«Ah, la Sardegna» pensò Littero Liberis «La seconda isola più grande del mediterraneo; mari cristallini, coste stupende, entroterra meraviglioso… è un peccato non essere qui per turismo, ma per lavoro».

Nuraghe Succurronis

Le immagini sul famoso basamento erano chiare in questo caso: la Corona di Spine, l’oggetto che i soldati romani posero sul capo di Gesù Cristo per deriderlo, si trovava in un Nuraghe, le misteriose costruzioni che costellano l’isola; e non in un Nuraghe qualunque: sulla raffigurazione c’era scritto “Succurronis”, e il Nuraghe Succurronis si trova a Macomer.

In passato questa città era molto importante per via della sua posizione, in una zona obbligatoria per il passaggio dal nord al sud dell’isola. Il Nuraghe Succurronis è solo una delle tante testimonianze di abitanti nell’antichità.

—Ciao biondino, qual buon vento ti porta da me?— disse la ragazza con voce sensuale.
—Vede, signorina— rispose Littero —Avrei bisogno urgente di andare a Macomer—
—Perché a Macomer, occhi azzurri: qui potrei mostrarti qualcosa di più interessante— rispose la ragazza, carezzandogli la faccia.
—Ne sono sicuro— disse Littero, cominciando a pensare di non avere poi così tanta fretta —ma devo andarci per lavoro: sono un archeologo, e sono stato incaricato di studiare il Nuraghe Succurronis velocemente— in fondo era la verità: non era necessario aggiungere che lo studio in questione riguardava un oggetto probabilmente dotato di poteri da difendere da un’organizzazione malvagia.
—Come è eccitante. Peccato, comunque. Be’, devi andare da quella parte. Magari, una volta finito, puoi venirmi a trovare: questo è il mio indirizzo. Il mio nome è Bella—. Littero prese il foglietto e salutò, pensando che il suo lavoro in fondo presentava dei risvolti piacevoli.

DUELLO DAVANTI AL NURAGHE
Si guardò intorno. C’erano solo l’erba e i sassi: nessun pericolo di essere scoperto, quindi. S’avvicinò al Nuraghe e… —Aspetta, non avere fretta: c’è il carcere che t’aspetta!— disse Littero, smettendo di essere invisibile.
—E tu chi saresti?— rispose la figura, rivelandosi un uomo.
—Non hai sentito la pessima rima che ti ho fatto? Sono quello che ti sbatterà in carcere.— rispose Littero beffardo.
—Sentimi bene, chiunque tu sia— rispose il tipo —se volevi rogne le hai trovate.— Littero mancò per un poco un manganello. —Ah, sei un poliziotto— disse, un po’ imbarazzato —non me n’ero accort…— ma qui si fermò, vedendo il teschio sulla bandiera italiana disegnata sulla divisa del “poliziotto”, che rise.
—Ero un poliziotto— disse l’avversario —ma un giorno il mio manganello fui colpito da un fulmine. Sopravvissi, ma il mio volto rimase deturpato.— qui il suo volto venne illuminato dalla luna, e Littero notò che era coperto da una maschera di cuoio —A causa di questo aspetto iniziai ad essere evitato. Quindi la gente cominciò a considerarmi un portasfortuna, venni licenziato e mandato via da tutti— Littero, anche lui emarginato, non poté fare a meno di sentirsi vicino a lui. —Ma ora— continuò l’ex poliziotto —questa società di pregiudizi la pagherà! FULMINE BLU AVRÀ LA SUA VENDETTA!— Sul suo manganello apparvero delle punte pericolose, e attaccò Littero.Littero, per scappare, si trasformò in falco. Ma Fulmine Blu era veramente velocissimo e agilissimo: fece un salto incredibile verso il nostro eroe, riuscendo a sfiorarlo con una della punte. Littero crollò a Terra sanguinante, e diventò invisibile. Fulmine Blu si fermò e sembrò concentrarsi; Littero ebbe una sgradevole sensazione:«vuoi vedere che questo c’ha un radar incorporato o un sesto senso come quello di Tarpea?» Fece appena in tempo a pensarlo: Fulmine Blu fece partire un colpo contro di lui e mancò poco che lo uccidesse. Littero nell’evitare l’avversario inciampò e cadde a terra, senza altre idee. —Altro da dire, mister?— Littero non parlò: stava ancora cercando di pensare a come cavarsela (cosa difficile quando si è ad un passo dalla morte). —MUORI!!!— urlò Fumine Blu, e fece partire un altro colpo con il suo manganello potenziato. Ma in quel momento, Littero trovò un’idea disperata: si trasformò in talpa, e velocissimo scavò una buca nel terreno. —COSA?!—. Prima che l’avversario si riprendesse, Littero si trasformò in lupo, uscendo all’improvviso dalla terra sotto Fulmine Blu; lo fece così cadere e li mise una zampa addosso, con le zanne vicine alla gola. —Va bene, hai vinto— sussurrò l’avversario —ma hai vinto solo una battaglia… la guerra la vinceremo noi!—. Quindi toccò l’orologio e scomparve.—Ciao, bello.— disse Bella in tono rassegnato mentre veniva portata via dalla polizia per spaccio di droga —Temo che non potremo vederci per un po’—. «Che fortuna» pensò Littero sarcastico.

