Servio andò a controllare le medicine, nel caso fosse necessario prendere qualcosa, e Omega restò immerso nei ricordi… ricordi di quanto fosse spaventosa la realtà dell’essere umano.

La storia di Gladiatrex era la più dura nel guppo, ma anche Servio aveva sofferto molto: per le sue deformità, i genitori non l’avevano voluto, e per questo lo prese suo zio come cavia per i suoi esperimenti. «Credo che col tempo si sia affezionato al nipote… almeno, Servio racconta che alla prima prova della macchina del tempo sembrava preoccupato, ma all’inizio non era così». Certo è che lo zio si preoccupò dell’istruzione del ragazzo, che con 20 anni risultava essere il più giovane del gruppo, ma anche il più esperto sulla medicina; inoltre, le gambe meccaniche che riducevano i problemi legati alle deformità di Servio alle gambe erano proprio opera sua. Purtroppo, il giovane non poteva vivere fuori dal gruppo: dopo la morte dello zio, nessuno era disposto ad accettarlo.

Nemmeno a Tarpea era andata molto bene: lavorava come informatica, quando accettò di provare un prototipo di computer a batterie nucleari. L’incidente che seguì un difetto di fabbricazione non la uccise, ma le diede quel sesto senso a mille (o meglio, quella forma di visione delle conseguenze e della realtà) che la rendeva scomoda: a nessuno piace la realtà, e lei i accorgeva di essa sin troppo evidentemente. Per questo finì isolata da tutto e da tutti, finché non incrociò Littero.

Lui era stato un imprudente: trovato un anello magico, cercò di divulgare la scoperta, non pensando ad un semplice fatto: nessuno gli avrebbe creduto. Infatti, ora era ritenuto ufficialmente un folle, quando non un mistificatore. Fu il suo esempio a spingere la sorella Flora a non parlare a nessuno della sua spada magica.

Sapendo tutto questo, Omega a volte si chiedeva «Vale la pena sforzarsi tanto per la nostra società? Non sarebbe più giusto abbatterla?», ma qui ogni volta si ricordava suo padre, che gli diceva sempre “Noi non lottiamo per la società in cui viviamo per la sua bontà, ma perché a pagare sarebbero gli innocenti”.

L’INIZIO DELLA NUOVA AVVENTURA
Quando Tarpea trovò le informazioni necessarie, Omega raccolse il resto del gruppo.
La Corona Ferrea si trovava su una base in granito, sulla quale erano raffigurate altri sei reperti: un calice, una spada, una frusta, un cerchio con delle spine, una lancia e un panno bagnato; sotto ognuna di queste immagini c’era una scritta, indicante un luogo preciso.
—Da dove iniziamo?— chiese Gladiatrex.
—Direi da qui— disse Flora indicando il cerchio con le spine —mi sembra una ghirlanda—
—Una ghirlanda fatta con i rovi?— commentò Littero beffardo —Quale idiota sarebbe così malato—
Ma Omega rifletté:—Una ghirlanda… o una corona?—
Tutti si girarono, e compresero: parlava della corona di spine che secondo il vangelo i romani misero su Gesù Cristo per schernirlo.
—Credi che siano tutti oggetti collegati alla passione di Cristo?— chiese Servio.
—Se così fosse— commentò Flora —Il calice potrebbe essere il Santo Graal, e la lancia sarebbe la vera Sacra Lancia, e la spada la vera Spada di San Pietro—
—E la frusta?— chiese Littero —E il panno bagnato?—
—La frusta potrebbe essere stata usata per fustigare quel povero cristo— rispose Gladiatrex, compiacendosi del gioco di parole.
—E il panno bagnato— concluse Omega —forse è il panno con cui gli dettero da bere dell’aceto.—
—E i luoghi indicati allora sono i luoghi dove questi oggetti si trovano— decretò Littero.
Flora annuì.
—Sei luoghi, e noi siamo in sei— disse Omega
—Bene!— esclamò Gladiatrex —Decidiamo chi va dove, e speriamo di fare in tempo.—

FURTO NELLA NOTTE

Nel buio della notte, l’archeologo incaricato di fare la guardia a quanto ritrovato nella grotta (i fondi erano troppo scarsi per una guardia vera e propria) si beveva un caffè per rimanere sveglio. Non avrebbe voluto rimanere lì, ma l’importanza dell’ultimo ritrovamento era tale da fargli pesare meno la situazione; probabilmente non avrebbe avuto che delle briciole della fama (e dei soldi ad essa legati) dovuta a tale ritrovamento, ma chissà… «E poi, con tutta la fatica fatta, anche le briciole saranno bene accolte».

