I TRIUMVIRI

1–PREMESSA

Usciamo da nostro universo: osserviamo che ne esistono molti, alcun paralleli, in cui le leggi possono variare. Ma tutti sono accomunati da una cosa: in essi coesistono 4 dimensioni, 3 per lo spazio e 1 per il tempo, sempre che non succeda un imprevisto che porti ad una fusione tra le 4 dimensioni, fatto dal quale proverrebbero grandi disastri: le 4 dimensioni infatti consentono all’universo di seguire certe regole, e prima che se ne formino altre, molti muoiono, molti ritornano da morte sotto forma di non-mortoidi e molti esseri prima solo immaginati diventano reali. In un universo in cui tale fusione è avvenuta tempo fa si svolge questa storia. Esso è parallelo al nostro, e quindi le specie reali sono le nostre. Accanto ad esse, ora ci sono creature di fantasia, personaggi leggendari o comunque inventati e personaggi storici più o meno noti trasformati in non-mortoidi (simili ai non-morti come vampiri, scheletri, ecc… ma con particolari caratteristiche). In una delle nuove città, chiamata Novuno, sta’ per accadere qualcosa di straordinario.

3– UN INCONTRO FELICE

Regina guardò l’immenso palazzo di giustizia di Novuno; lo chiamavano Montardesia, perché secondo la leggenda era stato fondato dove era crollata una montagna composta quasi esclusivamente di Ardesia, in parte usata per le decorazioni. Ma non era lì per turismo: doveva ritrovare suo fratello. Entrò: le avevano detto di cercare il giudice Dracone.
Nonostante non avesse una grande descrizione, lo trovò subito: nessun uomo aveva un’espressione così dura e senza emozioni. «Non vorrei ritrovarmelo in processo» pensò. Lui la vide, e lei tremò: il solo sguardo del giudice valeva come arma. —Emh— bofonchiò —mi chiamo Regina e…— —È la sorella di Aron, vero?— Regina riconobbe il nome del fratello, ma poté solo annuire da quanto era intimorita da quello sguardo.  —Ho disposto per quel ragazzo gli arresti domiciliari presso il signor Archimede. Questo è l’indirizzo.— Regina fu così entusiasta da dimenticare il timore. Salutò e corse subito da questo Archimede.

Archimede era, secondo le voci locali, il progettatore di Montardesia. Esisteva da prima della fusione, e  come tutti i suoi compari aveva dimenticato il suo vero nome: lo chiamavano Archimede per la sua genialità. Non era in casa, ma c’era il nipote, Tommaso, che fu lieto di mostrare alla diciottenne Regina il dodicenne che tenevano in custodia, ovvero Aron. L’incontro fra fratello e sorella fu tra i più felici: loro non pensavano più di reincontrarsi. Tommaso era stato arrestato per “opposizione a pubblico ufficiale” quando, per evitare un incidente, s’era messo davanti ad un auto guidata dal giudice che poi l’aveva condannato. Nonostante fosse una condanna ingiusta, nessun giudice s’era opposto, per la legge per cui un giudice doveva sostenere gli altri giudici, anche negli errori. Regina chiese come s’era ritrovato lì. Aron tacque, intristito, e Tommaso, che conosceva la storia, raccontò: —Ieri sera, Aron cercava di fuggire da Montardesia, ma fu fermato dalle guardie, guidate da lui… il cui solo sguardo ti uccide… il giudice Dracone, il più severo tra i giudici di Novuno.— Regina ricordò il volto inemotivo che aveva incontrato, ma credette che Tommaso esagerasse. —Sarà solo piuttosto severo—. Tommaso replicò:  —Non è stato chiamato Dracone a caso dopo la fusione: non ha pietà di nessuno, nemmeno dei malati, e pare aver dimenticato cosa sia l’affetto. Voleva sbattere Aron in carcere, ma mio nonno lo ha convinto a lasciarlo da noi in attesa della decisione finale.— —Disse— prese parola Aron —che lui certo sapeva fare il suo lavoro di giudice, ma di avere pietà verso un ragazzo condannato ingiustamente. Questo sembrò far presa, ma non credo che mi abbia salvato.— Seguì un attimo di silenzio. Alla fine, Regina disse:—Qualunque cosa dica tuo zio, l’unica speranza per mio fratello è fuggire—.