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amazzonia

Prima o poi moriremo tutti/e, non c’è dubbio, ma è comprensibile ed auspicabile che noi si operi al meglio delle nostre capacità per vivere a lungo e in buona salute. Il punto è: ci stiamo preoccupando delle cose giuste, a questo proposito? Pensate che il pericolo maggiore per voi sia…

L’EBOLA?

Se vivete in Guinea, Liberia o Sierra Leone, sì, dovreste prendere ogni precauzione e usare equipaggiamento protettivo se entrate di frequente in contatto con persone affette dal virus (se per esempio siete un’infermiera, una medica o una volontaria in quei paesi). Anche se la situazione nell’Africa occidentale dovesse peggiorare, è assai improbabile che un’epidemia di Ebola si diffonda in Italia. La percentuale di minaccia alla vostra vita posta dal suddetto virus, in questo momento, è praticamente uguale a zero e nello scenario del peggioramento diventerà al massimo uno zero virgola qualcosa.

L’ISIS (o IS)?

Hanno un sacco di soldi…

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Posizione della Val Camonica in Lombardia

Val Camonica, nel Nord della provincia di Brescia. Terra antica, dove si trova la più grande concentrazione di incisioni rupestri d’Europa, forse del mondo. Incisioni che ci raccontano 10 000 anni di storia circa. E in questa valle, ci ritroviamo Flora de’ Liberis, membro dell’Arma It. Aveva ancora studiato le misteriose incisioni rupestri, e qualcosa della valle ricordava ancora.

Era stato difficile capire il luogo dove si trovava la frusta con cui Cristo venne fustigato: il basamento riportava due scritte, una riportava “Artonie”, l’altra “Castiglia”, seguita da una N che indicava probabilmente il nord. Artogne era un paese della Val Camonica, e nulla c’entrava con la Castiglia, antico stato iberico. Aveva scelto di visitare prima Artogne per una questione di vicinanza geografica, e sperava di capirci qualcosa.

Salì alla scalinata della parrocchiale del paese e guardò il panorama. All’improvviso suonarono le campane, e la gente uscì: era appena finita la messa. Si girò verso la chiesa, e il suo sguardo si fermò sui boschi intorno al paese. «Se ricordo bene, si tratta per lo più di castagneti… aspetta, castagneto in latino si dice Castiglia» Si alzò in piedi e capì: la frusta era nascosta nell’insieme dei castagneti della zona. Iniziò a correre, disinteressandosi della gente che la guardava: anche se la spada la rendeva più veloce del normale, doveva trovarsi nella zona dei castagneti quando il nemico sarebbe apparso.
«Per fortuna» pensò «la strada verso i castagneti settentrionali è una sola».

TRA I CASTAGNETI
Pur non sapendo di preciso dove si trovasse, non si preoccupò:oltre ad essere indistruttibile e in grado di agire autonomamente per difenderla, la sua spada poteva trovare i nemici e gli oggetti che cercava. Infatti, non le ci volle molto per trovare un pezzo di corda rimasto nel terreno, ma non decomposto «La frusta! Bene, l’ho trovata. E’ stato facile: Omega e Gladiatrex si preoccupano troppo» Fece appena in tempo a pensarlo che una donna mai vista si parò tra lei e la frusta. —Fuori dai piedi: questa frusta è mia—. «Ma anche no» pensò Flora, un po’ seccata che le cose non fossero facili. —Senti, tu mostrami un documento di possesso e io te la lascio, ok?— disse, pensando «Che idea stupida ho avuto: speriamo le faccia perdere tempo.» Qualcosa in effetti la nuova avversaria la perse, ma non tempo: la pazienza. —Non ho tempo da perdere con queste idiozie— urlò, e attaccò Flora sputando fuoco. Flora fu tanto sorpresa da parare il colpo con la spada appena in tempo.L’avversaria sputafuoco rise, mentre Flora rimase stupita, quasi cadde dallo shock. —Ahahahah— continuò la perfida —Sorpresa? Gli antichi poteri sorprendono sempre—
—Antichi?—
—Molto. Antichi alchimisti, nelle loro vana ricerca della pietra filosofale, scoprirono una particolare sostanza chimica che dava a chi la assumeva i poteri attribuiti ai draghi: forza, resistenza, saggezza, fuoco, ipnosi e… volo— Detto questo, due enormi ali membranose spuntarono sulla schiena della super-cattiva, e lei volò sopra Flora, che ancora dovette pararsi dietro la spada magica per evitare le fiamme. —Io sono Dragonaria— urlò la potente super-cattiva —E mi vendicherò di questa società, che ha lasciato liberi gli assassini di mio marito solo perché ricchi!—. «E che posso farci io?» si diceva terrorizzataFlora.
—TU MORIRAI!— —E calmati, che non riesco a pensare così— urlò Flora, poco prima di essere quasi colpita da un’ala dell’avversaria «Meno male che la spada mi protegge, altrimenti mi avrebbe uccisa!». Quindi, iniziò a difendersi dalle fiamme con maggior attenzione, aspettando il momento giusto per attaccare. —E’ inutile— sghignazzò Dragonaria —perché ho più di un’arma! Vediamo se sopravvivi anche al magma— E, ridendo, sputò ancora fuoco sul terreno circostante la nostra eroina. Allora Flora si vide fritta (anzi, arrosto); era disperata, non riusciva a trovare una via d’uscita. Pianse, come davanti al funerale del padre e a quello della madre. Ma proprio in quel momento, guardò verso la frusta del flagellatore di Gesù, ed ebbe un’idea. Proteggendosi con la spada, raggiunse la frusta e a estrasse dal terreno; la frusta si lasciò estrarre, come se percepisse le buone intenzioni dell’archeologa, e Dragonaria rimase stupita dalla velocità degli eventi; quindi, Flora la colpì con una frustata prima che reagisse. —Aargh!— urlò la donna-drago duramente colpita  —Non posso rischiare di distruggere la frusta, ma un giorno me la pagherai!—.

Il sole sorse sul Pizzo Badile, sulla nuova primavera. Flora aveva dovuto guidare di notte, ma era contenta: l’alba che sorgeva prima sul fianco della montagna e poi in cima ad essa, preceduta per di più dall’ombra della montagna stessa proiettata direttamente nel cielo, era uno spettacolo unico al mondo. E quella sera, sulla Concarena, il sole sarebbe tramontato due volte, originando un fascio di luce dal centro della montagna alle Foppe di Nadro, dove lei avrebbe nascosto per sempre la frusta. «Non so se Gladiatrex ha ragione nell’affermare i poteri delle incisioni, ma certo le energie mistiche e magiche ci sono, o i nostri poteri non esisterebbero. Inoltre, quel posto tra una piana e l’altra è una grande foresta: mi basterà buttare la frusta tra le radici di un albero in uno strapiombo perché nessuno la trovi più… ed è bene così»

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