In quel preciso momento però, il freddo della notte venne sostituito da un gelo che pareva innaturale al nostro archeologo, che pure all’innaturale non credeva. «Che… che succede» pensò, colto da un attacco di panico. Si guardò intorno, e la vide: un armatura che si muoveva verso di lui. Pensò fosse uno scherzo, quindi si calmò e commentò:—Va bene ragazzi, mi avete spaventato, ora dite: chi c’è sotto quell’elmo?—. In tutta risposta, sentì una gelida risata nella sua testa, e tornò a preoccuparsi. —R-ragazzi— mormorò tremante —O-ora basta con gli scherzi—. Fu un attimo: il braccio si alzò e prima che l’archeologo di guardia potesse dire “Ah” lo colpì in testa con una forza terrificante, lasciandolo a terra morto. Lontano da lì, Omega X si svegliò di soprassalto.

UNO STRANO GRUPPO

Omega

L’ultimo discendente di Ugo Penati, scudiero italiano dell’ultimo gran maestro dei templari Jacques de Molay, si stava risvegliando decisamente male: tutta la notte aveva subito la stessa visione. «Sono impazzito, o è il signore a mandarmi un messaggio?». Aprì gli occhi e quasi stramazzò dalla paura! Poi si calmò e … —Gladiatrex, lo sai che ho una fobia per quella tua maschera da sciamana preistorica! E poi, da quando una donna entra nella stanza di un uomo di soppiatto!— —E dai— ridacchiò la donna in questione, apparentemente sui 20 anni, in realtà vecchia come le incisioni rupestri della sua Val Camonica —Non fare il serio! Rilassati— —Rilassarmi?!— replicò risentito Omega —Vorrei vedere se entrassi di soppiatto in camera tua vestito da gallo o da legionario romano!— Gladiatrex si incupì e si girò dall’altra parte. —Scusa— disse imbarazzato Omega —Ero arrabbiato… non volevo— L’antica sacerdotessa camuna fece capire con un gesto che non importava.

Gladiatrex

Ultima degli immortali del Neolitico Camuno, la sua vita era cambiata in peggio durante un attacco da parte di un villaggio dotato di armi in bronzo, laddove il suo era rimasto all’Età del Rame. Un immortale, per suicidarsi, deve farlo in un rito con altri immortali, ma lei venne catturata prima di concludere il rito, così non poté più uccidersi. Per molto tempo rimase rinchiusa in una capanna-cella, e torturata da chi l’aveva catturata e dai suoi discendenti, perché rivelasse i suoi segreti arcani, per secoli rimasti nelle mani degli immortali del Colle Sacro, oggi noto come Luine. Alla fine, venne venduta ai romani come schiava, e divenne una gladiatrice.

C’è l’idea che i gladiatori morissero spesso, ma in realtà i gladiatori venivano tenuti in via per via dei costi e dei tempi di addestramento. Lei vinse spesso, ma non venne mai liberata proprio perché per la sua immortalità era in grado di passare da una classe gladiatoria all’altra, e ai suoi padroni non interessava sapere da dove venisse la sua immortalità. Così dovette lottare finché i giochi gladiatori non vennero dichiarati fuori legge: dopo di allora venne liberata, e visse tranquilla occupandosi di cure tramite le erbe mediche fino al 1518, quando la caccia alle streghe in Val Camonica la obbligò a nascondersi grazie alle conoscenze del suo popolo. In seguito, fece vari lavori, tra cui la minatrice nel periodo in cui la Rivoluzione Industriale giunse in Italia, e in miniera imparò a combattere con il manico di piccone; non ebbe però una casa, finché non incontrò Omega X, che con lei formò il gruppo dell’Arma It.

Tornando ai giorni nostri, lei si rianimò quasi subito, essendo di carattere allegro e scherzoso, e ridacchiò:—Ehi, i templari non dovevano svegliarsi alle quattro di mattina, sogni strani o no? Svegliati dunque, che sono le otto e mezza—, quindi se ne andò di sotto.

