LA RETE

1– FURTO NELLA NOTTE

Nella notte buia, ma buia, la guardia attorno agli scavi (la chiamo guardia, ma in realtà, causa scarsità di fondi, era un archeologo incaricato) stava con a mano un caffè. All’improvviso, si ritrovò davanti un uomo con su un elmo di foggia templare, ma nero e simile ad un casco da moto (per materiale). Prima che potesse dire qualcosa, gridare, suonare l’allarme, fu steso da un pugno veloce come una saetta.
Il templare in nero continuò e si fermò. —Ora— si disse —nessuno potrà fermarmi—, e si lasciò andare ad una silenziosa risata malvagia. Lontano da lì, Omega X si risvegliava con una visione orrenda.

 2– UN GRUPPO PARTICOLARE

L’ultimo discendente di Ugo Peni, scudiero italiano dell’ultimo gran maestro dei templari Jacques de Molay, si stava risvegliando decisamente male: tutta la notte aveva subito la stessa visione. «Sono impazzito, o è il signore a mandarmi un messaggio?». Aprì gli occhi e quasi stramazzò dalla paura! Poi si calmò e … —Gladiatrex, lo sai che ho il terrore di quella tua maschera da sciamana preistorica! E poi, da quando una donna entra nella stanza di un uomo di soppiatto!— —E dai— disse la donna in questione, apparentemente sui 20 anni, in realtà vecchia come le incisioni rupestri della sua Val Camonica —Non fare il serio! Rilassati— —Rilassarmi?!— disse risentito Omega —Vorrei vedere se entrassi di soppiatto in camera tua vestito da gallo o da legionario romano!— Gladiatrex si rattristò. —Scusa— disse Omega —Ero arrabbiato… non volevo— L’antica sacerdotessa camuna fece capire con un gesto che non importava.

Lei era l’ultima degli immortali della Val Camonica, l’ultima depositaria del segreto del rito rupestre per l’immortalità.Non era riuscita ad uccidersi quando i nuovi soldati dell’età del bronzo avevano preteso con il loro metallo di imporsi sui culti da lei presidiati, basati sulla centralità della natura, anziché dell’uomo. Essi la tennero per anni, cercando di estorcerle il segreto dei riti rupestri, ma lei era sempre rimasta zitta. Ormai, non poteva più compiere il rito sacrificale (avrebbe avuto bisogno di altri immortali), e passò prima ai camuni del ferro, poi ai Galli e infine ai Romani, che, dimentichi dei riti dell’immortalità, l’avevano resa una gladiatrice (da qui il suo nuovo nome).

La vita dei gladiatori era meno dura di quanto si pensasse: essendo molto costosi, si stava attenti a farli durare il più possibile. Lei, con la sua immortalità, era passata da una classe all’altra: spesso il suo sangue scorreva a flutti, ma non aveva mai corso pericoli mortali. La cosa che aveva più odiato, era quando aveva dovuto affrontare un condannato a morte, che non sapeva combattere: i romani lo facevano apposta per il massimo divertimento! Per questo fu contenta dell’arrivo del cristianesimo, che si opponeva a tali pratiche omicide, e le dispiacque vedere che nel medioevo la Chiesa, divenuta potente, s’interessasse sempre più ai terreni che allo spirito. Aveva visto molti anni passare, e ora sapeva che la chiesa con tutti gli attacchi più o meno giusti che riceveva si sarebbe chiusa sempre di più. «Se solo ci si limitasse alle critiche!» pensava «Perchè si dice che si può credere in ciò che si vuole, se poi i cristiani sono così attaccati». Riguardo alla sua vita, aveva passato anche anni in miniera, dove s’era impratichita con il bastone derivato dal piccone. Chiusa parentesi, gli disse —Forza, svegliati, che non puoi capire la visione dormendo! SU, che esco, così ti puoi cambiare— Omega non si sorprese: i riti dei sacerdoti antichi consentivano molte cose, delle quali  preveggenza rimaneva la principale.
Invece lui, in quanto seguace dei templari, poteva contare sui venti carismi cattolici (tra i più notevoli, parlare in lingue a lui ignote –umane e no–, profezia, visioni e sogni, guarigione), sull’esorcismo e sulle benedizioni e su una forte capacità percettiva.

Di sotto, ad attenderlo, oltre a Gladiatrex, tornata col solito sorriso, c’era Flora Liberis, che partendo da Nova Scrimia aveva imparato tutta la Scherma Tradizionale Italiana, la Scherma col Bastone Italiana e la Box Libera; ottima archeologa, aveva iniziato le arti marziali italiane per svago e se ne era innamorata. Accanto a lei il gemello Littero, archeologo anche lui, che conosceva le arti marziali Calci e Schiaffi (è un’arte marziale non solo con calci e schiaffi, ma anche con testate e prese semplici), il Bastone Piemontese (lungo, corto, da passeggio), e le 9 tecniche di scherma di coltello centro-meridionali. Omega X si sedette tra loro, pensando al suo antenato, che prese le armi del Gran Maestro messo ingiustamente al rogo per volere del re di Francia Filippo il Bello (mascherato dal volere di una chiesa al tempo a lui asservita) per continuare a difendere la gente, eredità finita nelle sue mani. Arrivarono anche gli ultimi due del gruppo; una, l’informatica Tarpea Fiti, conosceva il bastone genovese (bastone lungo, bastone corto con puntale, bastone da passeggio, coltello e gambetto –lotta di pugni, calci e prese) e le tecniche d’accetta grazie a un amico; l’altro, il guaritore Servio Coteri, conosceva invece la Lotta Campidanese, il Bastone Piemontese (lungo, corto, da passeggio), Lotta Sarda, arti di bastone lungo (calabrese, napoletano), da passeggio (veneziano, livornese, milanese) e corto (napoletano, del canavese), gli stili di Bastone Siciliano (bastone lungo e corto e coltello nell’insieme), il Bastone Pugliese (bastone lungo e coltello), le danze mimanti la scherma di coltello, i coltelli del nord-italia,  le tecniche della Guerra dei Pugni veneziana (oggi scomparsa) e della Danza dei Calci sarda (oggi rimasta nelle movenze di una danza tradizionale) e la medicina tradizionale italiana perché grazie ad uno zio inventore aveva viaggiato nel tempo. Insieme, i sei (L’Arma It) s’erano dati dei bei propositi, ma non avevano ancora agito. Non se lo immaginavano nemmeno, ma non sarebbe tardato molto…

3–LA NASCITA DELL’ARMA IT

I nostri amici non erano i supereroi famosi dei fumetti, ne le supereroine nascoste dei cartoni giapponesi; essi vivevano nella società, ma al nascosto di essa, ognuno facendo qualcosa nella casa che diventava il lavoro detto ai vicini e agli altri curiosi (quindi la verità, in fondo): Tarpea Fiti era l’informatica (e in caso di necessità Hacker) del gruppo, Servio Coteri era il medico del gruppo (“medico privato”), Flora e Littero Liberis, che, da bravi archeologi, avevano un intuito notevole, erano un po’ la squadra investigante del gruppo, Gladiatrex e Omega erano i capi del gruppo. Per i soldi, non c’era problema: Omega era ricco, e grazie a Gladiatrex sapeva sempre come investire bene i soldi, e in ogni caso era bravo a badare ai suoi affari.

