito il suo veleno?»

Mentre così ragionava, i nostri eroi erano giunti al Dr Magini. Ma costui aveva più dei droni: quando si vide minacciato, pigiò un pulsante nella sua cintura, e delle onde ultrasonore di grande potenza colpirono i soldati e i loro comandanti. Mentre si riprendevano, Magini corse ad uno dei suoi computer, e pigiò un altro tasto. Le pareti del rifugio si aprirono, e i droni entrarono per distruggere i guerrieri.

Ben presto la situazione entrò nei livelli di “senza speranza”. Come risolvere tutto questo? L’unico modo era uccidere Magini, ma lui era l’unico a poter curare le persone colpite dal veleno. All’improvviso, si alzarono urla da tutti gli ospedali. Lo scienziato prese a ridere da folle (essendo matto), ma il riso gli morì in gola quando comprese che erano grida di gioia: avevano trovato l’antidoto! Imprecò e urlò: —Comunque vada, NON USCIRETE VIVI DA QUI!— Folle (ulteriormente) di rabbia, scatenò i microaeroplanini e prese una pistola lanciasiringhe. Gli scudi magnetici di solito erano impossibili da indebolire, ma quel veleno sembrava in grado di farlo, e i droni rendevano il tutto più difficile. Spararono allo scienziato, ma i proiettili furono respinti da un campo di forza. —AHAHAHAH!— rise lo scienziato. All’improvviso, Mastarna sparò dritto all’imboccatura della sparasiringhe, che esplose. Il veleno che conteneva si riversò sullo scienziato, distruggendo il campo magnetico. Lo scienziato fece appena in tempo a urlare —NOOOOoooogl— che si ritrovò sciolto nel suo stesso veleno.

—Complimenti Leonardo; alla fine ha dimostrato la sua genialità—
—La ringrazio, mia signora, ma non è stato nulla di particolare. Nella sua esaltazione e nella follia della sua ira di scienziato vilipeso ingiustamente, Magini aveva rivelato come aveva creato il suo veleno: mescolando soluzioni provenienti dai sentimenti più rovinosi per l’uomo, precisati in una breve e semplice poesia— e prese un foglietto di carta, leggendo:

Arroganza ed Egoismo, 

una spruzzata di Menefreghismo, 

scaldati a fuoco lento 

nelle tenebre dell’Ignoranza 

e gli uomini, anche se più di cento, 

diverran di sicuro gran mattanza.

 

Continuò: —L’antidoto ovviamente si ritrova nelle virtù cantate dallo stesso poeta in una poesia dello stesso metro—, girò il foglietto e concluse:

Umiltà e Altruismo, 

rifiuto del Facilismo, 

scaldati rapidissimevolmente

con la luce della Conoscenza,

e gli uomini rapidamente,

del bene non saran più senza.

Lavinia ascoltò attentamente, e comprese…

11– LA SITUAZIONE NOVUNENSE

La domanda più frequente (non se la fa nessuno solo perché tutti hanno altro a cui pensare) è: “Ma quando non ci sono nemici comuni a Novuno, Volerone continua ad attentare alla vita di Lavinia?” La risposta è: “Ovviamente sì”. Cosa pensavate, che dormisse? Le ha provate tutte: veleno, attentati lampo, addirittura s’è fatto catturare per poi evadere e attaccare la ministra.

Sinora non gli è andata molto bene, e proprio per questo la guerra civile rischia di entrare nella “fase calda”: i Forestieri si sono concentrati intorno alle cliniche conquistate durante l’attacco dello scienziato (vedi puntata precedente), mentre gli Autoctoni sono fuggiti da quelle zone; Novuno sembra essersi spaccata in due città confinanti, con politici distinti; tutti si armano, pronti allo scontro; in ogni casa si raziona il cibo, di cui si fanno grosse provviste; si esce solo per la spesa e il lavoro (con l’aria di chi percorre un campo di battaglia).
Lavinia, però, è sempre più in dubbio sulle sue posizioni classiste, tanto più dopo aver ascoltato le poesie grazie a cui Leonardo aveva capito l’antidoto al veleno di Magini. Volerone, pur non sapendolo, ogni tanto prova ancora a risolvere le cose diplomaticamente (sinora invano). I loro assistenti, Mirta e Mastarna, sono entrambi divisi tra la fedeltà alla città (e quindi al suo governo) e il non essere d’accordo con le leggi segregazionistiche; le scelte di campo dipendono unicamente dal loro status sociale: Mirta è un’Autoctona, quindi sta dalla parte di Lavinia, Mastarna è un Forestiero, quindi è dalla parte di Volerone. Gli altri, Autoctoni o Forestieri che siano, sono per lo più spaventati gli uni dagli altri, dalla paura nasce l’odio, ecc… ecc… Le città più vicine a Novuno, da sempre invidiose della sua predominanza su tutto il mondo post-fusione, si preparano ad intervenire nella ormai vicina guerra civile per strapparle il ruolo di Città N° 1.
La situazione ormai era giunta  a questo punto quando iniziarono pure degli assassinii.

12– UN’ASSOCIAZIONE LETALEMENTE  SERIALE

—Allora? Cos’avete da dire?—

—Generale Mirta, abbiamo provato tutti i test a disposizione almeno tre volte… chiunque sia stato, non ha lasciato traccia—
—Ma non è possibile! Tre persone muoiono in pieno giorno, e nessuno se ne accorge?—
—Dobbiamo chiamare la ministra Lavinia?—
—No, glielo dirò più tardi… qui siamo troppo vicini alle zone controllate dai Forestieri.—
Mentre Mirta e la Polizia Scientifica Novunese mettevano a posto gli strumenti, Mastarna si avvicinò (ma mantenendosi a una prudente distanza – erano pur sempre in guerra), e chiese: —Anche da voi c’è questa catena di omicidi a catena?—
—Pure da voi questi omicidi inspiegabili?—
—Purtroppo sì. Secondo me, c’è qualcuno sotto. Abbiamo contato 70 morti in tutto—
—Anche noi ne abbiamo contati 70! Pensi voglia dire qualcosa?—
Mastarna si strinse le spalle.

Intanto, a StelSalente (sede del governo Novunese) e nell’ufficio di Volerone si accese il Fuoco Ambasciatore. Sia Lavinia che Volerone si misero a sedere davanti ad esso, per sapere cosa accadesse.
—Buonasera, signori di Novuno. Permettete mi presenti… mi chiamo Tarpea, e sono una donna qualunque… che ha deciso di diventare qualcuno—
—E noi cosa c’entriamo?— chiese Volerone
—Se vuoi un aiuto, non possiamo dartelo, o dovremmo darlo a tutti coloro che vogliono diventare famosi!— aggiunse Lavinia
—Oh, ma io non vi chiedo aiuto… sarete voi a darlo a me!—
—Cosa intendi?— chiesero Volerone e Lavinia quasi contemporaneamente, pur temendo la risposta.
—Semplice: se volete che i miei 7 assassini mettano fine alle loro scorrerie, dovete consegnarmi le chiavi della città! Così avrò il dominio della città più potente del mondo e potrò conquistare quest’ultimo più facilmente…. wahahahahah— e il Fuoco si spense.

A questo punto, una tregua tra Forestieri e Autoctoni era d’obbligo: tutti si misero a cercare gli assassini e la loro signora, muovendosi in gruppo, senza differenze di status. Addirittura, Lavinia e Volerone collaboravano nello stesso gruppo, con a fianco i fedeli assistenti-amici Mirta e Mastarna. Furono proprio loro a rintracciare i 7 assassini, che avevano deciso di puntare a loro proprio perché erano i comandanti. I sette erano:

  1. MOZRO, un pazzo assassino, cui era stato promesso il posto di boia;
  2. ATRODAG, una drogata, cui erano state promesse ampie quantità di Droga;
  3. SCRUGIA, un’avida e avara donna cui era stato promesso il posto di Tesoriera (ergo, tanto denaro);
  4. GRIMILDE, una donna invidiosa del successo dei capi di Novuno, e desiderosa di vederli affondare;
  5. MEDEA, una donna il cui padre era stato ingiustamente condannato, desiderosa di vendetta;
  6. SESTO, un uomo cui era stato promesso la “conoscenza” (nel senso più fisico in cui tale termine è usato) con le donne più belle della città.
  7. CLODIA, una superba cui era stata promessa la possibilità di mostrare la sua superiorità con importanti posti di comando e la presenza in tutti gli spettacoli.

Trovare la capa sembrava più difficile, ma non appena si sparse la voce, fu essa stessa a scendere in campo, ridendo da folle. —Complimenti, signori— sghignazzò —ma ora dovrete vedervela con me, e con le mie armi— e tirò fuori uno strano fucile, da cui partirono raggi laser. Leonardo, quinto membro del gruppo, si salvò per un pelo, e urlò:—Attenzione: quel fucile laser è quello rubato dai laboratori dello stato!—. Tarpea rideva a più non posso:—Visto che non vi arrendete, farò le cose… ALLA VECCHIA MANIERA!—. Mastarna le sparò contro, ma i proiettili rimbalzarono sulla giacca di lei. Tarpea rise ancora più forte. Mirta, disperata, sparò contro il fucile laser. Questo esplose, e accadde una cosa incredibile: il fucile, colpito, esplose, e la copertura magnetica di Tarpea si coprì di lampi elettrici. —Ma cosa… NOOO!— urlò Tarpea, mentre il cuore e il cervello finivano di funzionare, mettendo fine alla sua vita.