Omega non si sorprese del fatto che Gladiatrex sapeva del suo sogno, ma ne era seccato:«Quante volte glielo devo ripetere di non guardare nel mio futuro?» Comunque, si cambiò e scese. Nello scendere volse uno sguardo al soggiorno e urlò:—TARPEA!—. Una ragazza di fronte al computer sobbalzò:—Ehilà, capo, dormito bene?—. Omega la guardò piuttosto male.

Tarpea

—Sbaglio, Tarpea, o ti avevo vietato di far fallire i captcha o rallentare i caricamenti?—

—Ma non lo stavo facendo—

—Non ho il tuo sesto senso a mille, ma credo tu mi stia mentendo—

—No, capo, cercavo solo notizie che potessero interessarci…—

—Mmh, per stavolta farò finta di crederci.— concluse Omega, ben conscio della natura ribelle dell’amica, e scese in Sala da Pranzo, dove s’imbattè in altri due membri del gruppo.

—Ciao Omega—

—Buongiorno.—

Flora e Littero Liberis, gemelli identici in tutto tranne che per il sesso, commentavano l’ultimo articolo.

—Che è successo?— chiese Omega, incuriosito.

—Un uomo è stato ucciso e un reperto molto importante è stato trafugato— spiegò Flora

—Bah, non credo che una seconda Corona Ferrea sia così importante.— commentò Littero.

Omega stette ad ascoltare più attentamente: la Corona Ferrea secondo la leggenda era stata costruita a partire da un chiodo della Croce di Cristo ed era un oggetto di enorme potere; ma nell’unica Corona Ferrea conosciuta fino ad allora il cerchio rivestito da placche d’oro era in argento, non in ferro. Certo, se il cerchio della Corona Ferrea trafugata era in ferro, e questo ferro poteva risalire all’età della crocifissione di Gesù Cristo…

I gemelli Flora e Littero Liberis

—L’uomo— continuò Flora seccata —è stati ucciso da un colpo in fronte, per la precisione un pugno con un Guanto d’Arme—

—Il guanto di un’armatura, dunque— riflettè Omega

—Potrebbe essere anche un tirapugni con degli spuntoni, i giornalisti tendono sempre ad esaltare tutto—

—Ma a volte non lo fanno a torto— replicò Flora.

—Basta— ordinò Omega —chiederò a Tarpea di controllare—

—Ma…— accennò Flora

—Sì, dovrò oltrepassare sistemi di sicurezza informatici, ma tanto grazie al suo superintuito può farlo senza rischiare di essere scoperta, e lo sa di poter solo guardare e non toccare.—

Flora sbuffò:—Prima o poi…—

—Sì sì, lo sappiamo— la prese in giro Littero —”sciagura, disgrazia, ecc… ecc…”—

Omega si tolse subito: tra moglie e marito non mettere dito, ma nemmeno tra fratello e sorella

Servio

Fuori incontrò il sesto membro del gruppo (così li abbiamo finiti tutti): Servio, basso e deforme, ma di buon cuore, dotato di una memoria tale da essere definibile super e con vaste conoscenze marziali e scientifiche, in seguito alla sua convivenza con uno zio scienziato che l’aveva fatto viaggiare nel tempo. Servio lo salutò:—Come va, capo?—

—Bene, Servio— sorrise Omega —Ho solo un problema con un certo sogno—

—Quale?— chiese Servio. Omega gli raccontò il sogno: una colomba nera che lottava con una colomba bianca; ad un certo punto, la colomba nera si portava al di sopra di quella bianca e la attaccava dall’alto, mettendolo in difficoltà, ma a quel punto una voce urlava:”Ricordati le tre stelle di Dante Alighieri”—

—Non saprei come interpretarlo— commentò Servio —Ma se è una visione, sicuramente si svelerà da sola— Omega annuì.

Eccomi di ritorno, anche se non gliene frega a nessuno :D.

SEGUIMI SU: Facebook – Pagina Facebook –Twitter – Google+ – Ask – BeePP

BLOG: Poesie di un Artognese – Storie e Personaggi – Ambiente Dacquatico– Qui Dacqu – Studistorie

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 26 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: