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amazzonia

Prima o poi moriremo tutti/e, non c’è dubbio, ma è comprensibile ed auspicabile che noi si operi al meglio delle nostre capacità per vivere a lungo e in buona salute. Il punto è: ci stiamo preoccupando delle cose giuste, a questo proposito? Pensate che il pericolo maggiore per voi sia…

L’EBOLA?

Se vivete in Guinea, Liberia o Sierra Leone, sì, dovreste prendere ogni precauzione e usare equipaggiamento protettivo se entrate di frequente in contatto con persone affette dal virus (se per esempio siete un’infermiera, una medica o una volontaria in quei paesi). Anche se la situazione nell’Africa occidentale dovesse peggiorare, è assai improbabile che un’epidemia di Ebola si diffonda in Italia. La percentuale di minaccia alla vostra vita posta dal suddetto virus, in questo momento, è praticamente uguale a zero e nello scenario del peggioramento diventerà al massimo uno zero virgola qualcosa.

L’ISIS (o IS)?

Hanno un sacco di soldi…

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Posizione della Val Camonica in Lombardia

Val Camonica, nel Nord della provincia di Brescia. Terra antica, dove si trova la più grande concentrazione di incisioni rupestri d’Europa, forse del mondo. Incisioni che ci raccontano 10 000 anni di storia circa. E in questa valle, ci ritroviamo Flora de’ Liberis, membro dell’Arma It. Aveva ancora studiato le misteriose incisioni rupestri, e qualcosa della valle ricordava ancora.

Era stato difficile capire il luogo dove si trovava la frusta con cui Cristo venne fustigato: il basamento riportava due scritte, una riportava “Artonie”, l’altra “Castiglia”, seguita da una N che indicava probabilmente il nord. Artogne era un paese della Val Camonica, e nulla c’entrava con la Castiglia, antico stato iberico. Aveva scelto di visitare prima Artogne per una questione di vicinanza geografica, e sperava di capirci qualcosa.

Salì alla scalinata della parrocchiale del paese e guardò il panorama. All’improvviso suonarono le campane, e la gente uscì: era appena finita la messa. Si girò verso la chiesa, e il suo sguardo si fermò sui boschi intorno al paese. «Se ricordo bene, si tratta per lo più di castagneti… aspetta, castagneto in latino si dice Castiglia» Si alzò in piedi e capì: la frusta era nascosta nell’insieme dei castagneti della zona. Iniziò a correre, disinteressandosi della gente che la guardava: anche se la spada la rendeva più veloce del normale, doveva trovarsi nella zona dei castagneti quando il nemico sarebbe apparso.
«Per fortuna» pensò «la strada verso i castagneti settentrionali è una sola».

TRA I CASTAGNETI
Pur non sapendo di preciso dove si trovasse, non si preoccupò:oltre ad essere indistruttibile e in grado di agire autonomamente per difenderla, la sua spada poteva trovare i nemici e gli oggetti che cercava. Infatti, non le ci volle molto per trovare un pezzo di corda rimasto nel terreno, ma non decomposto «La frusta! Bene, l’ho trovata. E’ stato facile: Omega e Gladiatrex si preoccupano troppo» Fece appena in tempo a pensarlo che una donna mai vista si parò tra lei e la frusta. —Fuori dai piedi: questa frusta è mia—. «Ma anche no» pensò Flora, un po’ seccata che le cose non fossero facili. —Senti, tu mostrami un documento di possesso e io te la lascio, ok?— disse, pensando «Che idea stupida ho avuto: speriamo le faccia perdere tempo.» Qualcosa in effetti la nuova avversaria la perse, ma non tempo: la pazienza. —Non ho tempo da perdere con queste idiozie— urlò, e attaccò Flora sputando fuoco. Flora fu tanto sorpresa da parare il colpo con la spada appena in tempo.L’avversaria sputafuoco rise, mentre Flora rimase stupita, quasi cadde dallo shock. —Ahahahah— continuò la perfida —Sorpresa? Gli antichi poteri sorprendono sempre—
—Antichi?—
—Molto. Antichi alchimisti, nelle loro vana ricerca della pietra filosofale, scoprirono una particolare sostanza chimica che dava a chi la assumeva i poteri attribuiti ai draghi: forza, resistenza, saggezza, fuoco, ipnosi e… volo— Detto questo, due enormi ali membranose spuntarono sulla schiena della super-cattiva, e lei volò sopra Flora, che ancora dovette pararsi dietro la spada magica per evitare le fiamme. —Io sono Dragonaria— urlò la potente super-cattiva —E mi vendicherò di questa società, che ha lasciato liberi gli assassini di mio marito solo perché ricchi!—. «E che posso farci io?» si diceva terrorizzataFlora.
—TU MORIRAI!— —E calmati, che non riesco a pensare così— urlò Flora, poco prima di essere quasi colpita da un’ala dell’avversaria «Meno male che la spada mi protegge, altrimenti mi avrebbe uccisa!». Quindi, iniziò a difendersi dalle fiamme con maggior attenzione, aspettando il momento giusto per attaccare. —E’ inutile— sghignazzò Dragonaria —perché ho più di un’arma! Vediamo se sopravvivi anche al magma— E, ridendo, sputò ancora fuoco sul terreno circostante la nostra eroina. Allora Flora si vide fritta (anzi, arrosto); era disperata, non riusciva a trovare una via d’uscita. Pianse, come davanti al funerale del padre e a quello della madre. Ma proprio in quel momento, guardò verso la frusta del flagellatore di Gesù, ed ebbe un’idea. Proteggendosi con la spada, raggiunse la frusta e a estrasse dal terreno; la frusta si lasciò estrarre, come se percepisse le buone intenzioni dell’archeologa, e Dragonaria rimase stupita dalla velocità degli eventi; quindi, Flora la colpì con una frustata prima che reagisse. —Aargh!— urlò la donna-drago duramente colpita  —Non posso rischiare di distruggere la frusta, ma un giorno me la pagherai!—.