Flora posò la mano sulla spada magica che aveva trovato in uno scavo. Essa sembrava agire quasi da sola, ed era indistruttibile, così da permetterle di combattere nemici anche terribili, anche perché poteva farla sparire, riapparire e richiamarla. In origine non sapeva che farsene, anche perché non aveva prove che la spada aveva quelle caratteristiche, e quindi  non c’avrebbe guadagnato nulla. Ma non riusciva a separarsene, qualcosa glielo impediva. Poi, un giorno, incontro Gladiatrex. Inizialmente non voleva credere che fosse una donna del paleolitico, ma lei tanto disse e tanto fece da farle capire che era la realtà; lei la portò da Omega, che già al tempo stava pensando di formare il gruppo; non aveva mai saputo come facevano a conoscersi Gladiatrex e Omega.

Lei aveva portato il fratello Littero, che aveva trovato un anello in grado di renderlo invisibile, di trasformarlo e di farlo volare.

Anche lui lo aveva trovato in uno scavo, ma a differenza di lei aveva provato a divulgare la sua scoperta, ed era stato accusato di insulto alla scienza tramite tecniche da illusionista, vilipeso e scacciato dalla comunità scientifica. Ormai malridotto, fu trovato dalla gemella (praticamente la sua versione femminile, oppure si può dire che lui era la versione maschile di lei, dipende dal punto di vista) e inserito nel gruppo.

Fu lui a portare Tarpea, che aveva il potere di capire tutte le conseguenze di una scelta e di distinguere vero e falso. Questo potere derivava da un incidente avvenuto durante un esperimento con un computer a batteria nucleare. Lei aveva avuto grossi problemi a farsi accettare per questo potere, in quanto tutti si rendevano conto che lei vedeva la realtà, e ciò era scomodo. Questa difficoltà lentamente allontanò tutti, finché rimase sola. L’incontro con Littero, cui era legata dall’essere un’emarginata, fu il più felice della sua vita. Lui la portò da Omega, che le insegnò come utilizzare il suo potere incredibile, in pratica uno sviluppo particolare del sesto senso (l’intuito e l’istinto).

Servio era giunto del gruppo dopo la morte dello zio. Come ho già detto, aveva fatto molti viaggi nel tempo al seguito dello zio, il quale gli aveva dato anche il Siero della Memoria (vi lascio indovinare a che serva). Nel frattempo studiava allo scientifico prima e poi all’università di Medicina e di Chimica, ma da privatista. Nel tempo aveva fatto una miriade di esperienze, assumendo molte conoscenze, ma solo in ambito italiano (lo zio studiava i misteri della nostra nazione). Conosceva tutti i metodi tradizionali empirici (con le erbe e degli aggiustaossa, che oltre a sistemare le ossa rotte o slogate conoscevano l’arte del massaggio con maestria pari ai più famosi massaggiatori cinesi, e senza Yin e Yang) e molte arti marziali del bel paese, come sapete. Dopo la morte dello zio, conobbe Omega ad un pranzo di affari, e tra una chiacchera e l’altra uscì fuori la realtà. Le sue conoscenze da guaritore lo rendeva a dir poco letale, e poteva curare i membri in caso di bisogno.

Ora che ne sapete più dei nostri amici, possiamo andare avanti.

4– PUGNI LETALI E CORONE RUBATE

Tarpea entrò con un foglio stampato. —Ragazzi- disse -credo sia venuto il momento di agire— —Cosa te lo fa pensare?— chiese Littero, molto scettico come sempre; per lui i poteri di Omega e Gladiatrex erano legati non a legami con la divinità, ma a persuasione e addestramento. —In un articolo recente— spiegò l’informatica —si parla della morte di un archeologo per motivi misteriosi. Informandomi su internet ho scoperto che l’archeologo è morto per un pugno, tirato però in punto non letale—. —Ma non è possibile— disse Servio —bisognerebbe avere la forza di un toro o di un orso arrabbiati!— —E’ la stessa cosa che ha sorpreso i medici che hanno fatto l’autopsia: il colpo è stato fatto sulla fronte, con una forza sufficiente a spaccare l’osso e a ledere in maniera letale il cervello.—

—Quindi si tratta di un essere superforte— concluse Omega.

—E non è tutto— continuò l’informatica —ad essere rubata è stata una corona ferrea— —Intendi la corona ferrea— corresse Flora. —Fammi finire— rispose Tarpea —questa Corona Ferrea era un cerchio in ferro ritrovato in una villa di Costantino imperatore, ma il ferro mostra rimasugli di legno che potrebbero risalire alla crocifissione di Gesù— Qui tutti si alzarono in piedi sorpresi: per la leggenda, il cerchio su cui erano state poi messe le lastre d’oro era uno dei chiodi della croce di Gesù, recuperati dalla madre di Costantino. Il cerchio della corona nota era d’argento, ma con un cerchio in ferro di tal genere tutto cambiava! Inoltre, la leggenda diceva che chi possedeva la corona sarebbe stato invincibile!

—C’è altro?— chiese Gladiatrex —Be’— rispose —la pietra su cui si trovava aveva dei segni. Li ho stampati—. Li consegnò a Flora e a Littero, i quali riconobbero subito la corona ferrea e altri sei oggetti particolari della nostra Italia. —Bene,— disse Omega —allora è meglio dividerci, per ora—. —Sono d’accordo— affermò Gladiatrex, capo alla pari —ognuno scelga un oggetto—.