4– DUELLO TRA I DENTI DELLA GIUSTIZIA

Montardesia è un enorme palazzo pieno di uffici, sovrastato dalla Bilancia della Giustizia. E sotto il segno della bilancia sembra essere nato (ma nessuno lo sa per certo) il giudice Dracone, il più severo e temuto dei giudici, il cui sguardo, come si dice, è di per se un’arma letale. Non ha mai dubbi: la sua ossessione per il suo lavoro è tale da non avere altri pensieri, e quindi ogni dubbio lo risolve nella legge stessa. Ma stavolta, qualcosa di diverso è accaduto: non è d’accordo con la condanna di Aron, per questo ha accettato la richiesta dello scienziato Archimede, ma non può opporsi alla decisione di un suo collega. Pensava: «Cosa sono questi dubbi? Io sono il servitore della legge, da quel giorno non ho avuto altro pensiero! Ma il mio collega sta commettendo un abuso, sebbene non possa oppormi: posso stare qui a guardare? Non ci riesco. Ma la legge è chiara: devo sostenerlo! E allora? Diranno: “Perlomeno non è venuto meno al suo dovere di giudice”. Ma non mi sembra giusto. Dovrei oppormi? Diranno “Perlomeno ha sostenuto una giusta causa”? Mio signore Iddio, risolvi questo dubbio, tu che sai far risorgere i morti e liberare i posseduti!». Ma mentre pensava, arrivò una guardia, che lo avvertì del tentativo di fuga (non so come era venuto a saperlo). Il giudice di ferro mise da parte i suoi dubbi: il ragazzo e sua sorella avrebbero rispettato la legge, altrimenti… —E che Dio perdoni loro… e anche me—.

Tommaso mostrò ai due fuggiaschi il sentiero nascosto: —Porta solo fuori dalla città, dove i nostri giudici non potranno farvi nulla—.
—Grazie, Tommaso—
Il sentiero passava su una parete di roccia vicino a Montardesia, circoscritto da alcune rocce piuttosto grandi, i Denti della Giustizia, chiamati così per la vicinanza al palazzo. Girarono in una curva… e si trovarono contro Dracone armato di spada! —Pensavate di scappare, eh? CONSEGNATEVI, e cercherò di essere gentile— Rifiutarono, e lui si lanciò contro di loro. Aron scivolò, e lei e sua sorella si ritrovarono a penzoloni sulla città, con un sacco di persone che li guardavano. —V’arrendete?— chiese ancora il giudice, ma loro, nonostante la paura, decisero ancora di non cedere. Dracone si morse il labbro, e poi sollevò la spada urlando: —Dura lex, sed lex—. Tutti quelli che guardavano rimasero con il fiato sospeso. Fu un attimo, e la lama entrò nelle carni. Un urlo, una caduta su Montardesia, il Palazzo della Giustizia di Novuno, la città rappresentante il nuovo ordine. E fu così che Dracone, il più rigido dei giudici della città, si suicidò per non sostenere una sentenza che riteneva ingiusta. E lui, che aveva vissuto solo per la legge per tanti anni, pose l’ultimo sguardo sulla Bilancia della Giustizia di Montardesia.

5– RITORNO DA ARCHIMEDE

—Quindi non riproverete a fuggire?—

—No, Tommaso. E Aron già non mi sembrava d’accordo, pur non avendomi detto nulla. Dovrò pensare ad altro.—

Tommaso annuì. Era rimasto scosso come tutti dal suicidio di Dracone, e non riusciva a capacitarsi di come non potesse sostenere il suo compagno come diceva la legge, lui che sembrava avere le norme al posto del cuore.

—Piuttosto— continuò Regina —quando torna tuo zio Archimede? Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo.— Di quest’uomo Regina sapeva solo il nome datogli dopo la fusione dimensionale e la leggenda per cui era il progettatore di Montardesia, palazzo giudiziario di Novuno.