Il sole sorse sul Pizzo Badile, sulla nuova primavera. Flora aveva dovuto guidare di notte, ma era contenta: l’alba che sorgeva prima sul fianco della montagna e poi in cima ad essa, preceduta per di più dall’ombra della montagna stessa proiettata direttamente nel cielo, era uno spettacolo unico al mondo. E quella sera, sulla Concarena, il sole sarebbe tramontato due volte, originando un fascio di luce dal centro della montagna alle Foppe di Nadro, dove lei avrebbe nascosto per sempre la frusta. «Non so se Gladiatrex ha ragione nell’affermare i poteri delle incisioni, ma certo le energie mistiche e magiche ci sono, o i nostri poteri non esisterebbero. Inoltre, quel posto tra una piana e l’altra è una grande foresta: mi basterà buttare la frusta tra le radici di un albero in uno strapiombo perché nessuno la trovi più… ed è bene così»

Gladiatrex guardò avanti. Era a Roma, un tempo caput mundi (“signora del mondo”), ora capitale d’Italia, centro della Chiesa Cattolica e una delle città più belle e amate al mondo. Verso i Romani antichi, Gladiatrex aveva sempre avuto un misto di disprezzo e ammirazione; il primo le derivava in quanto schiavizzata e usata per giochi violenti (anche se meno di quanto si pensi) come una cosa; il secondo dal vedere cosa essi avevano saputo fare: uno dei più grandi e longevi imperi mai esistiti, un esercito quasi invincibile, incredibili opere d’ingegneria, pari quando non superiori a quelli moderni, e molte altre cose; Roma, anche grazie all’eredità dei greci, era all’avanguardia in tutte le scienze dell’epoca.

Entrò nel Colosseo, di cui aveva ricordi belli e brutti; brutti, perché lì era stata una schiava gladiatrice, arrivando a uccidere un condannato a morte solo perché cristiano durante una delle grandi persecuzioni; belli, perché lì aveva incontrato Omega. Sin da subito lei aveva visto in lui qualcosa di particolare, e lui in lei: era stato l’incontro più bello della sua vita. Non avrebbe mai dimenticato quando i suoi occhi verdi incrociarono quelli azzurri del cattolico, né come lui era riuscito a capire la sua vera natura. Il loro rapporto non fu mai minato dalle loro differenze religiose, e nemmeno l’amore della camuna per gli scherzi seccava così tanto Omega, anche se spesso si lamentava (“mi farai venire un infarto” era ormai una sua frase tipica); i due non avrebbero saputo fare a meno l’uno dell’altra: il loro era un legame davvero a prova di tutto.
Ma non era lì per i ricordi: in base al basamento della corona, uno degli oggetti della serie presa di mira era la Spada di San Pietro, e si trovava a Roma, nelle sabbie sotto l’arena del Colosseo. Inoltre, quella mattina Omega aveva avvertito tutti: “Ho controllato la torta: le decorazioni sono eccessive, e manca ancora la parte principale”. Questa frase banale era in realtà un codice: voleva dire “stavolta ho vinto, ma c’è un’intera organizzazione dietro, e non ne conosco il capo”. Intanto che pensava, s’era fatto buio. «Bene» pensò «Ora, potrei trovare la spada e usarla contro il cattivo di turno; invece, mi limiterò con più calma ad aspettare il suo arrivo per bloccarlo prima che trovi il gladio». Lei non lo sapeva, ma sarebbe stato molto più difficile di quanto pensava.

Gladiatrex si nascose (anche attraverso le sue doti magiche) tra le tribune del Colosseo, e aspettò prima che fossero passati i servizi per la pulizia, e poi che arrivasse l’avversario di turno. Quando ormai stava per addormentarsi, vide qualcuno muoversi nelle ombre; si preparò ad agire. —Ehilà, bella serata, eh?— disse con la sua voce scherzosa, comparendo dalle tribune. —E tu chi sei?— chiese il qualcuno, con voce femminile. —Be’, di certo non sono un tiramisù, quindi potrei essere un tiramigiù!— rispose Gladiatrex, ridacchiando della sua battuta —scherzi a parte, sono colei che ti ffarà finire in carcere—. —Spiritosa, eh?— commentò la donna, con voce minacciosa —Ora vediamo quanto scherzerai fra poco—.
Prima di poter sparare un’altra delle sue battute, sentì uno strano odore… —Ah, mi vuoi morta per puzza!— rise. Ma poi vide qualcuno che non pensava di vedere, e il suo viso si raggelò…
—Ciao, gladiatrice, ti ricordi di me?—. Tremando, Gladiatrex disse:— Tu sei… quel cristiano che mi fecero uccidere!—.