5– ALLA CHIESA DI S. AGOSTINO

Omega X si guardò intorno: era ad Andria, in Puglia, davanti alla Chiesa di S. Agostino, nata Chiesa di S. Leonardo per mano di Templari, poi affidata agli Agostiniani (da cui prese il nome attuale). Secondo le informazione trovate casualmente da Tarpea, entrata per sbaglio nei computer dell’Associazione Nazionale degli Archeologi, mettendo le decorazioni interne in un particolar modo si ottenevano delle lettere in uno strano codice. Sempre secondo quelle informazioni, i segni avrebbero dovuto indicare la collocazione dell’oggetto da difendere da un avversario dotato di super-forza: il Sacro Graal, il calice in cui Gesù bevve per l’ultima volta e in cui venne messo il sangue misto ad acqua uscito dalla ferita sul costato subita da Gesù sulla croce. Di sicuro, quell’oggetto avrebbe ingolosito il ladro, se, come sospettavano, era attratto dagli oggetti invincibili o ritenuti tali.

Quando osservò, inizialmente non capiva, ma poi si rese conto quasi in una folgorazione divina che quei segni avevano tutti almeno una punta indicante la balaustra e una indicante in che modo sistemarla. Fatto questo e assemblati i pezzi mentalmente ottenuti, ottenne l’immagine di Castel Del Monte, uno dei luoghi in cui pareva essere stato nascosto il Graal; era evidente che i templari avevano trovato il Graal (come dicevano i file trovati per caso da Tarpea) e l’avevano portato in Castel del Monte. Andò subito lì.

6– A CASTEL DEL MONTE

Omega X si risvegliò spaventato; da giorni ormai sognava la stessa cosa: la parte Nera del Beauceant (rappresentante il male) si alza e cercava di coprire la parte bianca (il bene); poi lui diventava la parte bianca, e la parte nera un serpente che cercava di stritolarlo.
A quel punto si sentiva sempre strangolare, sempre di più, sempre di più, in un angosciante e letale dolore… e si svegliava. Non riusciva a capire. All’improvviso, vide un ombra spaccare il portone; quindi si mise il passamontagna e s’avvicinò…

Lui s’avvicinò al muro giusto, avanzò la mano e… —Cerchi qualcosa?—. Si girò e si trovò davanti Omega X, con il suo soprabito bianco con croce templare rossa.

—Chi sei?— chiese. Omega rispose: —Non è affar tuo. Tu, invece, cosa vuoi?— dopotutto, il passamontagna se l’era messo proprio perché nessuno sapesse chi era. —Il Graal, come puoi immaginare se sei qui… ma non mi fermerai!— disse, mostrandosi come un’armatura nera. Omega non ebbe tempo di chiedersi «Ma perché bisogna parlare come se si fosse usciti da un fumetto?» che l’altro gli fu addosso. Omega rispose con una testata, confidando in tutto e per nella resistenza dell’elmetto posto nel passamontagna e nell’aiuto di Dio. L’armatura si sfondò, rivelando… niente. Omega rimase a bocca aperta, mentre una risata spuntava dal nulla…
—Non sai come può essere, eh?— disse una voce, mentre l’armatura sfondata si riaggiustava da sola, come se qualcuno se la rimettesse… —E’ molto semplice: io sono solo un’anima; rimasi quasi ucciso dopo un incidente— Omega, intanto si riprendeva dallo stupore e si rendeva conto, grazie al suo addestramento,che la voce era nella sua mente, e rabbrividì: la cosa non era rassicurante.

—Entrai in coma, e dopo nemmeno una settimana decisero che, per la mancanza di fondi, mi avrebbero staccato la spina, con la motivazione dell’inutilità della mia vita: dissero che non ero più vivo, solo perché non potevo muovermi— Omega abbrividì sentendolo, e non poté fare a meno di provare pietà e compassione per lui. —Allora— continuò —invocai il diavolo; so molto dell’occulto… e gli chiesi di portarmi in quest’armatura, per poter vivere… e vendicarmi— quindi una risata, e l’armatura riattaccò Omega, e cinse la mano intorno alla sua gola. Omega comprese così la sua visione (tutto sommato anche abbastanza banale), e si sentì spacciato… —Ero uno statunitense— disse l’avversario —ora sono… BLACK DEVIL—. Omega si sentiva morire… quando in una folgorazione improvvisa sentì:       ” Ricorda le tre stelle del cielo del Purgatorio di Dante Alighieri” «Cosa cavolo c’entra» si chiese il nostro eroe, sentendosi tra lo strozzato e il disperato. —Non avresti dovuto impicciarti… MUORI!!!—.

In quel momento, all’improvviso, come un’illuminazione divina, comprese: «Le tre stelle… erano le tre Virtù Teologali». Allora smise di resistere, confidando in Dio (Fede, Speranza), e tramite la comprensione e la pietà che aveva per l’avversario, vittima di un modo di pensare per cui le persone erano oggetti, lasciò che nel suo cuore nascesse l’amore disinteressato del cristiano (Carità nella teologia cristiana). L’avversario, forte grazie al demonio, non poteva resistere alla forza delle tre virtù insegnate da Dio, e dovette andarsene, lasciando indietro l’armatura vuota e una minaccia: —Non illuderti, io sono solo un anello della rete, tesa da un uomo molto più forte di te… Credimi: alla fine, darò le tue ossa agli avvoltoi…—.

Omega se ne andò. L’alba era stupenda, ma i pensieri di Omega erano cupi: «Se c’è qualcuno dietro tutto ciò, avrà di sicuro degli altri sgherri… devo avvertire gli altri»

7– PENSIERI A ROMA

Gladiatrex guardò avanti. Era a Roma, un tempo caput mundi (“signora del mondo”), ora capitale d’Italia, centro della Chiesa Cattolica e una delle città più belle e amate al mondo. Verso i Romani antichi, Gladiatrex aveva sempre avuto un misto di disprezzo e ammirazione; il primo le derivava in quanto schiavizzata e usata per giochi violenti (anche se meno di quanto si pensi) come una cosa; il secondo dal vedere cosa essi avevano saputo fare: non solo un impero gigantesco (uno dei più grandi mai esistiti) e un esercito quasi invincibile, ma anche incredibili opere d’ingegneria, pari a quelle attuali, e molte altre cose; Roma era all’avanguardia in tutte le scienze dell’epoca.

Entrò nel Colosseo. Esso era per lei custode di ricordi belli e brutti; brutti, perché lì aveva ucciso un condannato a morte solo perché cristiano (o lo ammazzava lei, o qualcuno ammazzava sia lui che lei); belli, perché lì aveva incontrato Omega. Sin da subito lei aveva visto in lui qualcosa di particolare, e lui in lei; era stato l’incontro più bello della sua vita. Non avrebbe mai dimenticato quando i suoi occhi verdi incrociarono quelli azzurri del cattolico, né come lui le aveva creduto e l’aveva invitata. Il loro rapporto non fu mai minato dalle loro differenze religiose: lui non ha alcuna aspirazione evangelica (era più sulla difesa), e lei è di una religione etnica, cioè legata al suo popolo, quindi non aveva motivo di convertire. E nemmeno l’amore della camuna per gli scherzi seccava così tanto Omega, anche se spesso si lamentava (“mi farai venire un infarto!”). I due però non avrebbero sputo fare a meno l’un dell’altra: il loro era un legame davvero a prova di tutto.

Secondo le informazione trovate casualmente da Tarpea su uno dei siti su cui capitava per sbaglio mentre girovagava per Internet, uno degli oggetti era un Gladio (spada romana), e secondo una mappa sotto la figura di esso, poteva trovarsi solo nelle sabbie sotto l’arena del Colosseo. Cosa c’entrava un gladio con gli oggetti trovati (reliquie sacre cristiane legate al Vangelo) non riusciva a capirlo.
In ogni caso, ora era preoccupata per le informazioni da parte di Omega: quella mattina aveva avvertito tutti: “Ho trovato la torta, ma le fragole sono più del previsto, e la decorazione centrale non l’ho trovata”. Questa frase banale era un codice: voleva dire che c’era un’intera organizzazione con un capo ignoto. Anche l’interpretazione, tutto sommato, è banale, ovvio. Tuttavia, siccome non dovevano essere scoperti da nessuno, era il modo migliore: chi si può immaginare che una normale discussione domestica sia in realtà un avvertimento? Intanto che pensava, s’era fatto buio. «Bene» pensò «Ora, potrei trovare il gladio e usandolo contro il cattivo; invece, mi limiterò con più calma ad aspettare che il cattivo arrivi e bloccarlo prima che trovi il gladio». Lei non lo sapeva, ma sarebbe stato più difficile.

6– LOTTA IN ARENA

Gladiatrex si guardava intorno da un’ora, ma non succedeva niente. Stava per addormentarsi, quando qualcuno si mosse sotto di lei (era seduta su una tribuna, nascosta sotto del cartone –i turisti lasciavano di tutto per terra). Si preparò ad agire. —Ehilà, bella serata, eh?— disse con la sua voce scherzosa. —E tu chi sei?— chiese il qualcuno, con voce femminile. —Be’, di certo non sono un tiramisù, quindi potrei essere un tiramigiù! Scherzi a parte, sono colei che ti porterà in carcere—. —Spiritosa, eh?— disse la malvagia, con voce inquietante —Ma non per molto—.

Prima di poter sparare un’altra delle sue battute, Gladiatrex sentì uno strano odore… —Ah, vuoi uccidermi per la puzza!— rise. Ma poi vide qualcuno che non pensava di vedere…
—Ciao, gladiatrice, ti ricordi di me?—. Tremando, Gladiatrex disse:— Tu sei… quel cristiano che mi costrinsero a uccidere!—.
—Esatto. Quel passamontagna non ti nasconde ai miei occhi, e il simbolo solare sul tuo soprabito non m’incanta—.
—Cosa vuoi?—
—Una cosa sola: la VENDETTA—
La attaccò. Gladiatrex si dovette difendere da una Sica: stavolta il cristiano era vestito da gladiatore Trace (ma senza elmo), e non era bendato. Lei era armata solo di uno scudo, e non se la sentiva di combattere, ricordando perché l’aveva ucciso.

—Dispiaciuta?— disse con voce crudele il suo avversario —Io no: LA PAGHERAI—. Gladiatrex piangeva, e si sentiva spacciata. Rivide la sua vita: lo zio stregone che le insegnava tutti i trucchi del mestiere, i guerrieri che la imprigionavano, l’impresario romano che la trasformava in gladiatrice di varie classi, la liberazione per dei cristiani, la caccia alle streghe, e l’incontro con Omega. Forse fu persuasione, o forse il nervoso, ma le sembrò di sentirne la voce forte ma gentile dirle “non piangere: il passato è passato”, e poi “il cristiano non vuole vendetta”. «Quando mai me l’ha detto» pensò.
-STAVOLTA SARAI TU A MORIRE!- urlava l’avversario. All’improvviso Gladiatrex si rese conto di quanto aveva sentito nella mente: “il cristiano non vuole vendetta”. «E i primi cristiani» pensò «erano straordinariamente attenti a questi particolari, più di quelli seguenti», e capì: l’odore che aveva sentito era di un allucinogeno, lanciato dalla sua vera nemica. «Allora è chiaro cosa devo fare» pensò, e, proteggendosi dietro lo scudo, tracciò nella sabbia dell’arena i segni del rito, pronunciando le segrete parole per invocare il potere degli dei. Sentì ancora l’odore, ma l’illusione passò: ora ne era immune.

—Brava— disse la malvagia, che però aveva trovato il gladio —ma ormai la Spada di S. Pietro è MIA!— E Gladiatrex capì: «Me l’aveva raccontato Omega: S. Pietro tagliò un orecchio ad una guardia, e Gesù lo guarì». —Chi sei?—. —Una povera donna, rifiutata alla nascita, lasciata in un bidone della spazzatura e ritrovata dagli Incubus—. Gladiatrex tremò: gli Incubus sono demonietti che si nutrono dei sogni altrui. —Essi mi insegnarono a usare le erbe per causare incubi e faremolte altre cose: loro facendo così le trasformano in un gas per loro commestibile. Intanto io sono cresciuta con un solo desiderio: VENDICARMI! IO SONO STRIXA, E TU MORIRAI—. Gladiatrex rise. —Cosa?— esclamò Strixa —Ridi? Ti voglio uccidere e tu ridi?—
—E’ che il tuo nome è proprio ridicolo! Strixa… AHAHAHAHAH—.
Strixa non apprezzò il suo umorismo, e la attaccò.

Ma Gladiatrex, pur essendo indubbiamente una buffona, era molto più sveglia di quanto desse a vedere, e usò lo scudo romano (con cinghia impugnata, non imbracciata) come un tirapugni, facendo cadere la Spada di S. Pietro. Gladiatrex la raccolse. —Maledetta— urlò Strixa —Un giorno la pagherai!— E, lanciando una qualche erba,   scomparve.

Gladiatrex sorrise e se ne andò. Era l’alba, e lei pensava soprattutto a dormire. «E poi» pensò «ringrazierò mille volte Omega per avermi salvata»

7– PETTEGOLEZZI RIVELATORI

Val Camonica, nel Nord della provincia di Brescia. Terra antica, dove vi è la più grande concentrazione di incisioni rupestri d’Europa, forse del mondo. Incisioni che ci raccontano 10 000 anni di storia circa. E in questa valle, ci ritroviamo Flora de’ Liberis, membro dell’Arma It, archeologa e investigatrice del gruppo. Aveva ancora studiato le misteriose incisioni rupestri, e qualcosa della valle ricordava ancora.