Qualche giorno dopo, Leonardo finì l’analisi di quanto era successo e scrisse nel rapporto: “L’esplosione è stata causata dal proiettile di Mirta, che ha colpito la sede del programma del fucile laser, mandando in tilt l’intero sistema. L’onda d’urto di tale esplosione ha mandato in tilt le microcellule magnetiche della copertura antiproiettile di Tarpea, causando scosse elettriche che l’hanno poi colpita direttamente, amplificate da quanto restava della copertura magnetica: la scossa è stimata intorno ai cento milioni di megawatt, potenza sufficiente a ucciderla sul colpo.”

13– PENSIERI TETRI

La situazione Novunese non accennava a migliorare: dopo aver così tanto collaborato, Autoctoni e Forestieri non osavano combattersi, ma allo stesso tempo i secondi non intendevano cedere sulle loro richieste, e i primi non sapevano cosa fare; in parole povere, la pace era stabile quanto un colosso di granito posto su piccoli vasi d’argilla. Le città dei dintorni non aiutavano, ma aspettavano con allegria la fine di Novuno, ognuna pensando di sostituirla una volta caduta.

Lavinia, signora di Novuno, si era ritrovata duramente colpita in molte sue idee nelle sue idee classiste. Inoltre, uno dei 7 assassini del gruppo appena sconfitto (la capa morta era nei rapporti definita Ultra-Assassina) l’aveva alquanto scossa: Mozro, infatti, non era un maniaco assassino nel senso della parola (individuo che uccide per una patologia, un impulso cui non sa opporre resistenza); egli non aveva nessuna patologia: semplicemente, aveva trovato la sua vita vuota, e, pur di riempirla, non esitò a uccidere una persona e a indicare in un’altra il colpevole. L’emozione provata nel non essere scoperto lo portò a commettere un omicidio dopo l’altro: di per se certo non doveva essere troppo normale (non sono molti quelli che, per riempire la vita, uccidono), ma neanche un maniaco di nascita, in quanto lui stesso aveva preso questa decisione. La disturbava un semplice fatto: quella persona prima di far ciò era un uomo tranquillo, onesto e pacifico; «Possibile che una tutto sommato brava persona possa diventare un serial killer per così poco?» si chiedeva «Anch’io potrei degenerare?». Quest’ultima domanda la turbava parecchio, perché di fatto negava la sua idea per cui un esecutivo perenne sarebbe stato un bene per Novuno.

Riguardo agli altri eroi di questa guerra fredda, le solite cose: Volerone passava dal tentare di uccidere Lavinia al provare un approccio diplomatico (dimostrazione dei suoi problemi di coscienza), Mirta continuava a non sentirsi a posto nel sostenere chi aveva promulgato le leggi segregazionistiche  e Mastarna si sentiva un po’ un traditore. A questo punto si era, quando alcuni iniziarono a comportarsi come posseduti… o forse erano posseduti?

14– ESORCISMI E SATANICI

—Allora, Leonardo? Qual’è la diagnosi—
—Mia signora Lavinia, io faccio quel che posso, ma per essere sicuri del bisogno di un esorcismo bisogna interpellare un sacerdote, possibilmente incaricato—
Ora, la domanda che probabilmente vi starete facendo tutti (ove con “probabilmente” s’intende “probabilmente no”) è “Ma l’unico esperto della Novuno dell’epoca è Leonardo?”. Ovviamente no, ma lui era il più esperto e saggio di tutti, quindi quello interpellato per le situazioni più gravi.

Lavinia non era sicura di voler far intervenire un sacerdote:—Con tutto quello che combinano, tra avidità e lotte per il potere ecclesiale, non meritano certo il titolo di “Ministri di Dio”—. Ma Leonardo spiegò:—Certo molti ecclesiastici non sono come li si vorrebbe… ma il compito della Chiesa è di mediare tra l’uomo e Dio, il materiale e lo spirituale, oltre che di comprendere e trasmettere il messaggio di Dio. Certo, molti sacerdoti sono criticabilissimi, ma anche gli Apostoli lo erano: quante volte Gesù nel vangelo li sgrida?—. Disse molto di più, ovvio, ma siccome non voglio tediarvi (ma quale elegante eloquio posseggo) ho messo solo il minimo indispensabile. Il sacerdote fu chiamato.
Ora, quando si parla di assatanati, la Chiesa tende ad essere un po’ scettica, non perché non ci creda, ma perché la gran parte delle volte sono solo malati mentali,ergo hanno bisogno più di uno psicologo che di un esorcista, e molti sintomi un tempo ritenuti segni di possessione sono in realtà malattie, ergo in questi casi c’è bisogno di un medico e non di un esorcista. Alcuni sacerdoti affermano che chi pensa di essere posseduti in realtà ha solo dei problemi psichiatrici, in quanto il diavolo cerca di nascondersi.
Comunque, il vescovo di Novuno in persona s’incaricò di controllare i casi più vicini alla possessione, ma quello che scoprì fu qualcosa di inedito…
—Be’, mia Signora, temo che qui l’esorcismo non serva: costoro non sono posseduti, ma ma appartengono ad una setta di adoratori del diavolo… satanici, per dirla in breve—
—Che bello—
La discussione tra Lavinia e il vescovo fu interrotta da un urlo. Quando entrò nella stanza da cui proveniva, trovò le guardie in un lago di sangue e Mirta scomparsa. Sul muro, c’era scritto col sangue “I Figli del Diavolo vinceranno”.