—Non so— rispose il diciottenne alla sua coetanea —è andato fuori città, affermando che Novuno ha bisogno del suo viaggio; non c’ho capito molto in realtà—

—Chi si occuperà del nostro caso?—

—Pare si stia discutendo una legge in parlamento su cosa fare in caso di morte di giudice; o meglio, si sta aspettando di vedere cosa ne dirà Cicerone—.

—Cicerone?—

—Lo chiamano così perché nessuno riesce a vincerlo in fatto di oratoria.—

—Vero nome, ovviamente, dimenticato— concluse Regina, sapendo che chi era vissuto prima della fusione dimensionale aveva dimenticato il suo nome.

I due giovani tacquero per un po’, poi Tommaso chiese:—Ti va un gelato?—

6– IL PIÙ ABILE ORATORE DI NOVUNO

L’oratoria, di fondo, è l’arte di convincere gli altri della realtà della propria opinione: un buon oratore è capace di convincere l’interlocutore di cose come “la luna è il sole”, “il bianco è nero”, ecc… In mani giuste è uno strumento indispensabile per portare il bene e la giustizia, ma in mani sbagliate diventa un’arma tra le più terribili, in grado di compiere massacri, costruire bombe atomiche, scatenare guerre, e così via. L’oratoria, in altre parole, è una spada a doppio taglio, alla quale bisogna prestare attenzione.

Il più abile oratore di Novuno fu detto appunto Cicerone. Fu lui a sistematizzare la costituzione di Novuno, ma di fatto ormai era lui a decidere le leggi, non il Parlamento Novunese, radunato a Cediloco (“luogo della caduta”, perché, secondo la tradizione, erano caduti lì 3 fulmini, fatto interpretato come segno per la nascita della città). Cicerone era tanto sicuro di ciò in cui credeva da non ascoltare le opinioni altrui: quello che diceva lui era giusto.

Ma ora si trovava davanti ad un problema: lui aveva ideato la legge per cui i giudici dovevano sostenersi a vicenda anche negli errori, per evitare che un giudice fosse costretto ad ostacolarne un altro per minacce, e molti quella mattina gli avevano rinfacciato la colpa del suicidio di Dracone, scisso tra il rispetto di tale legge e quello per le leggi contro gli abusi di potere, e ora stavano usando la faccenda contro di lui. Provò un vecchio trucco:—Se Dracone non era abbastanza flessibile per scegliere il male minore, non è colpa mia—. Ma la risposta fu altrettanto banale ed efficace:—Tutte scuse, tutte   scuse—. Cicerone si sentì punto, e decise:—Visto che non mi volete più ascoltare come un tempo, vi dimostrerò di non aver avuto torto con quella legge. Vedrete chi è Cicerone.—

7– LA FOLLIA DELLA PRESUNZIONE

-Non credo sia una buona idea- ripeté Tommaso per la centesima volta

-Ne abbiamo già discusso:: è la cosa migliore da fare-

-Regina, neanche tuo fratello mi sembra d’accordo, anche se non vuole contraddirti-

-So io cosa è meglio per lui, meglio di lui-

Tommaso avrebbe voluto dirle che era matta, rigida e chissà cos’altro, ma dopo la faccenda di Dracone aveva qualche dubbio sulla sua capacità di giudicare le persone, sulla quale tuttavia non avrebbe dubitato prima di tale fatto. La cosa può sembrare ridicola, ma per lui, abituato a sparare giudizi sin dalla morte dei genitori su tutto e tutti, era traumatico: significava veder sparire la parte di se in cui aveva confidato di più e nella quale si era sempre riconosciuto. La parte peggiore era questa: rendendosi conto del suo errore verso Dracone, si sentiva simili ai giudici come quello che stava perseguitando Aron solo perché arrivato in ritardo ad un appuntamento a causa del ragazzino.

Mentre lui pensava a questo, Regina rifletteva su come eseguire il suo piano e Aron si chiedeva se e come dire alla sorella cosa ne pensava, entrò Cicerone.

-Onorevole Cicerone, cosa vuole?- chiese Tommaso.

-Voglio scoprire cosa ha portato al suicidio di Dracone-

Tommaso era un po’ confuso, ma conoscendo il carattere del parlamentare cominciò a temere cosa stesse succedendo. Comunque, rispose: -La legge che impedisce a un giudice di opporsi ad un altro giudice lo ha scisso tra il rispetto per essa e …- ma venne interrotto.

-Impossibile- Interruppe Cicerone -La legge che obbliga i giudici di sostenersi anche nell’errore avrebbe dovuto essere sbagliata in questo caso, ma era stata ideata da me, e io non faccio errori.-

-Cosa?- esclamò Regina, che non conosceva il parlamentare.

-Cosa è successo?-

-L’abbiamo già detto-

-Cosa avete fatto-

-Lo hanno visto tutti-

Ma il parlamentare non mollava, e assunse una faccia terribile e pallida mentre continuava a ripetere le stesse due domande, con un tono sempre più furioso e un volto sempre più spaventoso; iniziò praticamente ad aggredirli fisicamente dalla furia, sempre facendo queste domande, ma era rallentato dal grasso. Ma all’improvviso, iniziò a mugugnare e a fare versi strani

-Cosa succede?- chiese Aron, ma il parlamentare cercò di saltargli addosso. Regina d’istinto si pose tra lui e il fratello, e Cicerone si aggrappò alle sue vesti. Tommaso subito lo staccò tirando indietro Regina. Cicerone non li seguì, ma rantolò sul pavimento per un po’, quindi si bloccò.

All’ospedale, lo dichiararono morto per infarto.

8– UN MINISTRO TROPPO FORTE

—BASTA!— Decretò Appio Claudio, I Ministro di Novuno. L’esecutivo è far eseguire la legge, quindi, di fondo, mantenere l’ordine (polizia, esercito, trattati) e occuparsi dell’amministrazione territoriale. Per far questo, è ovvio, un po’ di autorità ci vuole, e Appio era autoritario: nessuno osava disobbedirgli.

I recenti avvenimenti (il suicidio di Dracone –diviso tra la legge e la sua coscienza– e la morte per infarto di Cicerone –disperato per un errore che non voleva ammettere) erano ora nelle sue mani; il giudice fermato da Aron aveva fatto ormai la sua decisione, ma l’esecuzione non era ancora stata eseguita, e questo lo faceva arrabbiare: la morte dei due grandi e l’ingiustizia della causa stava scatenando molti disordini in città. —Ora me ne occupo io. ANDIAMO—. —Ma, signore— borbottò la generalessa, Pentesilea —è contro la procedura agire senza …— —Poche storie: sono IO il capo delle forze dell’ordine, non parlamentari e giudici. E anche la sorella dev’essere arrestata e giustiziata con lui— —Ma la pena di morte è stata vietata, e poi la signorina ha il diritto ad un processo— —Avrà il processo: MORTA! E adesso basta con le storie;  OBBEDITE!—. Le guardie guardarono la generalessa, chiedendosi cosa avrebbe fatto. Lei si limitò a guardarli, e a fare un cenno come per dire “obbedite”: non a caso il ministro era stato chiamato Appio Claudio, come i consoli più feroci dell’antica Roma.

Quindi, un gruppo di guardie partì dal commissariato di StelSalente, secondo la leggende edificato dove era caduto il primo raggio di luce dell’alba del giorno in cui nacque la città, illuminando una forma di stella nel terreno e proiettandone l’immagine nel cielo.

9– ARON PRENDE L’INIZIATIVA

Aron guardò la sorella Regina, e lei guardò lui. Regina era sempre stata convinta di cosa doveva fare, ma ora non diceva nulla. Aron, invece, non aveva mai saputo contrapporsi a lei, e ora s’aspettava qualcosa. Tommaso entrò in stanza:—Tutto bene.— Aron si limitò a spostarsi in un’altra stanza. Uscito lui, Regina si buttò tra le braccia del coetaneo novunese, piangendo:     —Sto sbagliando tutto! TUTTO! Ogni mia decisione non ha fatto che peggiorare le cose. Cosa posso fare?— Tommaso non sapeva cosa dire: lui ormai dubitava del tutto della capacità di giudizio che s’era illuso di avere: prima non aveva ritenuto Dracone in grado di pensare indipendentemente dalla legge, poi aveva scoperto che Cicerone era non sicuro ma presuntuoso; insomma, ne l’uno ne l’altro sapevano cosa fare. Ma “quando i grandi sono confusi, aiuto può provenire dai piccoli” disse Gandalf a Elrond quando scoprirono che il Negromante di Dol Guldur era nientemeno che Sauron in procinto di tornare, e proprio in quel momento Aron decise:-Basta, andiamo a cercare tuo zio, Tommaso, o avete un’idea migliore?-. L”improvviso slancio di Aron prese di sorpresa i due ragazzi, i quali decisero di fare come diceva lui. Dello zio di Tommaso Aron e Regina sapevano solo il nome post-fusione e la leggenda per cui era il fondatore del palazzo di giustizia, Montardesia. Iniziarono quindi a congetturare dove poteva essere andato.

10– ARCHIMEDE

Appio Claudio entrò nella via e guardò la casa e le sue mura bianche: stonavano con quello che stava per ordinare. —Signore, è sicuro?— chiese Pentesilea. —Può sembrarti crudele, ma se vogliamo l’ordine in città non dobbiamo avere pietà: i due moriranno, e con loro anche il ragazzo che li ospita. Poi diremo che hanno cercato di difendersi con dei coltelli da cucina. Potremmo anche ferire uno dei nostri, per dar più veridicità alla storia.— Un attimo, un ordine e le guardie (unici individui in tutta Novuno ad avere armi da fuoco) entrarono con l’ordine di sparare a vista…ma non videro nessuno.

I ragazzi invece videro tutto dai Denti della Giustizia: secondo un volantino trovato da Regina, lì doveva esserci una grotta nascosta conosciuta solo da Archimede. —Cosa sai dirci di chi li comanda, Tommaso?— —Ci sono il I Ministro, chiamato Appio Claudio perché molto autoritario, e Pentesilea, chiamata così perché abilissima nel combattimento.— Mentre spiegava, Regina cercava l’entrata della grotta segreta, e la trovò. Riuscirono ad entrare, e sentirono una voce sussurrare: —Sì, ormai non c’è altra scelta.— Avanzarono, guardarono e … —ZIO!— —Tommaso, nipote mio! Mi hai trovato.— I due si abbracciarono, e Tommaso gli presentò Regina (Aron lo conosceva già, avendolo salvato temporaneamente dalla prigione). L’anziano uomo, più simile a Leonardo da Vinci che ad Archimede di Siracusa, si sedette, e i tre ragazzi gli raccontarono quanto era successo e lui annuì piana piano. —Sapevo che sarebbe successo— concluse. —Lo sapevi?— —L’ho capito quando ho visto lo sguardo di Dracone, nel quale per un momento era affiorato il dubbio. Ormai, il sistema politico novuniano stava mostrando i suoi punti deboli.— —Punti deboli?—