Aveva subito capito che la corda rappresentata nelle figure trovate chissà come da Tarpea (riguardo ai metodi da Hacker della compagna non si sentiva del tutto a posto, ma vabbe’) era la frusta con cui era stato flagellato Gesù, quindi sacra come i chiodi della croce. «A questo proposito» pensò «devo ricordarmi di chiedere a Omega di spiegarmi come mai gli elementi della sofferenza di Gesù sono così importanti per il cristianesimo: ricordo vagamente l’idea del salvatore, ma non capisco cosa c’entri.» Dovete sapere che la nostra archeologa era atea figlia di atei, e della religione cristiana sapeva ben poco.

Salì alla scalinata della parrocchiale del paese in cui era, Artogne (nota dell’autore: è il mio paese, lo ammetto). Il suo intuito le diceva che in quel modo avrebbe trovato un sistema per capire. Guardò intorno su tutta la collinetta,ma niente. Tabula rasa. «Forse» ragionò «mi conviene chiedere a qualcuno dei dintorni». All’improvviso suonarono le campane, e la gente uscì: era appena finita la messa.
—Buongiorno— disse una signora —Lei è nuova di qui?— —Sì, perché?— —Oh, curiosità—. Poi andò da altre signore. «Ah, ho capito: i soliti pettegolezzi». Quella parola le risuonò in testa per un’ora, e si ricordò un pettegolezzo che aveva sentito quando studiava un’incisione di un coltello: «Parlavano di un uomo che aveva trovato una corda appena fuori le Plagne di Artogne ben infissa dal terreno, tanto che nessuno poteva tirarla fuori, e nessuno gli credette perché la sua descrizione era di una frusta lì da più secoli!». Corse a chiedere informazioni per le Plagne, e poi dritta verso i boschi appena fuori dal paese.

8– DUELLO TRA I MONTI

Si trovava in una zona incendiata, in mezzo alla quale però vedeva chiaramente una corda… «La frusta! Bene, l’ho trovata. E’ stato facile: Omega e Gladiatrex si preoccupano troppo» Fece appena in tempo a pensarlo che una donna mai vista si parò tra lei e la frusta. —Fuori dai piedi: questa frusta è mia, miss Soprabito con spada stilizzata e passamontagna—. «Ma anche no» pensò Flora, un po’ seccata che le cose non fossero facili. —Senti, tu mostrami un documento di possesso e io te la lascio, ok?— disse, pensando «Che idea stupida ho avuto: speriamo le faccia perdere tempo.» Qualcosa in effetti la nuova avversaria la perse, ma non il tempo: la pazienza.

La nuova arrivata attaccò sputando fuoco. Flora fu tanto sorpresa da parare il colpo con la spada (che per fortuna sembrava avere capacità decisionali proprie) appena in tempo.L’avversaria sputafuoco rise, mentre Flora rimase stupita; quasi cadde dallo shock, non avendo né il sangue freddo di Omega né lo spirito di Gladiatrex (verso il quale s’era sempre mostrata un po’ seccata). —Ahahahah— continuò la perfida —Sorpresa? Gli antichi poteri sorprendono sempre—
—Antichi?—
—Molto. Antichi alchimisti, nelle loro vana ricerca della pietra filosofale, scoprirono una particolare sostanza chimica che dava a chi la assumeva i poteri attribuiti ai draghi: forza, resistenza, saggezza, fuoco, ipnosi e… volo— Detto questo, due enormi ali membranose spuntarono sulla schiena della super-cattiva, e lei volò sopra Flora, che ancora dovette pararsi dietro la spada magica. —Io sono Dragonaria— urlò la potente super-cattiva —E mi vendicherò di questa società, che ha lasciato liberi gli assassini di mio marito solo perché ricchi!—. «E che posso farci io?» si diceva terrorizzata (il fuoco è pur sempre fuoco) Flora.
—Tu MORIRAI!— —E calmati, che non riesco a pensare così— urlò Flora, poco prima di essere quasi colpita da un’ala dell’avversaria «Meno male che la spada mi protegge, altrimenti mi avrebbe uccisa!». Quindi, iniziò a difendersi dalle fiamme con maggior attenzione, aspettando il momento giusto per attaccare. —E’ inutile— sghignazzò Dragonaria —perché io scioglierò la terra! Vediamo se sopravvivi anche al magma— E, ridendo, sputò ancora fuoco sul terreno circostante la nostra eroina. Allora Flora si vide fritta (anzi, arrosto); era disperata, non riusciva a trovare una via d’uscita. Pianse, come davanti al funerale del padre e a quello della madre. Ma proprio in quel momento, guardò verso la frusta del flagellatore di Gesù. Comprese allora perché i cristiani adoravano la morte di Cristo: con essa, egli aveva mostrato a tutti l’esistenza di una speranza. Forse fu propria questa speranza a darle l’idea. Uscì fuori, proteggendosi con la spada, e grazia alla spada estrasse la frusta. Prima che Dragonaria si riprendesse dalla sorpresa, la colpì con una frustata. —Aargh!— urlò la donna-drago  —Un giorno me la pagherai!—.

Il sole sorse sul Pizzo Badile, sulla nuova primavera. Flora aveva dovuto correre molto con l’autoper arrivare in tempo, ma era contenta: l’alba che sorgeva prima sul fianco della montagna e poi in cima ad essa, preceduta per di più dall’ombra della montagna stessa proiettata direttamente nel cielo, era uno spettacolo unico al mondo. E quella sera, sulla Concarena, il sole sarebbe tramontato due volte, originando un fascio di luce dal centro della montagna alle Foppe di Nadro, dove lei avrebbe nascosto per sempre la frusta. «Non so se Gladiatrex ha ragione nell’affermare i poteri delle incisioni, ma ho sentito che spesso la fede consente cose incredibili. Inoltre, quel posto tra una piana e l’altra è una grande foresta: mi basterà buttare la frusta tra le radici di un albero in uno strapiombo perchè nessuno la trovi più… ed è bene così»

9– BELLEZZE SARDE

Ah, la Sardegna, la seconda isola più grande del mediterraneo, una terra stupenda. Ma Littero Liberis non era lì per turismo, ma per lavoro: doveva ritrovare la corona di spine che i soldati misero sulla testa di Gesù Cristo per deriderlo. Differentemente dalla gemella Flora, lui sapeva come mai i cristiani davano tanta importanza al sacrificio del loro Dio uno e Trino; i genitori avevano sfavorito molto l’interesse di entrambi per la religione, ma lui era scettico anche riguardo all’ateismo, e perciò s’era informato, sino a capire che non c’erano prove né a favore né a sfavore delle varie religioni, pertanto era rimasto su posizioni agnostiche: rimandava il giudizio, senza dire “credo” o “non credo” –tanto per essere certo di non sbagliare.