Ottenere l’aiuto dei Forestieri fu facile: a parte che Volerone era innamorato di Mirta, nonostante il campo diverso, i satanici potevano colpire anche loro. La collaborazione fra Autoctoni e Forestieri diede ottimi risultati: Mirta era stata rapita per un sacrificio da compiersi durante la luna piena. Volerone impallidì:
Stasera c’è la luna piena—

Per fortuna, s’era scoperto anche dove. Volerone era nervoso, ma riuscì a trattenersi. I satanici erano numerosi, ma gli eserciti dei Forestieri e degli Autoctoni lo erano di più: sarebbe stato facile. Volerone e Lavinia si scambiarono un’occhiata e urlarono:—ALL’ATTACCO— I satanici fuggirono qua e là, ma il sacerdote nero (il capo, per intenderci), tal Ominedo, iniziò a lanciare fiamme infernali, e urlò:—Chinatevi di fronte a Satana e ai suoi servi! Il Dio cristiano è morto, e Satana, il vero Dio, ritorna a dominare!— Ben presto, gli eserciti si trovarono bloccati. Molti morirono, e i satanici stavano avendo il sopravvento. A Lavinia stava per cadere la pistola (il che sarebbe stata la sua fine in quel marasma), ma Volerone e Leonardo vennere ad aiutarla. Leonardo si buttò tra lei e una fiamma, venendone colpito, e Volerone aiutò Lavinia a sostenere la pistola.

I due si scambiarono un’occhiata diversa di da quella solita di odio, sia da quella politica… un’occhiata amica. Premettero contemporaneamente il grilletto della pistola, e il proiettile traversò le fiamme come se nulla fossero e colpì, unico a riuscirci, il sacerdote nero. Egli indietreggiò urlando, e dalla terra immense fiamme lo circondarono. Poi si abbassarono, e quando si spensero, del sacerdote nero nulla rimaneva.

Mentre Volerone andava a slegare Mirta, Lavinia si chinò sul moribondo Leonardo, il quale disse:—È stato un onore servirla, mia signora, sebbene la sua scelta di rendere il governo perenne e quella di istituire leggi segregazioniste siano sbagliate, ma ora è giunta la mia ora.— Si alzò leggermente verso Lavinia e concluse:—Mi lasci dare solo un ultimo consiglio: ragiona su quanto hai visto in questo periodo di guerra fredda e di battaglie per l’ordine, e imparerai quanto hai sbagliato, e a prendere la scelta giusta— quindi spirò. Lavinia alzò gli occhi, trattenendo a stento le lacrime, e vide Mirta e Volerone baciarsi. Si girò, e vide Mastarna che s’occupava dei feriti e dei morti, oltre che dei prigionieri. Ovunque guardase, Forestieri e Autoctoni collaboravano, e lei non vedeva differenze di sorta. Ricordò il periodo trascorso e tutti i suoi dubbi. Allora comprese cosa doveva e voleva fare.

15– EPILOGO

Lavinia, appena tornata, fece togliere le famose leggi segregazioniste, catturò gli ultimi satanici a piede libero con l’aiuto d Volerone, Mirta e Mastarna. Quindi si dimise. Volerone e Mirta convolarono a giuste nozze, e Mastarna e Lavinia furono i testimoni.
E così… vissero per sempre felici e contenti? Dipende da cosa intendete per “felici e contenti”; se intendete che non ebbero mai più problemi, che andarono sempre e comunque d’accordo tra loro e con tutti e che avevano tutto quel che volevano, allora no; ma se per “felici e contenti” intendete dire che nonostante i loro problemi riuscivano ad andare avanti, che ebbero sì dei nemici ma anche molti amici, che nonostante i contrasti rimasero sempre amici (sposi nel caso di Volerone e Mirta) e che avevano vitto, alloggio, vestiti e soprattutto affetto, allora sì, vissero per sempre felici e contenti.

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