Oggi si parla della mia storia narrativa, seguendo il consiglio di Daniele Imperi.

ALL’INIZIO
In realtà, il mio primo racconto risale a prima del blog, quando ero bambino, ma ormai s’è perso. Era una fan-fiction, la trama era in sé la copia spudorata del secondo film dei pokemon, il contesto l’avevo inventato almeno parzialmente, ma di base niente di che. In seguito, ispirandomi ad un gioco fatto ad Halloween (quando ancora questa festa non mi stava sulle scatole), creai un intero mondo, e ne scrissi la storia, un po’ inventando, un po’ copiando riprendendo il Signore degli Anelli (il film, il libro l’avrei letto poco dopo); feci pure una mappa che modificai costantemente, ma di fondo si mantenne la stessa. La versione più arcaica è simile a questa:
Si vede che ero un ragazzino, eh?
In seguito di mondi ne ho creati altri con tanto di mappe, ma i racconti su di essi rimasero sempre nella mia testa; nel frattempo, modificavo sia i mondi che i racconti.

I PRIMI RACCONTI DEL BLOG: L’ARMA IT E IL GENERE SUPEREROISTICO
Forse dovrei dire il primo racconto, visto che i primi 9 racconti del blog formano un unica storia.
In quel periodo, avevo iniziato da poco a leggere Capitan Novara (o meglio, quel che di lui si trova sulla rete) e mi lasciai contagiare dall’idea di super eroi italiani. Tuttavia, volli crearli particolari, e così nacquero i super-eroi dell’Arma It, il cui scopo resta lottare per il bene, ma non sono famosi per questo, anzi: devono temere l’emarginazione, e a volte arrivano a sentirsi vicini ad alcuni dei super-criminali che combattono.
Un altra cosa è la presenza di arti marziali italiane: le ho messe tutte. Forse le ridimensionerò un po’, ma resta il fatto che sono italiane; inoltre, ho realisticamente accettato che le arti marziali non rendono super-eroi: sono d’aiuto nel combattimento, ma non superpoteri.

NOVUNO: UN CONTENITORE IDEALE
Novuno è nata come città fantasy, ma nel tempo s’è arricchita. Il fatto è che essendo di base una città, posso inserirvi qualunque cosa: così, ai racconti fantasy s’è aggiunta un’intervista fittizia a contenuto filosofico-economico, un giallo-fantasy e un racconto in cui parlo di alcune caratteristiche di questo mondo immaginando una guida che parla ai lettori-visitatori.

ARENA POST-FUSIONE: FANTASY EFFETTIVO
I racconti di un gruppetto di amici in un mondo che ha appena subito la fusione dimensionale poteva essere post-apocalittico, invece l’ho reso un fantasy effettivo. Come nelle storie dell’Arma It e di Novuno, non ho avuto influenze consce. Purtroppo, non c’è molto da aggiungere.

GLI ULTIMI RACCONTI: FANTASCIENZA
Dopo aver visto Capitan Harlock, ho iniziato ad immaginare in modo fantascientifico, e ho pensato ad un epoca in cui gli uomini vivono nello spazio, su astronavi  in grado di viaggiare per il cosmo, e così sono nate le avventure di Vulpio e Lutea a bordo della Fulmine Nero. In questa epoca, c’è chi vuole tornare sulla terra, chi vuole aumentare il legame con lo spazio, e così via. Insomma, non manca nulla.

CONCLUSIONI
Di racconti realistici, ne ho fatti forse quattro, nessuno dei  quali uscito molto bene: il realistico non è un genere di mio gusto.
Voi cosa ne dite?

Originally posted on Bio penso:

I soldi non esistono nella città del futuro . Sono stati aboliti da tempo, finiti nella raccolta differenziata tra vecchi giornali, vetro e lattine.

L’antico sistema di compravendita esiste ancora ma si è evoluto col progresso della società.

Ogni cittadino possiede una carta magnetica – come le antiche carte di credito, per capirci. Qui ti viene accreditato lo stipendio, le vincite al gioco o altri guadagni, compresi eventuali bonifici a tuo favore. Viceversa puoi versare dei soldi, effettuare pagamenti e donazioni. Ogni acquisto, che sia di una casa come quello di una caramella, avviene tramite questa carta.
Niente più banconote, niente monete.

Con questo sistema, in una città del futuro è impossibile subire una rapina, perché ogni pagamento è controllato e necessariamente nominale. Anche dovendo subire il furto della carta, questa sarebbe inutilizzabile dai malintenzionati per vari motivi:

  • La carta è protetta da password e dopo il terzo errore si…

View original 298 altre parole

—Dottore, dica la verità—

—Signora Neri-Blanco, suo figlio soffre di Asperger, per questo non parla e non guarda gli altri negli occhi, oltre che starsene in disparte.—

—E cosa devo fare?—

—Non si preoccupi, abbiamo un’ottima psicologa a bordo: la signora Lime-Ycri—

 

Siamo nell’anno 194 dopo l’Astromigrazione, nell’astronave-città Fulmine Nero, sulla quale il dottor Archi prescrisse visite psicoterapeutiche per il piccolo Teofilo Neri-Blanco; di solito si comunicava con eventuali psicologi attraverso telecomunicatori, ma in presenza di psicologi a bordo ci si affidava a loro.

 

In un’altra stanza, gli ultimi arrivati da un astronave-collegio, i coniugi Lutea e Vulpio Pink-Rubri, litigavano: Vulpio accusava Lutea di essere un’imprudente, e che avrebbe finito col rompersi il collo; Lutea, dal canto suo, affermava di non volersene stare a guardare come il marito, arrivando ad accusar di vigliaccheria; sì, insomma, avete capito come andava. Argomento scatenante era stata la recente impresa di Lutea, che aveva riportato il professor Brown-Rossi nell’astronave da un viaggio nel tempo: Vulpio aveva definito tale azione come “Sindrome dell’Eroina”, Lutea aveva ribattuto che preferiva agire ed essere utile che starsene in panciolle come Vulpio, e il litigio in breve aveva preso corpo; le coppie litigano è un dato di fatto: siccome nessuno è del tutto uguale, è impossibile che ciò non accada. È interessante notare come in questi casi la memoria tenda ad aumentare di dimensioni, arrivando a prendere in considerazione fatti di anni prima. Se può consolare chi crede nelle coppie non litiganti, il litigio non fu sentito: le stanze nelle Astronavi-città sono acusticamente isolate.

 

Più tardi, il Capitano Ursico e il suo vice, Margherita Magenta-Rosi, con un Lutea ancora nervosa per il litigio appena avvenuto, vengono chiamati dal professor Grifo. Margherita, preoccupata, si mosse, ma venne fermata dal capitano con un:—Meglio che vada io: tu saresti troppo tesa—. Così, Margherita rimase sola con Lutea. Come capita spesso tra persone tese, le due donne iniziarono a raccontarsi quello che le rendeva nervose: Lutea raccontò il litigio con il marito nei minimi dettagli, Margherita raccontò del sogno del marito di trasferire gli uomini nello spazio fisicamente, e non attraverso astronavi, attraverso innesti biomeccanici.

 

Nel frattempo, Vulpio si confidava con il dottor Archi, il quale affermò:—Ragazzo, capisco che tu sia preoccupato per tua moglie e offeso per essere stato accusato da lei di codardia, ma devi lasciar passare; per la seconda, non pensarci nemmeno: se ne dicono di cose quando si è arrabbiati. Per la prima, be’, devi fidarti di lei—. Vulpio non disse nulla.

 

All’improvviso, suonò l’allarme: i bambini prese le strade mobili per il centro dell’astronave, gli adulti si mossero verso i corridoi, tutti si misero le tute spaziali d’emergenza. Fuori c’era un uomo con innesti strani che attaccava l’astronave prendendo energia dai raggi gamma sparsi nello spazio.

—Per fortuna l’astronave è resistente— commentò il capitano.

—Cos’è successo? Dov’è Lutea?— chiese Vulpio, non vedendo la moglie.

—È colpa mia, ma come potevo immaginare…— disse il professor Grifo Magenta-Rosi, ma venne interrotto da sua moglie Margherita, vice del capitano:—Non è il momento di recriminare!— e spiegò tutto: il professore aveva provato degli innesti sperimentali su di un uomo venuto sull’astronave quel giorno e pagato per questo; appena attivati, sotto gli occhi del capitano e del professore quell’uomo era impazzito. Lutea aveva provato a fermarlo, ma era rimasta ferita, e ora era in ospedale. Vulpio si arrabbiò, e se non fosse stato trattenuto dal capitano si sarebbe buttato addosso al professore. Intanto, il loro nemico continuava a colpire, e la Corazza a Campo dell’astronave non avrebbe retto ancora a lungo. Il capitano ordinò:—COLPITE QUELL’UOMO!— Vulpio furioso corse ai comandi, prese la mira e disintegrò il loro nemico.

 

Il giorno dopo, Lutea si risvegliò in ospedale; vicino a lei c’era suo marito che le teneva la mano, sfinito per essere rimasto lì tutta la notte. Sorrise dolcemente e pensò:«Amo quest’uomo»

 

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