Le armi usate in questo scontro: sopra la Sica e sotto lo Scutum

—Esatto.— fu la risposta —E nonostante il passamontagna e i vestiti diversi, ti riconosco perfettamente—.
—Cosa vuoi?— chiese Gladiatrex, temendo la risposta
—Una cosa sola— rispose l’avversario, che si rivelò travestito da gladiatore trace senza elmo —la VENDETTA—
La attaccò. Gladiatrex si difese con lo scudo (precisamente uno scutum romano), l’unica arma che aveva, ma la situazione era disperata: stavolta lui non era bendato, e lei non se la sentiva di combattere, ricordando il motivo per cui l’aveva ucciso.

—Dispiaciuta?— chiese il suo avversario, colpendo ripetutamente lo Scutum di Gladiatrex con la sua Sica —Io no: LA PAGHERAI—. Gladiatrex stavolta pianse, e si sentì spacciata. Rivide la sua vita: lo zio stregone che le insegnava tutti i trucchi del mestiere, i guerrieri che la imprigionavano, l’impresario romano che la trasformava in gladiatrice di varie classi, la caccia alle streghe subita, e l’incontro con Omega. Ma nel rivederla, si accorse che molte cose non combaciavano: prima di tutto, il suo avversario stava parlando in italiano, non in latino; poi, i primi cristiani erano molto più attenti agli ideali di non violenza (compreso il non vendicarsi) portati avanti da Gesù Cristo; infine, l’avversario non usava la sica in maniera corretta: quest’arma, da lei particolarmente temuta, era una spada con una lama ricurva, da usare per penetrare oltre elmi e scudi, mentre l’avversario (che avrebbe dovuto saperlo) la usava per colpire ripetutamente lo scudo. A questo punto capì: l’odore che aveva sentito era di un allucinogeno, lanciato dalla sua vera nemica. «Allora è chiaro cosa devo fare» Il suo scudo, dietro, aveva alcune incisioni per i riti di emergenza, tra cui quello per eliminare gli effetti di sostanze varie: lei pronunciò alcune parole nella sua lingua madre, e l’allucinogeno smise di avere effetto.

—I miei complimenti— disse la sua nemica —ma è troppo tardi: ormai la Spada di S. Pietro è MIA!— e alzò la mano in cui, trionfante, teneva l’arma. Gladiatrex cercò di prendere tempo:—Chi sei?—. —Mio padre abbandonò mia madre, e lei mi rifiutò alla nascita, lasciandomi in un bidone della spazzatura. Lì venni ritrovata dagli Incubus—. Gladiatrex tremò: gli Incubus sono folletti che si nutrono di incubi, che fanno venire loro stessi. —Essi mi insegnarono a usare le erbe per causare incubi e fare molte altre cose, e attraverso di esse mi sono rinforzata molto, assumendo grandi poteri. Intanto io sono cresciuta con un solo desiderio: VENDICARMI!— la donna strinse i pugni, piangendo dalla rabbia —Se questa società fosse meno maschilista, mio padre avrebbe accettato le sue responsabilità, e mia madre forse non mi avrebbe abbandonata. IO SONO STRIXA, E TU MORIRAI—. Gladiatrex rise. —Cosa?— esclamò Strixa, presa alla sprovvista —Ridi? Ti voglio uccidere e tu ridi?—
—E’ che il tuo nome è proprio ridicolo! Strixa… AHAHAHAHAH—.
Strixa non apprezzò le sue risate, e la attaccò.Ma Gladiatrex, pur essendo indubbiamente una buffona, era molto più sveglia di quanto desse a vedere, e usando lo scudo romano (la cui cinghia veniva impugnata, non imbracciata) come un tirapugni, la anticipò con un pugno che la fece incespicare. Subito Gladiatrex cercò di disarmarla, ma ritirò la mano subito: il guanto con cui Strixa teneva la spada era cosparso di sostanze fortemente urticanti. Strixa lanciò una strana sostanza, colpendo Gladiatrex in faccia; l’immortale camuna si sentì stordita e indebolita. Ghignando, Strixa preparò un fendente, ma Gladiatrex alzò lo scudo all’improvviso, colpendole lo stomaco con il bordo; il colpo fu molto potente, tanto da far cadere la Spada di S. Pietro; Gladiatrex la raccolse prima che l’avversaria si riprendesse. —Maledetta— urlò Strixa —Un giorno la pagherai!— E, lanciò una sostanza fumogena. Gladiatrex si preparò ad un attacco a sorpresa, ma la sua avversaria invece uso il fumo per scappare.Gladiatrex sorrise e se ne andò. Era l’alba, e lei pensava soprattutto a dormire. «E poi» pensò «troverò un nuovo nascondiglio per la spada»

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