—Ciao biondino, cosa vuoi— disse la ragazza con voce sensuale.

—Vede, signorina— rispose Littero —Avrei bisogno urgente di andare a Macomer—

—Perché a Macomer, occhi azzurri: qui potrei mostrarti qualcosa di più interessante—

—Ne sono sicuro— disse Littero (che cominciava a pensare di non avere poi così tanta fretta –la ragazza era molto affascinante) —ma devo andarci per lavoro: sono un archeologo, e sono stato incaricato di studiare il Nuraghe Succurronis velocemente per motivi che non posso rivelare— (non poteva certo dire che lì si trovava la corona di spine, secondo le informazioni su cui era accidentalmente caduta Tarpea)

—Come è eccitante. Peccato, comunque. Be’, devi andare da quella parte. Magari, una volta finito, puoi venirmi a trovare: questo è il mio indirizzo—. Littero prese il foglietto e salutò, pensando che il suo lavoro in fondo presentava dei risvolti piacevoli.

10– DUELLO DAVANTI AL NURAGHE

Si guardò intorno. C’erano solo l’erba e i sassi: nessun pericolo di essere scoperto, quindi. S’avvicinò al Nuraghe e… —Aspetta, non avere fretta: c’è il carcere che t’aspetta!— disse Littero, smettendo di essere invisibile. —E tu chi saresti?—

—Non hai sentitola pessima rima che ti ho fatto? Sono quello che ti sbatterà in carcere.— —Sentimi bene, chiunque tu sia— rispose il tipo —se volevi rogne le hai trovate.— Littero mancò per un poco ad un manganello. —Ah, sei un poliziotto— disse, un po’ imbarazzato —non me n’ero accort…— ma qui si fermò, vedendo il teschio sulla bandiera italiana disegnata sulla divisa del “poliziotto”.

—Ero un poliziotto— disse l’avversario —ma un giorno il mio manganello fu preso da un fulmine. Sopravvissi, ma il mio volto rimase deturpato, e la gente per qualche ignota ragione cominciò a considerarmi un portaiella— Littero, anche lui emarginato, non poté fare a meno di sentirsi vicino a lui. —Ma ora— continuò l’ex poliziotto —questa società di pregiudizi la pagherà! Il fulmine mi ha reso più agile e resistente, e mi consente di vedere ciò che non si può vedere! IO SONO “FULMINE BLU”, E TU SARAI SOLO IL PRIMO!—, e si scatenò all’attacco. Sul suo manganello apparvero delle punte pericolose.

Littero, per scappare, si trasformò in falco, ma fu raggiunto, e crollò a terra, tornando se stesso. Allora diventò invisibile, ma… —È inutile: io ti vedo lo stesso!— e mancò poco che lo uccidesse. Comunque, Littero si ritrovò steso a terra, e non vedeva più vie d’uscita. —Altro da dire, mister— Littero non parlò: stava ancora cercando di pensare a come cavarsela (cosa difficile quando si è ad un passo dalla morte). —MUORI!!!— urlò Fumine Blu, e calò il manganello potenziato. Ma in quel momento, Littero si trasformò in talpa, e velocissimo scavò una buca nel terreno. —COSA?!—. Prima che l’avversario si riprendesse, Littero scavò sotto di lui, così da farlo cadere. Quindi si trasformò in lupo, e li mise una zampa addosso, con i denti vicini alla faccia. —Va bene, hai vinto— sussurrò l’avversario —ma hai vinto solo una battaglia… la guerra la vinceremo NOI!—. Quindi toccò l’orologio e scomparve.

—Ciao, bello. Peccato: temo che non potremo vederci per un po’— disse la ragazza, mentre veniva portata via dalla polizia per spaccio di droga. «Che fortuna» pensò sarcastico.

UN’INFORMATICA IN SICILIA

Tarpea, la donna non propriamente onesta con il computer, che aveva casualmente trovato tutte le informazioni che servivano era in Sicilia, a Messina. Che ci faceva a Messina? Non la turista (anche se se di fatto lo faceva  –quando Omega non chiamava per controllare), ovviamente; cercava Taormina, in provincia, appunto, di Messina, dove, secondo le informazioni su cui era inciampata si trovava nientemeno che il bastone con il panno con cui era stato dato l’aceto a Gesù. Lei conosceva la storia molto vagamente, essendo Ignostica (in parole povere, se ne fregava altamente), ma se l’era fatta raccontare da Omega (o meglio, era lui ad aver insistito per raccontargliela, visto che doveva andare a cercare l’oggetto).

—Perché dovrei dirglielo? Compri una delle mie mappe!— disse perentorio il negoziante. «Proprio ora mi si doveva scaricare la chiavetta Internet?» pensò Tarpea mentre pagava la cartina. Il commerciante cominciò a contare i soldi e… a sentire un certo prurito! —Aargh… un’ortica!— si sentì, mentre Tarpea, a distanza di sicurezza, se la rideva: «Così impari, avidaccio!». poco dopo sentì il telefono. —Pronto?— —Piantala di fare sciocchezze e muoviti!— —Emh… Sì, Omega!— «A volte ho l’impressione che mi abbia messo una spia alle spalle!»

CLAMORE IN TEATRO

In passato nel Teatro c’erano grandi spettacoli, come le Tragedie Greche, ispirate ai miti e più raramente alla storia dell’antica Grecia.
Ora si sente di giorno le chiacchiere dei passanti e dei turisti (e le parole delle guide, al massimo) e la notte solo il dolce respiro notturno… di solito.
Questa notte, però, il silenzio è interrotto. Qualcuno sta entrando, guardingo, come se cercasse qualcosa. E qualcosa cerca…
Avanza verso il centro, avanza, avanza, quando… —Feeeerrrmooo— —Chi è— —La guardia fantasma… arrenditi— —Di’ chi sei sul serio, o lo scoprirò da sola— dice la donna avvicinandosi ad un muro e poi … TIRÒ FUORI DA DIETRO IL MURO TARPEA! —Ma come…— —Sorpresa? Chi sei?— —Ehm…— disse Tarpea, ancora mezza stordita —se ti dico che sono una turista in vena di scherzi tu non mi credi, giusto?—

—Ah— commentò la ragazza —sei patetica… come mio padre, quando accettò di farmi lavorare in una centrale nucleare in Francia… c’è stato un problema, nulla di grave, ma alcune radiazioni mi hanno colpito, entrando nella ferita che avevo sull’occhio— Mentre rabbrividiva a pensarci, l’informatica dell’Arma It notò la cicatrice sull’occhio dell’avversaria —Mi hanno licenziata e buttato per strada, il mondo mi ha rifiutata come fossi un’appestata… MA ORA MI VENDICHERÒ! E TU, MISS SOPRABITO E PASSAMONTAGNA, SARAI LA PRIMA!—
«Ma cos’è, una mania? Perché ci becchiamo sempre i rifiutati arrabbiati ultrapotenti?»

—IO SONO NUCLÈAIRE FEMME— urlò la sua avversaria —E HO SUPERSENSI E OCCHIO LASER— e, a dimostrazione, lanciò un raggio dall’occhio cicatrizzato. Tarpea schivò per un pelo. —SEI FINITA!—. Ma ricordate il potere di Tarpea? Lei non s’era lanciata a destra per caso, ma perché aveva previsto che in quel modo avrebbe avuto una gradita sorpresa… e infatti trovò il sacro oggetto. —DAMMELO SUBITO— —No; e poi, perché continui a urlare? Tanto, lo so che sinché tengo il bastone non oserai colpirmi.—
—Maledetta— disse Nuclèaire Femme —Ma un giorno LA PAGHERAI!— e fuggì via.
Tarpea, sotto l’alba, tornò all’albergo «Ora, Omega permettendo, forse potrò un po’ riposarmi e fare la turista.»

UN FREAK A VENEZIA

 Coteri, il medico del gruppo, non aveva trovato lavoro dopo la morte dello zio solo perché non voleva fare il fenomeno da baraccone. Egli infatti era un Freak, cioè un uomo con un aspetto particolare. Nel suo caso, aveva un occhio grande il doppio, un occhio grande la metà, una gamba lunga la metà e grossa il doppio e una lunga il doppio e grossa la metà del normale (per camminare, usava delle bioprotesi costruitagli dallo zio, in pratica una gamba meccanica), la parte destra del petto e quella sinistra dell’addome più grosse del normale e la parte sinistra del petto e quella destra dell’addome più piccole. Infatti, più di ogni altro membro del gruppo dipendeva da Tarpea per ottenere informazioni senza far ridere la gente, ed era piuttosto puntiglioso. Un’altra caratteristica molto utile datagli dallo Zio era il Siero della Memoria (vi lascio immaginare a cosa serva) e notevoli capacità oratorie e di costruzione: era lui ad aver inventato i soprabiti dell’Arma It, delle giacche che pur coprendo tutto il corpo da collo a piedi consentivano il massimo movimento una volta chiuse e bloccate con la cintura.

Perché Servio si trovava a Venezia? Semplice: nella basilica di S. Marco, secondo le informazionisempre casualmente trovate da Tarpea, lì si trovava la vera Lancia Sacra, la lancia con cui Gesù fu colpito al costato.

In cosa credeva Servio? Lui era New Age, ma in maniera molto critica: credeva che l-umanit’ partecipasse di un unica energia (Dio), l’esistenza di esseri sovrannaturali (nel suo caso angeli ed elementali), che ognuno ha uno scopo e qualcosa da imparare, che la scienza ha un lato spirituale, che dopo la morte passr’ in un-altra dimensione e ricever’ nuovi insegnamenti, che ogni relazione è una via d’insegnamento e che saranno ripetute con la reincarnazione finchè la lezione non sarà imparata, che esiste una via breve per imparare quanto deve imparare, che bisogni ricercare l’Uno originario. Le altre credenze New Age le riteneva il frutto di pregiudizi e mezze conoscenze.
Tornando alla storia passò ignorando i commenti dei passanti (“Che mostro” “Che brutto” e simili), ricordando cosa invece aveva detto Omega (“Non sei ne superiore ne inferiore ad altri: sei un figlio di Dio come tutti noi”) la prima volta che si erano incontrati. Da quel momento, nessuno del gruppo, eccetto Gladiatrex, s’era mostrato più leale verso il capogruppo di Servio, che grazie a lui aveva trovato il suo posto nel mondo.

LOTTA SUI PONTI

Il Ponte dei Pugni. Si sa che su di esso avvenivano le Guerre dei Pugni. In esse, due fazioni, i Nicoletti (dalla chiesa di S. Niccolò) e i Castellani (dalla chiesa di S. Pietro del Castello) si disputavano un ponte: vinceva chi riusciva a buttare giù dal ponte gli avversari. Prima c’era un incontro pugilistico tra due campioni, secondo le regole cavalleresche, poi gli spettatori intervenivano, dandosele di santa ragione in vere e proprie battaglie con eserciti anche di 300 uomini ciascuno, e spesso con dei morti. Le autorità veneziane (il Doge e il Maggior Consiglioin primis) lasciavano fare per la sua utilità militare (cittadini già addestrati) e politica (cittadini distratti). La Guerra dei Pugni fu sostituita da competizioni più civili solo quando si venne ai coltelli. Ma ancor oggi, anche se ora il ponte ha la balaustra, si trovano le impronte su cui i campioni stavano prima di affrontarsi nella prima parte.

Servio vide un’ombra su tale ponte, e avanzò.
—Chi sei tu, ficcanaso? E cosa vuoi?—
—Chi sono non posso dirtelo. Voglio fermarti—
—Provaci! Io però non mi fermerò: questa società m’ha già fatto soffrire    troppo—
Servio, preso di sorpresa stette ad ascoltare.
—Io sono nato con delle particolarità genetiche, e per questo sono sempre stato emarginato; anche i miei genitori mi hanno rifiutato!— Servio capiva sin troppo bene.