—Novuno fu fondata da me, Dracone, Cicerone, Appio Claudio, Pentesilea e pochi altri, morti da tempo. Fui io a costruire i principali palazzi, e creammo leggende su di essi per attrarre persone, e in base alle leggende dammo i nomi attuali: Montardesia, Cediloco, Stelsalente, ecc…— spiegò l’anziano Archimede —e subito furono nominati capi Dracone, Cicerone e Appio Claudio, che diedero la costituzione e la legge che conosciamo. Ognuno quindi in base alle sue virtù scelse uno dei tre poteri: Dracone, imparziale e schietto, divenne giudice, Cicerone, abile e giusto oratore, divenne parlamentare e Appio Claudio, carismatico e autorevole, divenne I Ministro. La costituzione era democratica, ma di fatto, erano loro tre, con la loro grandezza, a controllare lo stato, e le loro virtù si estremizzarono, diventando difetti: Dracone divenne troppo rigido, Cicerone troppo presuntuoso e Appio Claudio troppo dispotico. Questo sistema funzionò comunque fino a quando le cause furono giuste e la legge non si rivelò sbagliata. Ma non si poteva andare avanti ancora a lungo: se non fossero stati Regina e Aron a inceppare il meccanismo politico, sarebbe stato qualcun altro.— —Allora non è colpa nostra?— chiese Aron. —No, ragazzo. Voi siete stati solo la molla, ma il meccanismo non poteva più funzionare. La colpa è dei tre grandi di Novuno, che pur di essere sicuri della funzionalità del loro sistema continuarono la politica, senza rendersi conto di quanto erano diventati importanti: la gente mai avrebbe seguito qualcun altro, se poteva seguire loro; e così, è successo quello che sappiamo.— —E tu perché eri qui?— Archimede pianse:—Non ce la facevo a restare a guardare i miei tre vecchi amici morire: durante la fusione ho perso molti miei parenti e amici, scomparsi nel nulla, come fumo nel vento. Sono troppo vecchio per vederne altri morire e la mia terra rovinarsi. Ma voi potete fare qualcosa— —Noi?— —Sì; so cosa vi mette in dubbio: in questo periodo vi siete resi conto di avere dei forti difetti, di non essere superiori a chi vi da la caccia. In realtà tutti lo sanno, ma nessuno ha il coraggio di accettarlo; piace vedere il male proprio perché ci fa sentire superiori. Voi invece avete accettato di avere dei difetti: ora dovete solo imparare ad accettarli combattendoli— —Il che vuol dire?— —La perfezione non può essere raggiunta, ma solo seguendola si può migliorare, purché non diventi un’ossessione, come fu per i tre Grandi Novuniani— —Ma come?— —Io ho capito— disse Regina, sorridendo: —Aron, per esempio, sa di essere troppo timido per mettersi in gioco, ma ha superato questo difetto nel momento in cui serviva! Non serve eliminare questi difetti: basta saperli ridurre, cercare un equilibrio tra la ricerca della perfezione e la coscienza che mai la raggiungeremo— —Sei una ragazza davvero intelligente Regina: hai azzeccato in pieno— la elogiò Archimede.

11– LA FINE DI UN SISTEMA

Intanto, anche Pentesilea e Appio trovarono la grotta. —Chiamo le guardie, signore?- -Per cosa? Per un moccioso, due giovinastri e un vecchietto?— rispose sarcastico Appio Claudio —Ma non farmi ridere! Noi due bastiamo e avanziamo—. Entrarono.

Archimede si alzò e uscì per un’altra porta, affermando: —Non posso vedere cosa sta per accadere— In quel momento entrarono Pentesilea e Appio Claudio, armati. I tre ragazzi si sentirono spacciati: puoi scappare da una spada, ma non da dei fucili. —Uccidili— ordinò Appio Claudio. Pentesilea prese in mano il fucile, ma poi si girò verso il suo capo. Una detonazione, e la più micidiale guerriera di Novuno cadde, colpita a morte. —Ora— disse freddamente Appio Claudio —tocca a voi: mi basterà raccontare che avevate preso il suo fucile e…— ma mentre lo diceva la stalattite sopra di lui, già in equilibrio precario e ora colpita dalle vibrazioni della detonazione, gli cadde addosso, uccidendolo.
Un mese dopo anche Archimede morì, ma di vecchiaia, e felice: infatti, Tommaso, Regina e Aron, salvata Pentesilea, s’erano fatti aiutare da lei per ripristinare l’ordine in città, quindi avevano fatto abolire la famosa legge contro l’opposizione di un giudice contro l’altro, e poi, finito tutto in due settimane (infatti, avevano sostituito Dracone, Cicerone e Appio Claudio nel cuore della gente e lavorato giorno e notte ininterrottamente) si ritirarono, dando alla città un sistema realmente democratico. Con ciò non voglio dire che non ci furono più problemi da allora, ma essi, oltre a rappresentare un’altra storia, sono inevitabili, qualunque forma di governo si scelga. Tre anni dopo questi fatti, Regina e Tommaso si sposarono, e dopo altri 5 anni Aron si accasò, e i tre vissero una vita normale, tra alti e bassi, non potenti politici, ma normali cittadini perbene, con il loro lavoro, la loro famiglia, i loro amici e i loro problemi. E vissero felici e contenti per il resto dei loro giorni.
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