—Ma ora— disse il malvagio, ghignando e avanzando, mostrandosi piccolo e magro, ma con mani enormi e orecchie acuminate —nessuno potrà fermare me e i miei compagni: IO SONO FOLLETTO! E TU SARAI SOLO IL PRIMO—
Servio si dovette difendere da uno forte e veloce. Ben presto si trovò sulla balaustra!
—AFFOGA!— urlo Folletto.
Ma Servio schivò e colpì con un pugno a martello.
Folletto si trovò a nuotare fino all’altra sponda, dove agitò il pugno contro di lui.
Servio aspettò che sparisse, quindi prese la lancia
–nascosta da lui dietro un lampione– e la buttò in acqua, così da farla sparire. «E speriamo che stavolta sia per sempre»

UN INFORMATORE SUI GENERIS

Omega attese con pazienza, fino a quando dal buio uscì la figura dell’uomo che aspettava. —Ciao, Omega—
—Felice di vederti, Salvatore, anche se non a farci una bevuta— —Tanto sei astemio, manco fossi veramente un asceta— Omega sorrise. Lui, in realtà, seguiva regole temoplari molto moderate (ma molto): sin dall’inizio, i suoi precedessori avevano scelto di nascondersi, e questo imponeva una riduzione della severità del Codice ben netta.
Salvatore era piuttosto rispettoso dei precetti della Chiesa, ma quando combatteva il crimine era molto meno leale di Omega (per esempio, usa il bastone contro il disarmato). Il suo potere era di mimetizzarsi nelle ombre, compresa la sua, quindi di diventare praticamente invisibile; inoltre l’abilità combattiva di Salvatore e il fatto che non esitasse a usare coltello e pistola (anche se non in parti letali) e a colpire alle spalle lo rendeva molto pericoloso (anche per la sua mira e la sua precisione praticamente sovrumane). Era membro di un altro gruppo di supereroi-ombra, caratterizzato dal lottare contro organizzazioni criminali note e no (mica credevate che ci fosse un solo super-gruppo, giusto?).

I due erano amici da molti anni, ma ora non si stavano incontrando solo per amicizia: grazie al suo potere, Salvatore poteva procurarsi informazioni che nemmeno Tarpea riusciva a rinvenire, e infatti Omega gli aveva chiesto questo favore: di scoprire chi era il capo dei loro nemici. —Sono due, si fanno chiamare ST2— spiegò Salvatore —e affidano ai loro sgherri questo lavoro in cambio di potere e vendetta. Sono un uomo e una donna, gemelli, ma molto diversi l’uno dall’altra. Non so chi sono, ma penso che lui sia un archeologo, visto che possiede alcuni strumenti molto potenti, di varie civiltà italiane e non. Lei ha grandi capacità da illusionista. In genere servono strumenti particolari, ma lei non so come sembra non averne bisogno.— —Grazie, amico, ti devo un favore.— —Limitati a limitare le critiche ai miei metodi: mi danno fastidio.— I due risero e se ne andarono ognuno per la propria strada.

LA BATTAGLIA FINALE

L’Arma It si divise in due: Littero e Flora, che avevano riconosciuto l’archeologo in Ottavio De’ Antonis, il presidente dell’Associazione Nazionale degli Archeologi, sarebbero andati da lui, gli altri si sarebbero occupati della gemella (lo so che è ovvio, ma ve lo dico lo stesso).  Ma stavolta, a differenza delle altre, lo sapevano già: sarebbe stato più difficile che mai.

Ottavio stava studiando dei dossier fattegli venire da alcuni archeologi inglesi, la cui ignoranza del territorio era evidenti nel vedere come scavavano. All’improvviso, qualcuno bussò. —Avanti— —Buon giorno— —Ah, Flora Liberis. Come va? E come sta quel pazzo di tuo fratello Littero— —Parliamo di lei— —Perché?— —So che lei ha rubato la corona ferrea— —Ah, bene— ridacchio Ottavio —ma è l’unico modo: i politici si disinteressano dei beni culturali e l’opinione pubblica di fatto da’ tanto peso alla crisi da dimenticare come aumenterebbero il turismo e i posti di lavoro con un po’ più di cura, e se parlano contro l’incuria lo fanno solo in casi eclatanti, e solo per un momento. Non vorresti anche tu che le cose cambiassero?— —Sì— rispose l’archeologa —ma non così— —Mi spiace. Dovrò finirti… con LA SPADA DI CESARE!— E tirò fuori una spatha (gladio lungo, usato dai cavalieri ma anche dagli ufficiali), che fu bloccata da un orso appena spuntato. —Non mi prenderai— e scomparve lanciando una qualche sostanza —Andiamocene, fratello— disse Flora all’orso (Littero, ovviamente), che si trasformò in un’aquila super-forte e la portò via.

Contro l’illusionista, tale Electra de’ Antonis, vi furono molte più difficoltà: sapendo ben poco di lei, era quasi impossibile tenderle una trappola.
Quando li vide, capì subito: —Ah, ecco quattro dei sei rompiscatole. Dove sono gli altri due?— —Non è affar tuo, antipatica d’una— rispose Gladiatrex.—Non penserete di fermarmi— ridacchio sarcastica l’illusionista —per anni ho atteso questo momento, subendo le umiliazioni di questa società, che solo per un problema da nulla come il mio mi ha rovinata! Non appena capiremo come usare la corona, il mondo sarà NOSTRO— ma nel suo monologo pieno d’odio, non s’accorse che i quattro l’avevano circondata. Ma prima che potessero fare qualunque cosa, lei fece apparire un drago in ologramma… un drago che faceva male sul serio! —AHAHAH! La persuasione di morire vi ucciderà!—. Omega si buttò in tempo per salvare Gladiatrex da una fiammata. Tarpea lanciò un sasso nel modo che le suggeriva il suo potere, e riuscì quasi ad abbattere l’illusione, ma fu colpita a tradimento da Electra, che si trovò ad affrontare Servio. —Cosa credi di fare, sgorbio incappuciato?— disse ridendo, mentre il drago si preparava a dare il colpo di grazia a Omega e Gladiatrex. Ma il Freak si lanciò con una delle due gambe meccaniche, rivelando la potenza di esse, e prese il braccio dell’avversaria, paralizzandola. —Aargh— urlò l’illusionista, ma prima che potesse scrollarsi di dosso Sevio, questo vide il bracciale elettronico e lo colpì, mandandolo in corto circuito. Il drago tornò ad essere quello che era: nient’altro che una banalissima immagine. —Maledetti! MA TORNERÒ!— e scomparve lanciando un qualcosa per terra.

La polizia iniziò a dare la caccia ad Ottavio, pur non sapendone i poteri (nel nastro registrato, erano stati nascosti), e la corona ferrea, ritrovata in un cassetto, fu rimessa al suo posto e custodita da membri del servizio segreto. Ascoltando il TG, Omega, che aveva avuto dei giorni stancanti, s’addormentò. all’improvviso percepì qualcosa e aprì gli occhi, e… —AARGH! GLADIATREX, LO SAI CHE HO LA FOBIA DI QUELLA MASCHERA PREISTORICA! Prima o poi mi farai venire un infarto—

FINE

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